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Ricreata a Ferrara la galleria Maeght santuario dell'arte

MOSTRA. Al Palazzo dei Diamanti la storica collezione di Parigi. Da Braque a Kandinsky e a Chagall senza dimenticare Marinetti Capolavori del raffinato mercante che ispirò grandi del Novecento
Marc Chagall, Sole Giallo (1958), simbolo dell’esposizione ferrarese
Marc Chagall, Sole Giallo (1958), simbolo dell’esposizione ferrarese

Ferrara. Chi fu Aimé Maeght? Fu un editore di fama e soprattutto il fondatore a Parigi di una delle gallerie più innovative del suo secolo, nonché, a Saint-Paul de Vence, con la moglie, della fondazione Marguerite e Aimé Maeght, dedicata alla creazione artistica e crocevia di pittori, scultori, scrittori, musicisti e intellettuali. Fu amico di artisti come Bonnard, Matisse, Braque, Chagall, Mirò, Calder e Giacometti. Insomma, parliamo di una figura chiave nella scena artistica del secondo Novecento, e ne parliamo perché Palazzo dei Diamanti di Ferrara gli dedica la mostra di primavera (fino al 2 giugno), puntando nel titolo «Da Braque a Kandinsky a Chagall» su quei nomi ben noti al grande pubblico, e aggiungendo poi «Aimé Maeght e i suoi artisti». È la prima rassegna in Italia dedicata a quella galleria e alle sue vicende. Curata da Tomàs Llorens e Boye Llorens, la mostra è anche l'occasione per studiare un aspetto fondamentale dell'arte nel Novecento: il mercato e i suoi principali animatori, mercanti e galleristi.
Un centinaio di opere — soprattutto dipinti, ma anche sculture, ceramiche, disegni, incisioni, fotografie e volumi illustrati delle Edizioni Maeght — ripercorrono il ventennio d'oro che va dall'apertura della galleria parigina nel 1945 all'inaugurazione della fondazione nel 1964. La rassegna è suddivisa in sezioni tematiche, legate tra loro dai numeri della rivista [FIRMA]Derrière le miroir, le cui uscite accompagnavano ogni esposizione con funzione di catalogo, coniugando creazioni letterarie e litografie originali.
Agli inizi vi sono le testimonianze dell'amicizia che univa Aimé e moglie agli artisti, con i ritratti di Marguerite realizzati da Matisse nel 1944 e da Giacometti nel 1961, nonché il bellissimo dipinto di Bonnard, Fanciulla distesa, del 1921, che la donna custodiva nella propria camera. Nella seconda sezione ecco i frutti dell'amicizia fecondissima tra Maeght e Braque. Il mercante incoraggiò l'artista a riaccostarsi alla litografia e acquistò la sua intera produzione, tra cui figura qui uno dei celebri Ateliers del 1950-1951, uno dei suoi vertici espressivi.
La terza sezione è dedicata a un episodio che fece scalpore nella storia della galleria, l'esposizione «Le Surréalisme en 1947» organizzata da Breton e Duchamp, con la celebre tela Superstizione-Serpente di Mirò, successione di motivi arcaicizzanti dipinti su una lunga striscia di tessuto. In quell'occasione Aimé iniziò a collaborare con Giacometti, che, anche grazie alle mostre della galleria Maeght, divenne una delle figure più rappresentative dell'arte nel dopoguerra. I bronzi riuniti nella quarta sezione, tra cui La foresta del 1950 e tre delle famose Femme de Venise del 1956, sono rivelatori della capacità dell'artista svizzero di trasmettere il senso di precarietà dell'esistenza umana. Tra i grandi nomi che la galleria rappresentò in esclusiva vi era anche Chagall. Vedute parigine, coppie di amanti, galli fantastici, asini alati, violinisti e fiori provenzali sono i protagonisti delle ceramiche, delle incisioni, delle gouaches e dei dipinti esposti, tra cui il famoso Sole giallo del 1958, simbolo dell'esposizione ferrarese.
Maeght spaziò dall'arte figurativa a quella astratta, seguendo una propria poetica e una ricerca instancabile della qualità. È con questo spirito che in mostra vengono accostate due personalità molto diverse come Kandinsky e Léger: del primo è presente anche un dipinto del periodo parigino, Nodo rosso del 1936, giocato sull'armonia di linee e forme fluide; del secondo spicca il trittico Grandi code di comete del 1930, che evoca il movimento del corpo celeste.
Dopo una piccola sezione dedicata ai meno noti Bram van Velde e Pierre Tal-Coat, entrambi operanti nell'ambito dell'astrazione, segue una raffinata sezione dal titolo «Bianco e nero», in cui si possono ammirare il grande Cespuglio di Matisse realizzato su carta nel 1951, un'immagine a un tempo semplice e monumentale, e una scultura mobile di Calder, In piedi, del 1972, in sintonia per forza ed essenzialità con il capolavoro di Matisse. Calder era, assieme a Mirò, uno degli artisti più vicini ad Aimé. Ai due è dedicata la nona sezione, in cui figura Gioia di una fanciulla davanti al sole del 1960, che rivela il rapporto dell'artista catalano con le ricerche degli espressionisti astratti. La decima sala propone un affascinante confronto generazionale, accostando opere di Léger e Chillida che trovano una comune fonte d'ispirazione negli elementi naturali: forme organiche per il primo, la terra per lo scultore basco. La mostra si chiude con un'ampia sezione dedicata alla fondazione Maeght, in cui una selezione di foto storiche racconta nascita e vita del complesso, una sorta di opera d'arte totale, dove i diversi linguaggi espressivi dialogano tra loro. A ricreare la straordinaria suggestione del luogo, capolavori di Giacometti come Il cane del 1957, Donna in piedi I e Uomo che cammina I del 1960, la spettacolare scultura mobile di Calder I tre soli gialli del 1965, la monumentale tela (3,90 metri per 1,94) di Mirò La faticosa marcia guidata dall'uccello fiammeggiante del deserto del 1968, che conclude la marcia del visitatore, tutt'altro che faticosa, anzi ricca di spunti di svariato interesse, caratteristica di una rassegna che offre un percorso nell'arte del Novecento

Lorenzo Reggiani