emergenza climatica

Il lago di Garda non si rianima: la siccità fuori stagione mina le riserve potabili

Senza inversioni di tendenza, a primavera ci saranno problemi di captazione di acqua per usi umani a Manerba e San Felice, sulla sponda bresciana
I livelli del Garda non accennano a risalire nonostante le precipitazioni
I livelli del Garda non accennano a risalire nonostante le precipitazioni
I livelli del Garda non accennano a risalire nonostante le precipitazioni
I livelli del Garda non accennano a risalire nonostante le precipitazioni

Passano le settimane, ma nonostante le precipitazioni i livelli delle acque del lago di Garda stentano ad aumentare. Al termine dell’ultima problematica stagione irrigua, le istituzioni confidavano nell’autunno, la stagione da sempre considerata delle piogge, per mettere acqua in cassaforte in vista dei mesi più caldi. Ma così non è stato. Lo sguardo è rivolto alle prossime settimane, le ultime a disposizione, confidando soprattutto nel disgelo di un (si spera) denso manto nevoso affinché si possano alimentare gli affluenti che poi invaseranno il lago. «Se entro metà aprile, il lago non riuscirà ad assestarsi almeno a +90 centimetri sopra lo zero idrometrico, potremo essere costretti a fare i conti con ulteriori difficoltà rispetto a quelle riscontrate nel 2022», ha affermato sabato pomeriggio senza tanti giri di parole il vice presidente della Comunità del Garda Filippo Gavazzoni in occasione dell’assemblea annuale dell’ente comprensoriale.

A meno di stravolgimenti meteo, sarà davvero un’impresa raggiungere l’obiettivo con il trend registrato lo scorso anno. Domenica il livello del lago di Garda misurava + 48 centimetri, ben 56 in meno rispetto allo stesso giorno nel 2022 quando il lago era a +104 centimetri. Per la cronaca, ogni centimetro di livello, per il lago di Garda equivale a circa 3,7 milioni di metri cubi di acqua e si fa quindi presto a capire le preoccupazioni generalizzate considerato che attualmente l’invaso non è pieno nemmeno al 38%. «Il 2022 – osserva Gavazzoni – ha stabilito purtroppo due nuovi primati: l’anno più caldo e il più siccitoso mai registrato dal 1800: è piovuto il 30% in meno delle quote normali e nel nord Italia il deficit idrico è stato del 40%. Detto questo – continua la disamina – è evidente come sia necessario un cambio di passo nella gestione idrica.

Come già anticipato, la scorsa estate la Comunità del Garda ha proposto una revisione dell’attuale legge del 1965 da cui derivano le modalità di regolazione e utilizzo delle acque del Garda, soprattutto per quanto riguarda l’uso umano in considerazione anche delle difficoltà di pescaggio riscontrate la scorsa estate nelle stazioni di San Felice e Manerba, nel Bresciano». Acqua ad uso idropotabile che, con i cambiamenti climatici in atto, sarà sempre meno. «Non si possono anteporre gli usi turistici a quelli idropotabili – ha sottolineato anche il segretario generale della Comunità del Garda Pielucio Ceresa, facendo sue le considerazioni del presidente di Garda Uno Mario Bocchio sui problemi alle captazioni dal lago con un livello delle acque a -30 centimetri -: ricordo che A2A ha messo in cantiere di portare a Brescia l’acqua del Garda e in futuro il bacino diventerà sempre più ad uso idropotabile». Ma con queste premesse di crisi idrica ogni progetto diventa complesso da attuare e la sete, dopo i campi, potrebbe affliggere le persone. 

Luciano Scarpetta