L'intervista a Diretta Verona

A tutto Setti: «Ci saranno cessioni. Tudor ha tempo per decidere. Il club viene prima di tutto»

Maurizio Setti a Diretta Verona
Maurizio Setti a Diretta Verona
Maurizio Setti a Diretta Verona
Maurizio Setti a Diretta Verona

Gioca in difesa. Potrebbe nascondere le sue carte jolly o bluffare. Ma per il momento, il nome per la panchina è sempre lo stesso: Igor Tudor. Almeno così conferma Maurizio Setti, ospite ieri sera di Diretta Verona.

Il presidente dell’Hellas ha risposto alle domande dei giornalisti Luca Mantovani, Davide Cailotto e Gianluca Tavellin. Fitto botta e risposto moderato da Mario Puliero, direttore di TeleArena. «Per come eravamo partiti, pensare di arrivare così in alto era davvero difficile. E stato un anno meraviglioso, che ci ha lasciato delle certezze, grazie ad un gruppo meraviglioso». Poi la sua conferma, dentro ad una situazione tutta da decifrare.

Gabriele Cioffi nuovo allenatore dei gialloblù? «Il mister è Igor Tudor. Vogliamo fargli capire cosa può fare il Verona. La prossima settimana ci dirà cosa vuol fare lui. L’incontro è andato bene. Credo che rifletterà e deciderà in serenità». E Cioffi allora, già promesso sposo al Verona in queste ultime ore? «Non so cosa la gente scrive. Le cifre? Mai affrontate. Semmai, le consultazioni sono state fatte dall’esterno. Non si farà nulla fino a quando Tudor ci darà una risposta». Il presidente non scioglie i dubbi nemmeno sul nome del nuovo direttore sportivo. Francesco Marroccu è stato indicato come successore designato di Tony D’Amico: «Neanche sul direttore sportivo abbiamo deciso: ci sono due o tre situazioni da monitorare. Indagini preliminari? Non le ho fatte io». Sottolineatura: «Tudor per me è già confermato. Ma si deve star bene in due. Per quanto mi riguarda, non c’era niente da discutere su Igor. Credo sia normale che dopo una stagione cosi arrivano chiamate. Igor ha fatto grandi cose». Non solo l’allenatore, però. Il mercato chiacchiera molto dell’Hellas. E c’è chi teme una nuova rivoluzione: «Il gruppo? Conferme? Vediamo. I senatori ci saranno. Le situazioni di mercato sono tutte da stabilire».

Un passo indietro: «Con Tudor sono stato chiaro: non so se la squadra verrà ridimensionata, sicuramente verrà cambiata. Per un imprenditore come me è fondamentale fare delle cessioni. Per come sono fatto io, credo che sia corretto promettere solo quello che si può fare. E devo fare un calcio che si auto sostiene. Tante proprietà americane arrivano e investono. Un club come il mio deve avere determinati ricavi per restare in competizione. E quando arriva un’offerta importante per un giocatore, è il giocatore stesso a... vedere l’offerta. Certo, puntiamo sempre a migliorare. E i risultati si sono visti. Penso alla crescita di Kumbulla che alla Roma, seppur non giocando la finale, ha vinto una coppa europea». Ci saranno partenze eccellenti, questo è sicuro: «Tieni Simeone? Tieni Barak? Tieni questo e quello? No, non lo possiamo fare. Ma poi: dovevo tenere Zaccagni. E, invece, ho preso Caprari che ha fatto più gol di Zac ed è stato chiamato in Nazionale. Non dobbiamo fossilizzarci. La società va messa al centro».

 

Da sinistra Cailotto, Puliero, Setti, Tavellin e Mantovani
Da sinistra Cailotto, Puliero, Setti, Tavellin e Mantovani

 

D’Amico andrà all’Atalanta. «Era impossibile trattenerlo», spiega Setti. «Quando viene ventilato un innamoramento diverso, non è più possibile starci dentro. Dopo esserci rimasto male, ho pensato: giusto che vada. L’amore tra noi va avanti, ma in modo diverso. Lui non mi ha chiesto niente».

Modelli da seguire? «L’Atalanta è un esempio. Ma riprodurlo non è certo facile. Siamo più giovani, siamo partiti da lontano, ho preso la squadra in B, ho fatto un percorso. Il tempo ha una sua valenza. Ma abbiamo lavorato bene anche sotto, visto che abbiamo fatto debuttare tanti giovani. Ma poi? Io sono un piccolo imprenditore e non posso essere paragonabile ai Percassi. Quello che conta, alla fine, sono i fatturati».

Qualcuno vuole l’Hellas? «Per adesso nessuno si è fatto vivo in maniera concreta». Sulla doppia proprietà Verona-Mantova «non ho ancora deciso». Il valore del club oggi? «Centotrenta milioni? Credo che valga molto di più». Torna alla memoria la dimenticanza grave di San Siro quando il Verona scese in campo nel primo tempo senza la fascetta a lutto per ricordare Ciccio Mascetti. «Un errore. Abbiamo chiesto scusa tante volte. Quello che è successo è cosa grave, che non può essere portata all’infinito. Credo che alla fine, ci siamo chiariti».

Quanto all’addio di Ivan Juric, «a me ha detto di avere sbagliato. Io ho fatto anche un ulteriore sforzo per farlo rimanere, quindi il problema non era economico». Ancora su Simeone: «Riscatto? Vedremo cosa fare con i procuratori». Sullo stadio del futuro: «Ancora non lo so. Si è tutto fermato. Il centro sportivo avanza con un progetto, c’è da trovare ancora qualche accordo. Peschiera è nei pensieri». Barak al Napoli e Tameze alla Fiorentina? «Per ora non c’è proprio nulla. Barak in questo momento ha dimostrato di essere maturo per fare il salto di qualità». Uomini Hellas? «Berardi e Veloso sono due giocatori che ti fanno la differenza nel gruppo. Sono ispirazione per chi arriva da noi». .

Simone Antolini