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sei anni fa l'incidente sulla A4

Strage del bus ungherese, l’autista sconterà la pena in patria

La Procura scaligera aveva chiesto l'estradizione per Janos Varga, condannato a sei anni di reclusione. Nel rogo del pullman uscito di strada sono morte 17 persone, tra cui 11 studenti di un liceo di Budapest
La carcassa del pullman andato a fuoco sulla A4
La carcassa del pullman andato a fuoco sulla A4
La carcassa del pullman andato a fuoco sulla A4
La carcassa del pullman andato a fuoco sulla A4

Era stato rintracciato e arrestato, sulla base di un mandato di cattura europeo, in settembre. Janos Varga, l’autista che la notte del 20 gennaio di sei anni fa si addormentò mentre era alla guida del pullman che stava riportando a casa gli studenti di un liceo di Budapest, sconterà la condanna a sei anni nelle carceri ungheresi.

È infatti consentito all’imputato di chiedere il riconoscimento della sentenza dello stato membro per poi poter scontare la pena nel Paese di residenza. E così ha fatto.

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La Procura aveva richiesto la sua estradizione, dopo che la condanna a sei anni per omicidio colposo plurimo era diventata definitiva.

Fu a causa di quel colpo di sonno che l’autobus sbandò, finì contro il guard rail e poi contro il pilone che sosteneva il cavalcavia dell’uscita di Verona Est sulla Serenissima. Fu una strage: il mezzo si incendiò, gli studenti del liceo classico Szinyei Merse Pal che rientravano da una vacanza in Francia e i loro accompagnatori stavano dormendo. E il rogo li colse di sorpresa.

Diciassette le vittime, tra queste anche il secondo autista e alcuni anni dopo morì l’insegnante che quella notte aiutò molti studenti ad uscire dall’autobus in fiamme ma perse i due figli. Un evento drammatico seguito da una vicenda giudiziaria che si è sdoppiata.

La vicenda giudiziaria

Da una parte Varga, ricoverato in fin di vita, e accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni, è stato l’unico a definire la posizione. Difeso da Felice Rubino e Giacono Manfrini ha sempre sostenuto di non essere stato lui alla guida ma le indagini lo hanno smentito. Nel febbraio 2020 venne condannato dal gup Luciano Gorra a 12 anni e a risarcire, in solido con i responsabili civili, più di 4 milioni ai familiari delle vittime. Il 26 ottobre 2021 la Corte d’Appello di Venezia dimezzò la pena ma lui era già tornato in Patria. Dove ha chiesto di restare e di scontare gli anni di reclusione. Altri cinque imputati (collaudatori, progettista e responsabile della vigilanza sulla sicurezza) sono a dibattimento

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Fabiana Marcolini

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