Ponte tibetano e canyon: la mia Val Sorda

Il ponte tibetano in Val Sorda (Mafrici)
Il ponte tibetano in Val Sorda (Mafrici)
Bici e monti, Valsorda (Mafrici)

Un bel giro, più o meno «a otto», alla scoperta della Val Sorda, quella resa famosa dal ponte tibetano, che da quasi un decennio è diventato un’incredibile attrazione turistica al punto da trasformare la suggestiva, tranquilla forra del rio Mondrago in una specie di parco avventura, al confine fra Valpolicella e Lessinia.

Siamo fra Marano e Fumane, le cascate di Molina (altro luogo molto bello, che si può collegare) sono in zona, ma qui l’ambiente è più selvaggio. Diciamo subito che è stato ben addomesticato almeno nel primo tratto, con una segnaletica abbondante (anche troppo per i miei gusti) e da opportune attrezzature, cioè cavi, scalette e reti di protezione, che rendono l’escursione fattibile a chiunque abbia un po’ di allenamento e le suole giuste sotto i piedi.

Si tratta comunque di un itinerario EE per escursionisti esperti. Il punto di partenza è malga Biancari: siamo a poco meno di 600 metri di quota, sopra San Rocco di Marano, le indicazioni stradali sono evidenti, ma già si respira aria di montagna. Certo, d’estate il caldone può farsi sentire ma i sentieri sono tutti nel bosco, e nel vajo si è sempre al fresco. Ideale nelle stagioni di mezzo, il giro è comunque percorribile tutto l’anno.

La prima parte, fino al bivio per il ponte tibetano, è agevole e in discesa (da quota 595 a 525 m) lungo il sentiero 1. Si prende a destra e il percorso diventa molto più interessante. Niente di difficile, sia chiaro, ma bisogna usare attenzione perchè la discesa prosegue nel bosco, con alcuni tratti ripidi ma ben attrezzati, fino al ponte, che si intravvede ben presto sotto di noi. Siamo arrivati al cosiddetto Accesso Sud.

Fin qui perdersi è davvero impossibile, la segnaletica rossoblù è recente e precisa. Resta comunque un sentiero con rocce e radici sporgenti, scivoloso in caso di pioggia e quindi da percorrere con attenzione. Sempre.

Il ponte è spettacolare: lungo 52 metri, vola sopra il vajo a 40 metri di altezza e vibra solo un pochino. Il selfie è inevitabile e ripetuto.

Sull’altro lato, l’Accesso Nord, inizia il sentiero 3 e la storia è decisamente diversa. Sempre segnalato, ma non attrezzato, il sentiero sale ripido nel bosco da 420 m di quota a 576 toccando le Grotte di Campore, usate in passato per l’estrazione della sabbia. Qui la fatica si fa un po’ sentire, meglio prendersi tutto il tempo necessario.

Arrivati finalmente a scollinare (c’è un tavolino per il picnic), si imbocca a sinistra il sentiero che si tuffa di nuovo nel bosco fino al Molin de Cao (312 m). Una bella discesa, anche qui non attrezzata, rocciosa in molti tratti, non difficile ma comunque da non prendere sottogamba. Che conferma come quello della Val Sorda sia un sentiero «double face». Ma forse il bello è proprio questo.

Al Molin de Cao si può attraversare il rio e risalire fino a malga Biancari (una discreta salita, circa 280 metri di dislivello) oppure percorrere il suggestivo canyon della Val Sorda, scavato dal rio Mondrago. Che è poi quello che ho fatto io.

Il tracciato lungo il vecchio sentiero Cai 238 per escursionisti esperti, è davvero spettacolare, sempre in ombra e scivoloso quanto basta, attrezzato per lunghi tratti (utile il kit da ferrata, per chi non si sente sicuro), che risale il vajo fra alte pareti di roccia, massi, tronchi, ingegnosi passaggi su ponticelli, scalette, cambre. Davvero bello. L’acqua ha modellato la roccia calcarea creando marmitte e cascatelle, in un ambiente primordiale.

Ad un certo punto si sfila sotto il ponte tibetano, ma là sotto sembra di essere fuori dal mondo. Il sentiero sale, scende, risale, aggira, si insinua, salta di qua e di là lungo il rio fino a un bivio (sentiero 6) che permette, volendo, di rientrare a malga Biancari. Proseguendo nella gola della Val Sorda, che poco a poco s’allarga, si continua a bordeggiare il vajo ai piedi delle pareti di roccia fino a sbucare su una stradina (fine dei giochi) che raggiunge in breve le case di Mondrago, il punto più alto della nostra escursione (610 m).

All’ingresso della contrada si prende subito a destra e a saliscendi si segue la stradina che costeggia i pascoli, risale a Baiaghe e scende infine a malga Biancari. Il tutto si percorre in circa 4 ore. Ma perchè avere fretta visto che il posto è spettacolare e molto fotogenico?

IN BICI. No, qui si va solo a piedi.

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)

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