L'intervista

Zaia: «A Verona si poteva vincere. A Sboarina ho detto di fare quello che si sentiva»

Federico Sboarina e Luca Zaia
Federico Sboarina e Luca Zaia
Federico Sboarina e Luca Zaia
Federico Sboarina e Luca Zaia

L'apparentamento con Tosi? «È vero che Sboarina mi ha chiamato. Io gli ho detto di fare quello che la sua coscienza gli suggeriva di fare». Così Luca Zaia in merito alle elezioni veronesi che hanno visto vincere Damiano Tommasi con un centrodestra spaccato fra chi ha sostenuto il sindaco uscente Federico Sboarina e chi ha sostenuto Flavio Tosi.

«Avevo problemi all’iPad, non si aprivano neanche le pagine», risponde quando gli chiedono se avesse letto l'intervista a Salvini il giorno delle elezioni (in cui attaccava Sboarina per il mancato apparentamento), poi spiega: «La Lega ha 800 sindaci, i governatori: adesso è impossibile fare la politica dei due forni, fare il barricadero da una parte e il governativo dall’altro. A Verona, se vediamo i voti del centrodestra, potevamo vincere al primo turno. Quanto a Sboarina, si è mosso autonomamente. È vero che mi ha chiamato e io gli ho detto di fare quello che la sua coscienza gli suggeriva di fare. Io non l’ho condizionato ma lo comprendo. Di qui a dire che il centrodestra è in sfacelo e che il centrosinistra vola, però, ce ne corre. Sommando i voti, mi pare il contrario».

Zaia, nell'intervista pubblicata sul nostro giornale, ha risposto anche ad altre diverse domande, dal suo possibile successore alla Sanità fino alla Pedemontana. E alla domanda se avesse preso il Covid, ha risposto:  «No. Anzi, non lo so. Dovrei fare il test per gli anticorpi. A casa mia nessuno l’ha preso. Mia moglie ha fatto una vita monacale. È stata attenta. I miei genitori hanno fatto il lockdown duro. Tutti abbiamo rispettato le norme. Con tutte le precauzioni»