Verso Verona-Udinese

Cioffi, questione di tempo: il passato chiave del futuro

L'analisi in vista di Hellas-Udinese
Gabriele Cioffi e Maurizio Sarri all'Olimpico
Gabriele Cioffi e Maurizio Sarri all'Olimpico
Gabriele Cioffi e Maurizio Sarri all'Olimpico
Gabriele Cioffi e Maurizio Sarri all'Olimpico

La pazienza può essere la base. L’intuito l’arma, il tempo il nemico. Gabriele Cioffi non è ancora sulla graticola. Non può esserlo ora, dopo che mezza squadra gli è stata cambiata a più riprese. Eppure l’isteria di un calcio che non aspetta nessuno, può lasciare spazio al pensiero di un addio anticipato in caso il Verona esca con le ossa rotte dalla sfida con l’Udinese (gara da ex per il tecnico gialloblù) di lunedì.

 

Cioffi a rischio?

Improbabile epilogo se in casa Hellas useranno la pazienza di capire che il tempo di Cioffi non può essere scaduto oggi. Ma poi, si sa, entrare nelle menti è gioco d’intuito e fortuna. Di sicuro, i numeri di questo Verona non aiutano a stare allegri. Diciassettesimo posto in classifica, tendenza di risultati negativi (gialloblù reduci da due ko contro Lazio e Fiorentina), solo sei reti realizzate (a fronte delle 15 della scorsa stagione alla settima giornata). In più, in un modo o nell’altro, il Verona prende sempre gol. Mai una volta, fin qui, è uscito dal campo a porta immacolata.
Oggi Cioffi ha tutti (Coppola escluso) a disposizione. Ha un modulo (il 3-4-2-1) sul quale incidere la propria idea di calcio, non ha più assilli dettati dal mercato aperto, e può contare su una condizione di squadra che, per forza di cose, dovrà toccare a breve un livello medio più che accettabile per attaccare la salvezza. Solo il “tempo di attesa“ è diminuito. Tempo per capire se questo Verona è all’altezza, se questo Cioffi è all’altezza, se questa idea di gioco può reggere con questi uomini a livelli tali da garantire un percorso credibile verso la permanenza in serie A.

 

I limiti dell'Hellas

Il Verone è friabile dietro e non convince davanti. Verdi non si è ancora manifestato. Manca un Simeone (tagli, tiri, sponde, imprevedibilità sotto porta) e manca pure quel girovagare dolce per il campo di Barak. Sei reti all’attivo sono poche. Terzo peggior attacco del torneo. In buona compagnia con Toro, Lecce ed Empoli. E non importa chi ha fatto peggio.
Adesso c’è da capire se Cioffi riuscirà a dare la sterzata sul piano dei risultati. Tudor, al suo arrivo, c’era riuscito subito, conquistando due vittorie contro Roma e Spezia e due pari in trasferta contro Genoa e Salernitana. Contesti diversi, uomini diversi.

 

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Ma è anche di empatia che si vive. E l’Udinese è l’avversario peggiore per testare questo Verona che galleggia tra sufficienza e paura. Un passo sopra la linea del disagio.
Cioffi ha dovuto fare i conti con innegabili difficoltà iniziali, dettate da un mercato che ha smembrato prima e ricucito più tardi. Il merito di Tudor e Juric è stato quello di dare intensità, cattiveria e soffio vitale alla squadra. Con Cioffi è stato Verona a sprazzi. Luci intermittenti e attimi di profondo buio.
L’Udinese United, così la vogliamo chiamare per lo stile british del suo calcio (muscoli, atletismo, ripartenza, ritmo, cattiveria agonistica) ha tutto per mettere una volta di più a nudo i limiti strutturali di una squadra che si concede ancora troppi errori (dietro) e si lascia andare a costruzioni a volte lente e prevedibili. Il tempo chiama Cioffi all’intervento. Maggiore solidità e qualità del gioco d’offesa possono portare ad altri risultato. Udinese, Salernitana e Milan possono portare ad un’idea più chiara di questo Verona. Udine è il passato. Per Cioffi. Che può togliere futuro. 

Simone Antolini