Sboarina, in piazza il grande rifiuto «Il mio no a Tosi»

Tra i fedelissimi Federico Sboarina dopo la conferenza stampa FOTO MARCHIORI
Tra i fedelissimi Federico Sboarina dopo la conferenza stampa FOTO MARCHIORI
Tra i fedelissimi Federico Sboarina dopo la conferenza stampa FOTO MARCHIORI
Tra i fedelissimi Federico Sboarina dopo la conferenza stampa FOTO MARCHIORI

Il gran rifiuto. Pubblico. Arriva in piazza San Zeno alle 16. Scende da un pulmino e si fa largo tra una cinquantina di donne e uomini della sua coalizione, da assessori uscenti a consiglieri e militanti. Che lo accolgono con un applauso e l’urlo, scandito, di “Fede, Fede”. E lui, Federico Sboarina, sindaco uscente, ricandidato per il centrodestra, ha un foglio in mano ma parla a braccio. E dice «no» a Tosi. «Il cuore del centrodestra batte unito, quindi sì al contratto con i veronesi, ma no agli accordi di palazzo». Il che significa: no all’apparentamento con la coalizione di Flavio Tosi, ora entrata con lui quasi tutta in Forza Italia, partito della coalizione, che aveva dato la disponibilità ad apparentarsi con Sboarina in vista del ballottaggio di domenica 26 giugno. Contro il candidato del centrosinistra Damiano Tommasi, che ha preso il 39,79 per cento. A fianco di Sboarina ci sono esponenti di Fratelli d’Italia, il suo partito, come tra gli altri il consigliere regionale Daniele Polato e l’assessore uscente e rieletto in FdI Marco Padovani, oltre ad Alessandro Montagna, tutti provenienti da Battiti, la civica di Sboarina del 2017. E poi il coordinatore provinciale leghista e assessore uscente e pure rieletto, Nicolò Zavarise, poi Roberto Mantovanelli, Lega, che in caso di vittoria di Sboarina diventerebbe vicesindaco. Per Verona Domani il presidente Matteo Gasparato e Stefano Casali, presidente di Agsm Aim, e l’assessore uscente Nicola Spagnol, quindi Francesco Burri per Veneta Autonomia-Noi con l’Italia e Filippo Grigolini di Verona al Centro. Sboarina spiega le ragioni del no all’apparentamento, dicendo che «il cuore della maggioranza dei veronesi batte già unito nel centrodestra a prescindere dai tecnicismi e dallo spostamento di uno o più simboli da una parte all’altra della scheda elettorale», spiega. E precisa: «Ringraziamo Tosi e Forza Italia per l’apertura ufficiale all’apparentamento, così come il presidente Silvio Berlusconi che nelle scorse settimane aveva già dichiarato che il suo partito al ballottaggio avrebbe appoggiato chi nell’alveo del centrodestra avrebbe preso più voti, ma la nostra è una scelta di coerenza, senz’altro coraggiosa, però rispettosa dell’elettorato, e per noi quest’aspetto viene prima di ogni altra cosa». Se Sboarina si fosse apparentato - e il termine per farlo scadrebbe domenica, alle 14 - e vincesse le elezioni, ciò vorrebbe dire che a Forza Italia, ma ora questo s’intende la coalizione di Tosi, prenderebbe il 40 per cento dei consiglieri di maggioranza, cioè nove su 22, a cui va aggiunto il sindaco. Ma poi ci sarebbero per i tosiani almeno quattro posti in giunta, tra cui il vicesindaco, e il nome che era circolato è quello di Patrizia Bisinella, moglie di Tosi, eletta in Fare!. E due assessori politici e due tecnici, tra cui quello all’urbanistica Gian Arnaldo Caleffi, già assessore nella Giunta Tosi bis. Sboarina dunque puntualizza che «siamo contenti dell’appoggio di Forza Italia, che riunisce il centrodestra in unica casa». E precisa che «un apparentamento tecnico non sarebbe stato apprezzato dai cittadini e avrebbe regalato alla sinistra, per una stranezza della legge, un maggior numero di consiglieri comunali». Già, ma ora? «Auspichiamo un grande incontro pubblico di tutta la famiglia di centrodestra in grado di garantire sin d’ora un percorso amministrativo comune e trasparente nell’interesse della città, perché i veronesi di centrodestra condividono per natura la stessa visione del lavoro, della famiglia, della sicurezza, del sociale, dello sviluppo della città, della difesa delle nostre tradizioni». L’obiettivo si focalizza sul programma, quando Sboarina precisa che «anziché un apparentamento tecnico al ribasso sia più importante impegnarci per un grande accordo programmatico che definisca insieme la migliore squadra possibile al servizio di Verona. Saranno i nostri valori e progetti ad accendere l’entusiasmo della nostra gente, di nuovo unita, e a portarla in massa il 26 giugno a riaffermare l’identità e l’orgoglio del centrodestra di Verona», aggiunge Sboarina, «che non può permettersi di ripiombare ai tempi bui di Paolo Zanotto, tra il 2002 e il 2007, unica e drammatica amministrazione di centrosinistra». Ora, fa notare ancora il primo cittadino uscente, «è una scelta di campo: competenza e concretezza, per la città costruita dal 2007 a oggi, contro improvvisazione e ideologie. Ora si decide il futuro della città dei prossimi 40 anni: proseguire con le grandi opere e continuare a creare lavoro e benessere in piena sintonia e collaborazione con il buongoverno regionale di Luca Zaia, o fermare bruscamente la crescita di Verona». No all’apparentamento con Tosi-Forza Italia, dunque. Nel 2017, ricordiamo, Sboarina dopo aver vinto al primo turno non ne fece alcuno, ma fu comunque sostenuto da Verona Pulita. Matteo Salvini, leader leghista, spingeva per l’accordo con Tosi...«Ci siamo confrontati con i movimenti e i cittadini, quindi con i principali partiti, Fratelli d’Italia e Lega, ma poi la decisione l’ho presa io». Ha parlato anche con Giorgia Meloni? «Ho parlato con tutti». Non apparentato con Tosi, dunque, né con Forza Italia, partito che ha preso il 4,34 per cento anche se poi Tosi è entrato nel partito con il suo 23,88 per cento, attribuendolo tutto a FI. Ma come giudica, Sboarina, l’operazione FI? «In casa d’altri non giudico. Ringrazio Forza Italia e auspica che potremo comunque raggiungere un accordo programmatico». La sfida si accende.•.

Enrico Giardini