Dopo la morte di Sinisa Mihajlovic

Leucemia, il primario veronese: «Diagnosi e cure, oggi il 60% dei malati guarisce»

La speranza si poggia su tre filoni di ricerca: le terapie intelligenti; l’immunoterapia e la terapia cellulare
Sinisa Mihajlovic e Michele Milella
Sinisa Mihajlovic e Michele Milella
Sinisa Mihajlovic e Michele Milella
Sinisa Mihajlovic e Michele Milella

Quando nel 2019 aveva annunciato di aver contratto una forma di leucemia mieloide acuta, ma anche di volerla affrontare giocando il tutto per tutto, aveva dato una speranza a molti. Quella di poter strappare al destino ancora tanti anni di vita. Ma per quei molti la morte di Siniša Mihajlovic è un duro colpo. Eppure diventa uno sprone per medici e ricercatori: «Il fallimento è la molla che ci spinge a tirare ancora di più. Mai sedersi sui risultati, finché non riusciamo ad avere la possibile soluzione per tutti», ricorda il professore Michele Milella, primario di oncologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.

 

«C'è speranza per tutti»

«È inevitabile guardare a questo singolo caso che ha avuto una visibilità mediatica e ci colpisce. Tuttavia, oggi c’è una speranza per tutti. Come dicevano i greci, non possiamo guarire tutti, ma possiamo curare tutti. E il quadro clinico generale ci dice che ben oltre la metà dei pazienti guarisce: negli ultimi 7-8 anni le prospettive hanno fatto un balzo in avanti. Restano i buchi neri, è vero. Ma ci sono anche tante possibilità di guarigione completa». E la speranza per i tanti Siniša che continuano la partita, si poggia su tre filoni di ricerca: le terapie intelligenti, mirate e selettive; l’immunoterapia tramite farmaci che stimolano il nostro sistema immunitario a contrastare la malattia; la terapia cellulare, con cellule immunitarie modificate per combattere il cancro.

Il risultato è che le percentuali di guarigione negli anni Novanta erano del 40-45 per cento e oggi sono oltre il 60 per cento, il 65 per le donne.

 

L'importanza della diagnosi

Contano le cure, ma anche la prevenzione e la diagnosi precoce. «Trent’anni fa erano dati impensabili». Il caso più eclatante è il tumore al polmone: era tra i più difficili da trattare, ma grazie alla scoperta di 7-8 alterazioni genetiche che si curano con farmaci specifici e immunoterapie, ora è più facile da contrastare.

Il più ostico, invece, resta quello al pancreas. «Ma possiamo fare di più». Milella spezza anche una lancia per il sistema sanitario nazionale. «Oggi che tu sia Mihajlović o il signor X il servizio pubblico ti garantisce le migliori cure. Magari le innovazioni impiegano più tempo ad arrivare», continua Milella, «ma arrivano per tutti indistintamente. Oggi si può curare una leucemia in qualsiasi centro e in molti casi si può essere inseriti in protocolli di ricerca sperimentali attraverso i quali si ha accesso a cure innovative, con la garanzia di avere la massima attenzione».

 

A Verona

A Verona l’offerta di studi clinici è stata ampliata e riguarda test di farmaci per la fase precoce della malattia o per gli stadi più avanzati durante i quali si confrontano la nuova strategia e quella standard o si osserva se, a parità di efficacia, l’una sia più o meno tossica dell’altra. E se non si parla di guarigione, ci sono anche cure per garantire un prolungamento dell’aspettativa di vita, con meno effetti collaterali: si consente al malato di lavorare, fare sport, coltivare passioni.

«Per anni», conclude Milella, «abbiamo avuto in testa la metafora bellica, davanti a un tumore: combattere, vincere. Invece la malattia va spiegata come una partita a scacchi in cui cerchiamo di essere più furbi dell’avversario e portare il malato a condurre una vita più lunga possibile. Oggi ci conforta quando i pazienti ci raccontano di essere riusciti a vedere il figlio sposarsi o il nipotino nascere». .

Maria Vittoria Adami

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