Vanitas & Curiosity di Raffaello Bassotto

Vanitas & Curiosity di Raffaello Bassotto

Vanitas & Curiosity di Raffaello Bassotto è una personale ospitata nella Galleria Quasi Fotografo (via Carducci, 29) dal 1 aprile al 7 maggio 2022 che riunisce una decina di progetti: sono esposti con le fotografie documenti, libri e qualche oggetto. Curata da Nshot Academy, il percorso è una sorta di moderna wunderkammer, una camera delle meraviglie o delle curiosità.

In una società dove l’immagine è al centro lo strumento che Bassotto utilizza oggi quasi esclusivamente è il telefono, perché «permette di fotografare in qualsiasi situazione». Poi, offre la possibilità di «comunicare in pochi secondi con centinaia di persone». Quando si vuole fotografare il suo consiglio è di utilizzare «lo strumento che serve in quel momento» e ricorda che la fotografia nasce ancora prima di scattare: la ripresa è solo il passo successivo, quello che fissa l’immagine.

É l’osservazione il punto di partenza che definisce il buon risultato o meno di uno scatto. «La fotografia descrive la realtà, ma anche le cose che non si vedono passando per strada o di un oggetto». Una sua istantanea che può riassumere questo pensiero ritrae l’interno di una fabbrica di campane che un tempo si trovava nel quartiere di Veronetta, oggi scomparsa. È uno scatto che Bassotto definisce «simbolico», perché è «un insieme di oggetti in lavorazione e finiti». L’immagine è parte di un lavoro che si rivolge agli oggetti e indaga sulla loro vita segreta. È il racconto fotografico che ricostruisce «il cosa c’è dietro». «Possono essere un martello oppure una scatola rotta con l’intento di restituirne l’uso e la vita che hanno vissuto».

Tra i temi lungo il percorso espositivo c’è quello dedicato all’archeologia industriale: «Un lavoro realizzato in bianco e nero con la funzione di documentare quanto stava sparendo». È questa l’idea che sta alla base di un filone di immagini che ricordano la città di Verona e la sua evoluzione negli ultimi cinquant’anni.

Ancora immagini di oggetti rinvenuti sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, del tardo rinascimentale Giardino Giusti, delle sale del Museo di Storia Naturale, delle Reliquie della Chiesa di Santa Maria del Paradiso completano la trasposizione di parte dell’archivio Bassotto.

Marco Cerpelloni

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