Lutto nel calcio gialloblù

I compagni: «Garella morto? È uno scherzo? Era il nostro gigante buono, mai visto uno così»

Uno dei Verona in cui ha militato Garella
Uno dei Verona in cui ha militato Garella
Uno dei Verona in cui ha militato Garella
Uno dei Verona in cui ha militato Garella

«Non ci posso credere, sono distrutto». Nanu Galderisi parla con un filo di voce dopo un breve colloquio con Laura, la moglie di Garella. «Era così buono, ho perso un fratello». 


«Non è vero» La notizia è fresca, tanto che l’ultimo baluardo difensivo del Verona scudettato prima di Claudio, esordisce così: «State scherzando, Garella morto? Impossibile, non vero». E invece sì, vecchio Silvano Fontolan, il cuore ha tradito “Garellik“. «Si vede che è il periodo dei portieri» dice col suo vocione il “Fonto“, «pochi giorni fa ho seppellito l’amico Villiam Vecchi, che giocò con me al Como, ora mi toccherà fare la stessa cosa con Claudio, mi viene da piangere». Ma com’era giocare con alle spalle con Garella? «Lui era un grande. Copriva benissimo la porta. Vincere uno scudetto a Verona e a Napoli è stata un’impresa». Meno greve il tono di voce di Roberto Tricella. Il capitano di quello squadra è quello che più di ogni altro conosceva Claudio Garella. «Arrivava dalla Sampdoria» ricorda l’ex libero gialloblù, «me lo ritrovai in camera nei ritiri. Claudio i primi tempi non aveva tanta fiducia in sè. A Roma con la Lazio l’avevano distrutto. Non si impegnava molto in allenamento, poi da dopo la vittoria con la Juve al Bentegodi per 2 a 1 nel primo torneo di serie A, cominciò a crederci. Insomma è cresciuto con la squadra come del resto tutti noi. Non aveva grandi mezzi fisici per via del peso e allora aveva sviluppato una posizione incredibile. Qualche tuffo lo concedeva ai fotografi ma a Roma deviò da campione una punizione credo di Cerezo e quella doppia parata: fantastica. Respingeva con tutto il corpo, che grande Garella».

 

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«Era avanti» Un aneddoto? «Ai tempi» prosegue il “Trice“ «ascoltava solo musica leggera italiana. Lo prendevo in giro. Andavano i gruppi stranieri. Oggi però ascolto solo Radio Italia e capisco che era avanti pure lì». Quante cose ci sarebbero da dire su Garellik. Dai complimenti dell’avvocato Gianni Agnelli: «L’unico portiere che para senza mani» a quelli di Osvaldo Bagnoli che non fu mai troppo tenero con lui. «Claudio» disse il mister, «quando decideva di non subire gol, era una saracinesca. In allenamento io e Toni(Lonardi ndr) andavamo a pescare a turno angolo basso e angolo alto. Vi assicuro, arrivava ovunque». 
Solo lacrime Sconvolto è pure Antonio Di Gennaro, che giunse in riva all’Adige con l’ex portiere della Samp. «Quella stagione è stata fantastica» racconta il Dige. «Un portiere di grande affidabilità. Garella si è ritagliato un posto importante tra i grandi interpreti dell’epoca. Praticamente imbattibile tra i pali. C’era grande rispetto tra noi. È stato un colpo al cuore per tutti. Ci ha lasciati troppo presto». Il regista Campione d’Italia non vuole aggiungere altro lascia spazio alla commozione. Come Enzo Bertolini, segretario del Verona in quelle bellissime annate. «Se ne va un grande, scrivetelo. Il primo dei ragazzi dello scudetto». Lacrime per niente scontate che arriva perfino da Copenaghen. «Sono scioccato» ci dice via whatsapp Preben Larsen Elkjaer, «a mezzogiorno mi chiamano e mi dicono è morto Garella. Ma scherziamo o cosa? A 67 anni poi». 

 

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Il sindaco Il danese, mito in Patria e a Verona, si riprende. «Era un gentiluomo. Aveva grande personalità all’interno del nostro spogliatoio. Era bravissimo. Vorrei mandare un abbraccio a Laura e alle sue figlie. Mi auguro che i gialloblù onorino la sua scomparsa e le due società lo ricordino per quello che era: un campione». Preben ha voglia di parlare. «Quando arrivammo a Verona io e Briegel, dopo l’allenamento commentavamo: “Sono tutti piccoli“ e poi “ha visto il portiere? Respinge sempre con i piedi. Mai visto una cosa del genere, però non avevo mai neppure assistito ad una partita come quella con la Roma. Claudio avrà fatto dieci interventi: tutti decisivi, eccezionale. Era difficilissimo fargli gol. È stato protagonista dello scudetto, d’altronde ci vuole pure il portiere per vincere o devono fare tutto gli attaccanti». La risata è inconfondibile ma non è quella dei giorni migliori. In Sardegna da dove è in vacanza il veronese Sandro Renica, due scudetti col Napoli, racconta tutta la sua amarezza. «Ho sentito Bruscolotti, siamo a pezzi. È stato il miglior portiere con cui ho giocato. A Napoli ha portato serenità e professionalità. Avevo parlato due mesi fa con la moglie Laura, che di fatto gestiva un po’ tutte le cose di Claudio. Sarebbe dovuto scendere per un grande evento che si terrà in memoria di Maradona il prossimo 30 ottobre. Mi viene da piangere, grazie grazie per avermi chiamato. Claudio ha vinto dove altri non vinceranno mai. La sua grandezza è pure questa». «Ogni anno parava sempre di più» è la pillola del dottor Domenico Volpati, «Claudio resterà nel mio cuore. Tra i pali era insuperabile. Valeva Courtois». Chiude la carrellata un altro doppio ex di Verona e Napoli: Nico Penzo. «Claudio era un gigante e per il suo aspetto fu sottovalutato ma vi assicuro che era durissima fargli gol».

Gianluca Tavellin