Bucranio (vicolo Botte)

Bucranio (vicolo Botte)

Lungo la scalinata che porta a Castel San Pietro, all’incrocio con vicolo Botte (una stradetta che svolta a destra con il nome che ricorda una perduta fontana pubblica), si incontra una singolare scultura: un bucranio. È la riproduzione di un cranio di bue visto di fronte e ridotto all’essenziale risalente all’epoca romana e con molta probabilità era una decorazione che apparteneva al vicino Teatro Romano. Si tratta, infatti, di un ornamento diffuso nell’Antica Roma e già presente nell’arte greca, poi riscoperto nel Rinascimento.

Il bucranio trovava il suo maggior utilizzo in contesti sacri e frequentemente era inserito tra festoni (qui è conservato solo il cranio). Il suo impiego si fa risalire all’usanza di appendere alle pareti dei templi pagani e attorno agli altari le teste dissecate di animali sacrificati.

Il bucranio compare anche in rilevanti monumenti come sull’Ara Pacis Augustae (ara della pace di Augusto) a Roma, un altare voluto da Augusto (Gaius Iulius Caesar Augustus, primo imperatore romano dal 27 a.C. al 14 d.C.) nel 9 a.C. La decorazione è presente nei bassorilievi che ricordano le più importanti vicende della storia di Roma oltre a celebrare Augusto e la sua dinastia (Giulio-Claudia).

Il bucranio collocato all’inizio della seconda rampa della scalinata di via Botte, come detto, è un elemento architettonico decorativo di reimpiego e quasi certamente provenie dal Teatro Romano. Il reimpiego è una pratica che si diffuse a partire dall’età tardo-antica e medievale e che utilizzava materiali (anche di pregio) sottratti a edifici pubblici o monumenti funerari. Forse più dettata dalla necessità di reperire materia prima per le nuove costruzioni. Di fatto, questa azione comportava un recupero di tipo distruttivo poichè il nuovo utilizzo annullava la precedente funzione. Ma poteva essere anche di tipo conservativo con la riproposta nella nuova costruzione di un’analoga funzione a quella originale.

Ci sono anche casi di riutilizzo intenzionale ed espressione di un preciso indirizzo politico. Un procedimento che prenderà il nome di damnatio memoriae. Cancellato il passato, le nuove collocazioni erano possibili attraverso rimodellamenti per attualizzare statue, volti e talvolta anche rilievi.

Marco Cerpelloni