Vip & Curiosità

25.02.2020

L'America dà l'addio al suo campione: cerimonia allo Staples per Kobe Bryant

L’America si è fermata per rendere omaggio alla star Nba Kobe Bryant e a sua figlia Gianna, morti quasi un mese fa a 41 e 13 anni in un tragico incidente d’elicottero in California insieme ad altre sette persone.

 

Una sciagura per la quale proprio ieri Vanessa, la moglie di Kobe, ha fatto causa alla società proprietaria dell’elicottero accusando il pilota (anche lui deceduto) di essere stato negligente nel volare con quella nebbia fitta.

 

Dopo una serie di vari eventi commemorativi e il funerale privato, l’intero Paese ha seguito ieri in diretta tv la commovente cerimonia allo Staples center di Los Angeles, la «casa» dei Lakers illuminata di viola con cui Black Mamba ha giocato 20 anni e vinto cinque titoli, diventando una icona dello sport, e non solo della pallacanestro.

 

La struttura in passato aveva ospitato altri ’memorial’, come quello di Michael Jackson nel 2009. C’erano anche altre location per folle più oceaniche. Ma Vanessa, accolta con una standing ovation e crollata in lacrime mentre scorrevano le immagini con gli ’highlights’ della carriera del marito, ha preferito come palcoscenico quello più intimo e famigliare: l’impianto diventato meta di pellegrinaggio dopo la sciagura di oltre 300 mila persone, che hanno lasciato una marea di fiori e centinaia di palloni da basket, bigliettini, sneaker ora immagazzinati provvisoriamente in 37 container.

 

Così per la ’Celebration of life', come è stata battezzata, si sono radunate per due ore e mezzo "solo" 20mila persone che avevano acquistato il biglietto per l’ultimo saluto al loro campione, vestite di nero o con i colori sociali giallo e viola. Molti indossavano anche t-shirt con le foto di Kobe e della figlia.

 

 

Ma altre migliaia di persone hanno lasciato il loro ricordo sui social, in particolare su Twitter, dove è diventato virale l’hashtag #KobeFarewell. Intorno al parquet Vanessa e le tre figlie, famigliari e amici, fan, celebrities e atleti.

 

C’erano i campioni di un tempo, come Kareem Abdul-Jabbar, Shaquille ÒNeal, Magic Johnson, Bill Russell. E quelli di oggi, come Lebron James, James Harden, Stephen Curry, Luka Doncic, Anthony Davis. Nel parterre anche l’allenatore Luke Walton, ex compagno di Bryant ai Lakers. In prima fila i tifosi vip, come Spike Lee, Jack Nicholson. Non mancavano i giocatori delle squadre locali di hockey su ghiaccio e di Nba femminile.

 

Ma gran parte del pubblico erano i suoi fan più affezionati che hanno invocato con i loro cori «Kobe», «Kobe». Come Bob Melendez, 72 anni, abbonato ai Laker per 40 anni: «Dopo aver visto Kobe giocare per molti anni, non potevo perdere questa cerimonia». Durante il memorial, dove Beyonce ha cantato alcuni suoi successi come ’Xò e ’Halò, sono intervenute varie personalità per riflettere sull’impatto che Bryant, come atleta ma anche come uomo, ha avuto sul basket, sullo sport in generale e sul mondo, mentre sugli schermi comparivano retrospettive di immagini che hanno reso immortale il campione, già nominato dall’Nba ’Basketball Hall of Fame finalist’.

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