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Peschiera

Un'altra vittima del venditore d'auto: «Per la legge non è truffa e lui la fa franca»

di Katia Ferraro
Dopo il servizio di Striscia la Notizia, continuano a giungere segnalazioni di persone che hanno pagato una vettura al rivenditore di Peschiera senza mai riceverla
Il caso in tivù. Un fotogramma tratto da Striscia la notizia
Il caso in tivù. Un fotogramma tratto da Striscia la notizia
Il caso in tivù. Un fotogramma tratto da Striscia la notizia
Il caso in tivù. Un fotogramma tratto da Striscia la notizia

Continuano ad arrivare segnalazioni sul venditore di auto disonesto con attività commerciale a Peschiera, a pochi passi dal centro storico, a cui Striscia la Notizia ha dedicato un servizio giovedì scorso. E l'effetto tam-tam si è messo in moto. 

Ai tre casi portati in evidenza dall’inviato Moreno Morello se ne sono aggiunti altri due arrivati a L'Arena, a testimoniare il metodo ormai assodato del rivenditore, che capta gli acquirenti con annunci vantaggiosi su internet, si fa pagare le auto rilasciando formale contratto di vendita ma poi non le consegna e a distanza di mesi continua ad accampare scuse per giustificare i ritardi e procrastinare il rimborso.

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Mai avvenuto in tutti i casi segnalati. Dopo l'esperienza raccontata a L’Arena da Mara, veronese, la cui figlia ha pagato quasi 12mila euro per una Fiat 500, ha contattato il nostro giornale anche Giada Neri di Mantova, che lo scorso agosto ha acquistato una Peugeout 208 per quasi 13mila euro, mai ritirata e per cui ha ricevuto il rimborso solo dei 300 euro di caparra. «Ho visto l'annuncio su un sito internet, l’auto aveva un prezzo relativamente basso per gli anni che aveva», racconta Giada. 

Informazioni false

«Ho contattato il venditore sabato», continua Giada, «mi ha detto che un’altra persona sarebbe andata a vedere la macchina il lunedì. L’ho richiamato e mi ha detto che non era stata venduta, così con il mio ragazzo sono andata a vederla. Era senza targa, mi ha detto che doveva essere re-immatricolata e l’avrebbe intestata direttamente a me». Informazione falsa, scoprirà in seguito la ragazza, perché avendo il numero di telaio scritto sul contratto si è poi rivolta alla a Motorizzazione civile e l’auto risultava intestata a un’agenzia. 

«Ho versato la caparra in contanti perché a suo dire il bancomat non funzionava», prosegue Giada. «Ho firmato il contratto e il giorno dopo ho fatto il bonifico del saldo di 12.850 euro, mi aveva promesso che in 25-30 giorni avrei avuto la macchina ma così non è stato», prosegue Giada.

Da lì inizia l’odissea capitata a tanti altri, fatta di telefonate e solleciti, ma la risposta è sempre la stessa: c’è un ritardo nell’elaborazione delle pratiche, ancora qualche giorno di pazienza, e così via. «A dicembre i termini del contratto erano già scaduti, così ho chiesto il rimborso. Lui ha rilanciato proponendomi una macchina sostitutiva, ennesimo modo per temporeggiare perché poi mi ha richiamata dicendo che avrei avuto la Peugeout di lì a qualche giorno».

Tutto falso. «Mi sono rivolta a un avvocato. Avere il rimborso è stato impossibile perché la società non ha beni intestati, quindi sono andata dai carabinieri a sporgere denuncia».

Stessa trafila seguita dalla figlia di Mara, con esito finora negativo: il procedimento penale nei confronti del venditore si è chiuso con l’archiviazione, perché sia per il pm che per il giudice per le indagini preliminari non sussisterebbe il reato di truffa. «Mancando gli elementi costitutivi di tale fattispecie delittuosa, non ravvisandosi gli artifici e raggiri richiesti dall'articolo 640 del Codice penale», ma solo un «inadempimento contrattuale» da risolvere nell’ambito civilistico: cosa impossibile, visto che dalla società (che nel frattempo ha cambiato nome) non si riesce a ottenere rimborso. Per i magistrati il venditore disonesto non può essere definito truffatore, ma mostra di avere un modus operandi rodato per aggirare le leggi e farla franca ogni volta.

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