Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella - Prima parte

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Straordinaria in tutti i suoi ambienti. È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella che si estende su una superficie di circa 3000 mq dove si incontrano la strada comunale e il sentiero vicinale che porta in centro al paese. Il progetto è di farne un parco archeologico e nel frattempo il lavoro è in itinere in attesa di un finanziamento in corso di approvazione dal Ministero della Cultura e di una campagna di crowfunding lanciata dall’associazione Adige Nostro. La prima parte degli scavi è stata finanziata da Bim Adige.

 

Le nuove scoperte rimandano al IV secolo d.C. e tra queste spiccano due volti mosaicati, forse sono i proprietari dell’antico podere. Il primo è di un uomo raffigurato con una folta barba grigia e lunghi capelli ma rimane irriconoscibile per i danni causati dal tempo, il secondo è di una donna perfettamente conservato, appare sorridente con una bella acconciatura e vari gioielli.

 

Accanto alle sale mosaicate (il peristilium e alcuni locali della zona residenziale) ci sono altri ambienti che ripercorrono le attività della Villa Romana. Si riconoscono una struttura per spremere le uve (calcatorium), un’ampia area lastricata che, con molta probabilità, serviva alla vendita del vino e una zona termale che appare più un impianto aperto anche al pubblico.

 

Due tombe di epoca longobarda datate tra il VI e il VII secolo (una plurima e l’altra con una donna) scrivono una pagina successiva della frequentazione dell’area. Nella femminile sono stati rinvenuti bracciali in bronzo e in ferro.

 

La Villa era stata parzialmente scavata nel 1922 da Tina Campanile e nel 1975 riemerse un’altra porzione a seguito di uno scavo per una nuova abitazione. Nel 2017 sono state avviate le nuove indagini archeologiche su iniziativa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. Lo scavo accoglie anche studenti universitari e restauratori dell’Università di Verona, dell’Università di Ferrara, dell’Università di Milano, dell’Accademia Belle Arti di Verona e della sede di Mantova del Politecnico di Milano.

Marco Cerpelloni

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