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La bottega di Ridanio Menini

di Marco Cerpelloni
La bottega di Ridanio Menini

Entrare nello studio di un pittore significa scoprire quel luogo dedito all’arte che raccoglie gli strumenti del mestiere e dà spazio alla creatività. È un ambiente che suscita curiosità e suggestioni, perché è il luogo dove nasce la maggior parte delle sue opere. Ad aprire le porte del suo atelier è Ridanio Menini, classe 1948, allievo di Domenico Zangrandi. La sua bottega si trova in piazzetta San Valentino, dietro al vecchio municipio di Quinzano ora sede della seconda circoscrizione.

Al piano terra è ospitata l’esposizione e al superiore lo studio che raccoglie l’intima natura dell’artista. Superata la soglia dell’ingresso si entra all’istante nella vita di Ridanio dove impera l’ocra. «Un colore che metto un po’ dappertutto», rivela. «Mi piacciono molto i toni caldi e uso poco l’azzurro. Quasi solo per il cielo». Una simpatia che si capisce guardandosi attorno, perché l’ocra domina in quasi tutti i suoi quadri. È anche una tonalità che si lega molto alla città di Verona e il ricordo va alla terra gialla che un tempo era estratta dalle miniere delle Torricelle.

I quadri di Ridanio raccontano le piccole storie che lo circondano. Sono le immagini del mondo vissuto e talvolta diventano fedeli riproduzioni simili a fotografie. «Dipingo quello che vedo quando cammino», dice. «Occorre essere curiosi per raccontare gli angoli rustici, gli alberi, le nature morte, le composizioni di oggetti. E in particolare le cose di una volta, quelle che stanno nelle case e che sanno colpirmi per il loro sapore di antico».

«La differenza tra un quadro e un altro oggetto di arredo sta nella sua vivacità», confida. «Forse questo è il segreto del perché in ogni casa ci dovrebbe essere un dipinto». Come dire che i quadri donano un tocco di personalità. Sicuramente di colore all’interno di una stanza e non vi è dubbio che i dipinti descrivono un ambiente con le loro dimensioni, la propria geometria, lo stile e le tonalità. «Rappresentano anche un qualcosa di proprio di chi li ha creati e quando “ci lasciano” c’è un distacco emotivo», aggiunge Ridanio. «Un dipinto può essere anche molto intimo, perché in ogni quadro c’è un qualcosa di te. Quando viene acquistato è una grande soddisfazione, perché c’è chi mette un qualcosa di proprio, del denaro, per una cosa tua. La scelta di questo qualcosa di tuo che acquista valore ripaga il suo allontanamento».

Ridanio inizia a dipingere negli anni Sessanta dello scorso secolo. Per chi vuole cimentarsi nella pittura, il suo consiglio è di «avvicinarsi con cautela» iniziando a dipingere «piccoli soggetti che devono essere amati e conosciuti». Alla base di ogni lavoro c’è uno studio. «Occorre saper osservare e comprenderne il carattere», continua. «Non nasce nulla in poco tempo, tanto meno un capolavoro. Servono tempo per ogni opera e molto allenamento».

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