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Il caso

Verona e le culle vuote: crollo del 20%. In città 500 neonati in meno ogni anno

di Nicolò Vincenzi
La scelta della padovana Francesca Guacci che ha tanto fatto discutere sui social apre una riflessione etica, e insieme fa riflettere sulla crisi della natalità
A Verona il crollo delle nascite è del 20 per cento
A Verona il crollo delle nascite è del 20 per cento
A Verona il crollo delle nascite è del 20 per cento
A Verona il crollo delle nascite è del 20 per cento

Ventitré anni e la decisione di operarsi per non avere figli. Per farlo si è sottoposta ad un intervento chirurgico all’ospedale di Bussolengo in modo da escludere ogni possibile gravidanza. La scelta della padovana Francesca Guacci ha però aperto prima uno squarcio sui social - l’influencer con oltre 45 follower aveva raccontato pubblicamente sui propri profili la decisione che aveva preso cinque anni prima - e poi uno, ancora più profondo, sulla denatalità.

 

Il tasso di natalità punta deciso verso il basso

Il crollo, senza paura di esagerare, del tasso di nascite in Italia è vertiginoso. Solo a Verona oggi nascono il 20 per cento di bambini in meno rispetto a undici anni fa. Si va quindi dai 2.277 del 2010 ai 1.777 dell’anno scorso. Cinquecento neonati in meno all’anno in appena un decennio. I dati, ovviamente, del 2022 non sono ancora disponibili, ma nei primi sei mesi i fiocchi rosa e azzurri sono stati 732.

Se da un lato il tasso di natalità punta deciso verso il basso, il numero di abitanti in città è in controtendenza. Si è passati dai circa 253mila del 2002, ai 256mila del 2012 fino ai 258mila del 2021. Insomma, a Verona in poco meno di vent’anni sono venute ad abitarci circa cinquemila persone in più. Dato che sottolinea come la città stia attraendo famiglie e persone da fuori, stranieri e non. Il calo come detto è incontrovertibile, se non per qualche sporadico caso. Si passa infatti dai 2.235 del 2011 a scendere fino ad andare sotto la soglia dei duemila nati in dodici mesi. Cifra che per la prima volta in città si è registrata nel 2017 (1.943 neonati).

 

Nel 2021 un piccolo segnale positivo

Degno di nota il 2021, l’ultimo nei dati analizzati dall’ufficio statistica del Comune di Verona, ma anche il primo dopo il picco della pandemia e quindi anche del periodo del primo lockdown. Rispetto al 2020, infatti, si nota che negli ultimi sei anni c’è un, seppur timido, segnale positivo con 36 neonati in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Forse un caso, forse invece uno dei pochissimi aspetti positivi che hanno lasciato in dote restrizioni varie e limitazioni.

 

I quartieri con più fiocchi rosa e azzurri

Anche le varie aree del comune di Verona, raccontano - alcune anche storicamente - diversità sia nella natalità sia per quanto riguarda la presenza di famiglie numerose. E cioè quelle con almeno quattro figli. Nel decennio preso in considerazione, infatti, i quartieri dove si sono registrate più nascite sono borgo Milano e borgo Roma, i più popolosi.

Legato a questo dato anche le aree della città dove vivono le famiglie con più componenti: la zona ovest di Verona dove sono 172 i nuclei con almeno quattro figli. La zona nord est invece segna il dato contrario, con appena 31 famiglie. Una curiosità: i mesi con più nascite - mediamente - sono quelli a cavallo fra l’estate e l’autunno. Al netto della natalità, però, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione, l’età media dei veronesi che dal 2013 al 2021 è aumentata di un anno. Parlando di circoscrizioni la più «giovane» è la Quarta con 45,5 anni di media, mentre la più «anziana» è la Seconda con 48,1.

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