Allarme parassiti

Monti infestati dalle zecche. La Forestale mette in guardia: «Fare attenzione anche sui sentieri»

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Una zecca
Una zecca
Zecche rilevate dai Forestali del Carega

Da calendario, mancano ancora tre settimane all'inizio dell'estate. Ma l'anomala infestazione di zecche fra boschi e prati incolti, complici l'inverno mite e secco e l'esplosione anticipata del caldo, è già cominciata da un pezzo. Aumentando, così, il rischio della diffusione di gravi patologie, che possono essere trasmesse all'uomo dal morso di questi parassiti ematofagi: la malattia di Lyme o borreliosi (provocata dal batterio Borrelia burgdorferi) e la meningoencefalite Tbe (Tick Borne Encephalitis, di origine virale). E agli animali domestici, come i cani, le zecche possono causare la babesiosi, potenzialmente fulminante.

 

L’allarme. Dopo l'allarme lanciato dall'Ulss 9 Scaligera, ora si aggiunge l'ammonimento di chi, per lavoro, frequenta assiduamente le estensioni naturali della nostra provincia: «Quest'anno, le zecche sono diffuse in numero spropositato. Purtroppo, però, noto parecchia imprudenza, se non proprio mancanza di consapevolezza del pericolo, in molti di coloro che passeggiano sulle nostre montagne e colline». A parlare è Roberto Nordera, operatore forestale di lungo corso nelle fila di Veneto Agricoltura: l'azienda che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde selvatico in un'ampia porzione della Lessinia orientale e del comprensorio del Carega, dalla Val Fraselle alla Val di Revolto, fino ai confini con il Vicentino, in alta Valle del Chiampo, su un'area totale di 2mila ettari. Racconta: «Venerdì scorso, insieme ai miei colleghi, ho incrociato una coppia giovane in Val di Revolto, lungo il sentiero che da località Madonnina sale verso la vecchia malga Campostrin. I ragazzi si sono fermati per chiederci indicazioni. La loro intenzione era dirigersi verso il rifugio Fraccaroli, ma stavano andando fuori strada. Mentre parlavamo, io ho notato che indossavano i pantaloni corti. Ho subito domandato loro se avessero fatto attenzione alle zecche. Non sapevano nemmeno cosa fossero...».

 

La scoperta. L'operatore forestale li ha aiutati a ispezionarsi, scoprendo che entrambi stavano già «trasportando» sulle proprie gambe, senza accorgersene, un gran numero di sgraditi ospiti. Le zecche, infatti, al momento della puntura iniettano una sostanza anestetica, proprio per aumentare le possibilità di ancorarsi bene con il rostro (la sottile bocca) alla cute del malcapitato, al quale poi inizieranno a succhiare il sangue. «E allora, con la pinzetta che porto sempre con me, ho iniziato a "operare"», continua Nordera. «Una dozzina di zecche l'ho tolta dalla pelle della ragazza; un altro paio al suo fidanzato. Mi spiace di non averle contate di preciso, ma erano davvero tante, benché minuscole per la maggior parte. Ci siamo salutati con la mia raccomandazione a stare molto attenti durante il ritorno».

«Avevo subito pensato che avessero preso le zecche», spiega ancora il forestale, «perché io stesso, l'altra settimana, liberando da tronchi caduti un sentiero in quella zona, me ne sono "beccate" due. Tempo fa, solo le zone boscose più remote e non frequentate dagli escursionisti erano ad alta "concentrazione" di zecche. Noi stessi, che per lavoro ci inoltriamo nella vegetazione al di fuori dei sentieri, sapevamo di dover procedere con estrema cautela per esempio nel folto della foresta di Giazza e nelle altre aree dove pascolano gli ungulati selvatici. Ma oggi non è più così. Anche i percorsi più battuti sono a rischio».

 

Le cause. Fra le cause del pullulare di zecche c'è l'aumento di popolazioni selvatiche come i cinghiali, oltre ad altri animali come camosci, daini e cervi che fanno da «vivai» per i parassiti; mentre invece gli incubatori degli agenti patogeni, poi veicolati dalle zecche stesse, sono topi e altri piccoli roditori, lepri e volpi.

 

Erba alta. «Non di rado vedo escursionisti sedersi o addirittura sdraiarsi tranquillamente nell'erba alta, per mangiare o riposarsi, ignari di poter essere nel frattempo morsi dalle zecche. Il mio consiglio», conclude Nordera, «è usare un abbigliamento "protettivo", meglio se chiaro per poter vedere se qualche parassita ci sta camminando sopra». «Purtroppo, scarpe chiuse e pantaloni lunghi non sono sempre sufficienti. Le zecche vagano sulla stoffa in cerca di uno scampolo di cute. E c'è il rischio di portarsele a casa sui vestiti. Quindi, alla fine di ogni escursione, prima di rimettersi in macchina, è buona norma ispezionarsi con attenzione, e passare vigorosamente le mani, o una spazzola, sui propri indumenti, più e più volte, per scrollarsi di dosso eventuali zecche. E a casa, sotto la doccia, fare un'altra verifica su tutto il corpo».

 

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Lorenza Costantino