Io sono... la chiesa di San Rocco si racconta (Seconda parte)

Io sono... la chiesa di San Rocco si racconta (Seconda parte)

Il viaggio nella storia di San Rocco prosegue con la seconda parte del documentario diretto da Mauro Vittorio Quattrina, «Io sono… la chiesa di San Rocco si racconta» del 2020. Il docufilm rilegge il manoscritto di fine Ottocento di don Antonio Pighi. A interpretare il terziario francescano è l’attore Stefano Paiusco. La direzione della fotografia è di Giuseppe de Berti, le scenografie di Angiolino Bellè, che veste pure i panni del Santo di Montpellier.

 

Promosso dall’Associazione Cultura Storia Viva no profit, presieduta da Grazia Pacella, il documentario nasce da un’idea condivisa con lo Studio Il Volo, il Comitato San Rocco, la Parrocchia di Quinzano e gode del patrocinio della Seconda circoscrizione.

 

Il santuario si trova nel territorio del quartiere di Quinzano ed è stato eretto nell’anno 844 e con molta probabilità, in origine era dedicato a sant’Alessandro: infatti, la chiesa sorge sul luogo dove un tempo vi era l’oratorio dell’eremita. Al suo interno vi è una pala che secondo la tradizione sarebbe visibile il primo edificio di culto. È la tela di Domenico Macacaro (1588) della Scuola di Felice Riccio, detto Brusasorci, raffigurante la «Beata Vergine in Gloria con Bambino, san Francesco d’Assisi, sant’Alessandro e san Pietro», collocata sul primo altare a sinistra della navata.

 

La chiesa è a navata unica (36 metri di lunghezza e poco più di 11 in larghezza) con cinque altari. Il maggiore è fiancheggiato da due cantorie del XVI secolo sorrette da eleganti colonne in marmo rosso con arcate gotiche. Al loro interno sono presenti due trittici: a destra è raffigurata la «Natività con san Rocco in adorazione del Bambino, san Sebastiano e san Martino», a sinistra «san Martino o sant’Alessandro o san Floriano, la Madonna con Bambino e san Rocco». L’autore era attivo alla fine del XV secolo ed è noto con lo pseudonimo di Maestro del cespo di garofano per la frequenza nelle sue opere di fiori di garofano.

 

Sull’altare maggiore è collocata una «Vergine con Bambino, san Rocco, sant’Alessandro e san Sebastiano» del XVIII secolo, un dipinto di Francesco Bragaglia. In un altare datato 1588 si trova una tela attribuita alla Scuola di Claudio Ridolfi raffigurante «san Pietro Martire veronese, santa Veridiana e sant’Antonio abate». C’è un chiaro riferimento alla città con la ripresa di un’architettura classica legata al Sanmicheli e alcuni studiosi vi avrebbero riconosciuto la cupola della Chiesa di Madonna di Campagna in San Michele Extra. All’interno della chiesa c’è anche una croce lignea policroma del XVI secolo.

 

 

Marco Cerpelloni

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