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Pesce fresco, droga e armi

«Pasta per i denti» o «torta con 5 candeline»: nelle chat in codice gli ordini di cocaina al ristorante

di Alessandra Vaccari
Tredici arrestati, italiani e albanesi, e sequestrato il locale ritenuto la base dell'organizzazione. L'indagine partita dal ritrovamento di armi in un garage nel 2022
Il ristorante «Il mare del sud» a San Pietro in Cariano, messo sotto sequestro (foto Madinelli)
Il ristorante «Il mare del sud» a San Pietro in Cariano, messo sotto sequestro (foto Madinelli)
Il ristorante «Il mare del sud» a San Pietro in Cariano, messo sotto sequestro (foto Madinelli)
Il ristorante «Il mare del sud» a San Pietro in Cariano, messo sotto sequestro (foto Madinelli)

Traffico di armi e cocaina. Base operativa un ristorante in via Pieve a San Pietro in Cariano, pieno centro della Valpolicella. Sono 13 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale, su richiesta della Procura, grazie alle indagini del Nucleo operativo dei carabinieri di Caprino per l'arresto di cittadini italiani e albanesi ritenuti i gestori di un vasto traffico di sostanze stupefacenti nei comuni della Valpolicella e in provincia di Verona. Tre persone sono in carcere, dieci ai domiciliari. È stato disposto anche il sequestro preventivo del ristorante “Il mare del sud“, di proprietà di uno degli indagati Christian Placonà, ritenuto la base per l'approvvigionamento e la distribuzione della droga.

Le indagini sono state avviate nel 2022, dopo la scoperta di alcune armi, e hanno già permesso l'esecuzione di cinque arresti in flagranza di reato. Il gestore del ristorante, con precedenti, ora si trova in carcere. Non è la prima volta, visto che per lui, nella prima parte dell’indagine, lui era ai domiciliari, più volte violati, al punto che poi era stato ristretto. E circa un mese fa, quando era uscito, aveva salutato la libertà con l’esplosione di fuochi d’artificio. Una festa in stile Gomorra. Sprezzante di tutto quello che stava attorno, visto che lui si sentiva un poco il ras della zona, al punto da non aver esitato ad «suggerire» agli ambulanti della zona, in occasione della festa del patrono, di non vendere pesce fritto, che quello lo vendeva solo lui.

Ma dei fatti se ne parla a voce bassa, per paura di ritorsioni. Perchè il clima attorno al ristorante è quello di paura. Tanti sapevano, ma nessuno ha parlato. Così com’era strano quell’andirivieni dal locale, certo il cibo era a buon mercato, ma troppi clienti restavano troppo poco nel locale per avere il tempo di consumare. Gli affari si facevano in altro modo, secondo i riscontri investigativi, a chili di cocaina, perchè questo era l’andazzo.

Ai domiciliari è finita la moglie di Placonà, Barbara Marrazzo. E poi ci sono gli altri, albanesi (uno di Volta mantovana ed uno di Peschiera quelli più attivi) e calabresi (come il gestore del ristorante), ma anche veronesi.

 

L’indagine

L’indagine era partita dal rinvenimento di armi all’interno di un seminterrato. In questo garage c’era anche droga. Ma l’indagine dopo l’arresto si è sviluppata con intercettazioni e pedinamenti. Il primo arrestato aveva due pistole, di cui una con la matricola abrasa, che teneva nascosta in delle cassette antincendio del suo condominio. Le successive investigazioni avevano permesso di scoprire come costui, unitamente ad altri sodali, fosse parte di una rete di spaccio di cocaina che, partendo da un locale pubblico di San Pietro in Cariano arrivava in tutta la provincia.

Vennero dunque trovate altre pistole, munizionamento e bombe carta. E la pista ha portato al ristorante, dove gli stessi dipendenti venivano utilizzati come spacciatori. Stiamo parlando del 2022. Nel corso delle attività, condotte dai carabinieri fin dall’aprile 2022 hanno portato all’arrestato di 5 persone in flagranza di reato. Venne sequestrato mezzo chilo di cocaina nonché oltre 12mila euro frutto realisticamente dell’attività di spaccio.

