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Protesta del Comitato

Invasione di mosche vicino all'ex salumificio. «Pronti alla class action»

di Camilla Madinelli
A più di un anno dall'incendio, i residenti di Parona e Arbizzano chiedono risposte sui resti dello stabilimento
Mosche carnarie su un muro ad Arbizzano e i resti del salumificio Coati andato a fuoco
Mosche carnarie su un muro ad Arbizzano e i resti del salumificio Coati andato a fuoco
Mosche carnarie su un muro ad Arbizzano e i resti del salumificio Coati andato a fuoco
Mosche carnarie su un muro ad Arbizzano e i resti del salumificio Coati andato a fuoco

A decine. Di nuovo. Sui muri o sugli stipiti di porte e finestre in attesa di spiccare il volo, magari dentro casa. In gruppi ronzanti tra piante e alberi di giardini privati e zone pubbliche. Ennesima invasione di mosche carnarie nell’area residenziale di Parona e Arbizzano, nei Comuni di Verona e Negrar di Valpolicella, a ridosso del sito in cui è stato distrutto dalle fiamme il salumificio Coati oltre un anno fa, nel febbraio 2023.

Mosche grosse e affamate che non aspettano altro, con l’arrivo della bella stagione e il rialzo delle temperature, di poter banchettare ancora tra le macerie dell’azienda sulle quali si aggirano costantemente i gabbiani. Le prime si sono fatte vedere a fine marzo, nella settimana pasquale. E poi, segnalano preoccupati e arrabbiati alcuni cittadini che vivono in zona, se ne sono aggiunte sempre di più.

 

Invasione

A denunciare la situazione e lanciare l’allarme è il Comitato Salviamo Parona e Arbizzano. «Ci risiamo. Non ha ancora cominciato a far caldo sul serio, o in modo duraturo, e le mosche sono già tornate», afferma il presidente, Sergio Cucini. «Dobbiamo aspettarci la replica dell’anno scorso? Sta iniziando un film già visto: arrivano le prime mosche grandi, si sistemano tra case e giardini, depongono le uova e in un paio di mesi saremo sommersi dagli insetti».

Per chi abita vicino allo stabilimento distrutto, insomma, è passato oltre un anno dall’alta colonna di fumo, dal via vai dei vigili del fuoco e di mezzi, dalla chiusura di via Leonardo da Vinci su cui si affacciava l’azienda. Ma le criticità, i punti di domanda, le preoccupazioni sono tutt’altro che archiviati. Dopo che sono passati mesi, anche, da che tutto il materiale bruciato ha iniziato a essere rimosso e la carne, sotto le macerie, è rimasta lì a putrefarsi. Per la gioia dei gabbiani «spazzini» e delle mosche, appunto.

«Le puzze ancora non sono cominciate, ma non ci aspettiamo nulla di buono per le prossime settimane se la situazione rimane questa», continua Cucini.

 

Comitato in azione

Dal canto suo, il Comitato qualche idea per smuovere le acque ce l’ha. «Stiamo pensando di organizzare una nuova assemblea pubblica, dopo quella dello scorso febbraio, e valutando di dare il via a una "class action" per tutelare gli interessi della collettività e arrivare a qualche soluzione efficace. Finora, infatti, noi residenti viviamo nell’incertezza costante: i lavori nell’area sono fermi da tempo, non si sa nulla in proposito e nessuno ritiene che sia necessario tenerci informati». Inoltre, continua Cucini a nome del Comitato, «intendiamo farci sentire con i candidati sindaci nel Comune di Negrar, capire quali idee hanno per il completamento della bonifica dell’area e per la sua destinazione futura».

A garanzia di un non ritorno dello stabilimento di salumi ad Arbizzano, comunque, pare esserci l’acquisto da parte dell’azienda Coati di un terreno a Bussolengo nell’area artigianale in località Porcella. «Questo ci conforta, ma il problema rimane: qui la prospettiva non è chiara e a Negrar pare che la cosa non interessi più a nessuno», prosegue Cucini. In attesa di risposte, il Comitato Salviamo Parona e Arbizzano tiene duro. «Ci ritroviamo daccapo, invasi dalle mosche a casa nostra e per niente tranquilli», conclude il presidente del Comitato, «madi certo noi non molliamo».

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