Campagna di crowdfunding

Clivense, c’è il milione per la D: «E vogliamo la A in sei anni»

Giulio Fezzi, presidente di Phoenix Capital, con Enzo Zanin, Sergio Pellissier e l’esperto Alberto Medici nella redazione de L’Arena
Giulio Fezzi, presidente di Phoenix Capital, con Enzo Zanin, Sergio Pellissier e l’esperto Alberto Medici nella redazione de L’Arena
Giulio Fezzi, presidente di Phoenix Capital, con Enzo Zanin, Sergio Pellissier e l’esperto Alberto Medici nella redazione de L’Arena
Giulio Fezzi, presidente di Phoenix Capital, con Enzo Zanin, Sergio Pellissier e l’esperto Alberto Medici nella redazione de L’Arena

Un milione per vincere subito la D, due anni per andare in B, tre per salire in A. Già nel 2028. Il piano industriale della Clivense è chiaro, profondo, denso, solido, ambizioso fino a sconfinare nel visionario. La sostenibilità in primis. Fra risultati economici e sportivi, soprattutto con la base della piramide il più possibile estesa. «Dev’essere la società della gente», la prima condizione di Sergio Pellissier, trasformata nel crowdfunding pronto a partire già mercoledì sulla piattaforma backtowork24.com. E la costituzione della nuova FC Clivense srl, con un aumento di capitale di sei milioni già deliberato, come precisato dallo stesso Pellissier e dai suoi maggiori... alleati - ai livelli amministrativi e patrimoniali - durante la visita alla redazione de L’Arena. «La partecipazione collettiva è nella natura di Sergio. Sarà un club aperto, dove tutti possono diventare soci», la fotografia di Giulio Fezzi, presidente della veronese Phoenix Capital e project leader del piano costruito secondo le linee-guida di Pellissier e di Enzo Zanin, 52 anni di Chievo in due fra campo e scrivania. Adesso l’anima e il cuore pulsante della Clivense.

Una delle grandi chiavi è proprio la campagna di crowdfunding. Per poter avere una quota della Clivense il taglio minimo è di 250 euro, con diversi successivi scaglioni che determineranno vantaggi economici da una parte e di partecipazione dall’altra. «Qualunque socio, di qualsiasi importo, avrà gli stessi diritti patrimoniali nel caso di un’eventuale successiva distribuzione di dividendi o se la Clivense venisse venduta per una cifra di dieci volte il suo valore attuale. Non ci sono differenze, a parte alcune nei diritti di partecipazione diretti per chi investe di più e indiretti, ma comunque non azzerati, per chi investe di meno», il quadro di Fezzi, in un modello di finanziamento collettivo costruito su due diverse categorie di quote. 

Entrando maggiormente nel dettaglio gli scaglioni vanno dai 250 ai 9.999 euro per la classe C, dai diecimila si è azionisti di classe B con ulteriori livelli che vanno fino ai 19.999, quindi dai ventimila ai 99.999 euro e poi sopra i centomila. Chi più investe avrà tra l’altro un leggero sconto nell’acquisto della quota. Per avere più peso basterà che tanti sostenitori, anche solo quaranta col taglio minimo, creino una società assemblando le quaranta quote e salire a diecimila. L’acquisto sarà possibile solo tramite bonifico bancario, seguendo i comodi passaggi partendo da un link presto sul sito fcclivense.it. «La campagna», evidenzia Zanin, «sarà sostenuta da una massiccia opera di comunicazione, in modo da toccare almeno un milione di persone. Anche all’estero».

Diversissimo il modello di crowdfunding architettato da Fezzi e da Alberto Medici, corporate finance advisor di Phoenix Capital, rispetto a tanti altri. Lontano per dire dalla leva azionata dal Pordenone, raccolta nata come consorzio e quindi mascherata, capace di unire 267 sostenitori per un totale di due milioni e ottocentomila euro. Lontano pure dal disegno dei Glasgow Rangers, con l’ingresso di capitali sotto forme differenti, totalizzando cinquemila sottoscrizioni da 44 nazioni per un valore complessivo pari a quattro milioni e mezzo di sterline in un contenitore riempito, però, anche dall’intervento di una banca. La Clivense ha ragionato in altro modo. Meglio diecimila soci che uno che entri in società con due milioni e mezzo. «Non c’è una squadra di calcio», la lettura di Fezzi, «che abbia aperto un crowdfunding equity in sede costitutiva. Elemento altamente visionario». Partendo da zero, dalla Terza categoria e il coraggio di pianificare il passaggio in Lega Pro già nel 2023 e la Serie B nel 2025.

Verso il futuro Il calcio giocato sarà solo una parte di un ampio pacchetto in cui la partita sarà il clou di un vero e proprio evento, impreziosito da tanto altro. Magari un giorno nel proprio stadio, presente nel piano insieme al centro sportivo, una «Smart Arena» con trentamila posti a sedere, negozi, hotel e punti per il merchandising. Pellissier ci crede: «Il calcio italiano sta fallendo. Tante società sono piene di debiti. Non possiamo seguire quelle gestioni», il suo punto di partenza, «dobbiamo prendere un’altra strada. Con qualcosa di davvero innovativo. Quel che in altri campionati c’è, ma da noi no. A partire dalle strutture di proprietà». In altri termini: «Non voglio soldi dalla gente, voglio che più gente possibile venga a vedere la Clivense sapendo che la società è la loro società nel vero senso della parola. È quello che vuole il vero tifoso».

Alessandro De Pietro