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Pallone d'oro

Stanghellini, una carriera a un passo dai professionisti: «Non ho rimpianti, ora ho imparato la pazienza»

di Stefano Joppi
Edoardo Stanghellini in azione, Villafranca
Edoardo Stanghellini in azione, Villafranca
Edoardo Stanghellini in azione, Villafranca
Edoardo Stanghellini in azione, Villafranca

Non è più un giocatore di primo pelo Edoardo Stanghellini, difensore del Villafranca, in Eccellenza. Alle sue spalle anche una presenza nel Cremonese, nell’anno della promozione in serie B. «Il capitano era Andrea Brighenti, l’attuale centravanti della Clivense.

Incredibile il suo esempio: durante gli allenamenti settimanali andava sempre al top come fosse una partita di campionato», ricorda il ventiseienne di Monzambano che dopo aver tirato i primi calci nella squadra del suo paese è passato prima alle giovanili del Mantova e poi del Chievo fino alla Primavera.

Da qui il volo per i bresciani del Ciliverghe in serie D e in successione la Primavera del Torino, Cremonese, Lumezzane, Dro e Levico sempre in serie D. Il passaggio al Vigasio e due stagioni fa l’approdo all’ombra del Castello. «Un ambiente ideale per lo sport e il lavoro visto che sono impiegato come personal trainer in una palestra di Villafranca», racconta Edoardo diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze motorie. Sta leggendo un libro (“Il leader che non aveva titoli”) che a suo avviso potrebbe essere utile a molti che magari credono poco nelle loro potenzialità.

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«Potrebbe essere anche la storia del nostro campionato», filosofeggia Stanghellini. «Fino a gennaio eravamo in corsa per la vetta e la coppa poi d’incanto è saltato tutto. Abbiamo subito un contraccolpo negativo e pian piano perso il contatto con la vetta. Ma non tutto è perso. C’è il treno dei play-off e a due giornate dal termine tutto è ancora possibile. Dobbiamo difendere o migliorare la posizione acquisita e poi provare a sognare», continua Edoardo terzino destro naturale ma spesso utilizzato come difensore centrale.

«Dipende dalle situazioni e dalle scelte di mister Corghi, uno che non molla mai con diverse idee di gioco. È arrivato a stagione in corso dopo che in avvio c’era con noi Spinale». Sugli spalti a seguirlo ci sono sempre papà Rolando e mamma Ivana. «Mi sono sempre stati accanto in giro per il Nord Italia. Se mi guardo indietro non ho rimpianti ma la consapevolezza che per far strada avrei dovuto avere quella maturità che ho ora. Prima ero impaziente, non sapevo attendere la giusta opportunità. Forse ho perso il treno ma non mi sento al capolinea. Anzi».

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