La disponibilità di armi, l’elevato tenore di vita di alcuni degli indagati e non ultimo la modalità di gestione dell’illecito spaccio di cocaina, hanno sin da subito reso chiara la pericolosità dei soggetti coinvolti, dediti allo spaccio al dettaglio dello stupefacente che in talune circostanze, pur di recuperare i crediti da parte degli assuntori, hanno agito con modalità estorsive, reato che è contestato ad uno degli indagati. Ma il giro d’affari riscontrato supera il mezzo milione di euro.

La chiusura della maxi indagine è stata nel 2023, grazie ad investigatori alla vecchia maniera, che hanno macinato chilometri di pneumatici, suole delle scarpe, e ascoltato ore di intercettazioni telefoniche. La droga veniva ceduta in grosse quantità alla volta, minimo erano tre etti. Resta da chiarire a chi venissero cedute, vendute, prestate le armi. Alcune sono di provenienza calabrese, perchè dalla matricola si è risaliti ai proprietari cui erano state rubate.

 

Gli interrogatori

Gli arrestati saranno interrogati nei prossimi giorni dagli inquirenti per rispondere alle accuse di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti. Un altro tassello fondamentale messo dai militari dell’Arma nel contrasto al traffico illegale di droga che costituisce, a tutt’oggi, uno dei mezzi prevalenti attraverso i quali si sostentano le organizzazioni criminali. Nel corso dell’operazione, anche grazie al supporto dell’Unità Cinofila della Guardia di Finanza di Verona, sono stati rinvenuti e sequestrati nel corso delle varie perquisizioni ulteriori 105 grammi di cocaina con ottima percentuale di purezza. Ma se il grosso dell’operazione è terminato, ci sono altre indagini in corso per stabilire da dove provenisse la grossa quantità di cocaina che non è escluso arrivasse assieme al pesce fresco della Calabria che si cucinava nel ristorante.

 

Le intercettazioni

Un’ordinanza di 264 pagine che porta la firma del giudice per le indagini preliminari Livia Magri. Un’ordinanza che sviscera ogni situazione e indica le fonti di prova del castello accusatorio, raccoglie intercettazioni telefoniche ed altri elementi. Hanno fatto un lavoro immenso i carabinieri del Nor di Caprino, andato avanti mesi e partito dall’arresto di quel Giuseppe Viola, detentore di due armi, una con la matricola abrasa e droga. È quel sequestro che da il via all’operazione. E nell’indagine tra gli arrestati c’è anche la compagna dell’uomo Andela Nikadinovic che ha portato avanti gli affari quando lui era finito in cella.

Gli altri arrestati sono: Elvis Mema di Volta Mantovana e Koledio Melaca, che vive tra Peschiera e Pozzolengo. Per loro due e per Placanà è stata disposta la detenzione in carcere. Mentre ai domiciliari ci sono, come dicevamo la moglie di Placanà, Barbara Marrazzo, Harallamb Pano di Verona, Valerio Garofoli di San Pietro In cariano, Cristian Lorenzi di Mozzecane, Mauro Turolla di Verona, Orazio Magistro, di Verona, Denis Pavoni di San Martino Buon Albergo, Domenico Caliendo di Lazise, Jerry Sancassani di Bardolino e Gabriella Di Bernardo tra Costermano e Pescantina.

Nelle intercettazioni spesso venivano usati sottintesi convenzionali e criptati ad esempio la “musica“ e i “documenti“ erano i soldi le “cose“ o le “birre“ indicavano la cocaina così come la “pasta per i denti“.

Lo stesso Viola il primo che venne arrestato con le armi in garage, nelle intercettazioni sottolinea di avere «5 autisti che lavorano mentre lui è a casa a non fare un c...». Facendo riferimento ai corrieri. Placonà veniva spesso indicato come “pesca“ oppure “Pescantina“ oppure “quello del ristorante“ e a lui la compagna di Viola addebitava l'arresto del compagno e il fatto di non farlo uscire nei tempi promessi.

Emerge inoltre che alcuni corrieri poiché avevano rubato alcuni grammi di cocaina vengono picchiati. Quando arrivava la droga le telefonate in codice di Placanà erano: «Passa da me che devo darti le t-shirt di lavoro». In un altro caso per una consegna di droga di circa 50 grammi l'intercettazione parla di «una torta bella compatta per il compleanno della mamma. Oltre il documento dei 50 anni la cartolina per i 50 anni della mamma mi prepari per favore anche quello da 5 candeline e me le metti tutte legate insieme le candeline». C'era addirittura una chat definita «consegna» nella quale si evince che l'ultima partita di droga «toglie il fiato». 

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