IL CASO

Solidarietà a Francesca, la ragazza down cui è stato negato il tampone. Ma dall’Ulss ancora silenzio

Francesca felice davanti all’ingresso della residenza, a Soave
Francesca felice davanti all’ingresso della residenza, a Soave
Francesca felice davanti all’ingresso della residenza, a Soave
Francesca felice davanti all’ingresso della residenza, a Soave

Nel mondo di Francesca Zeba arrivano cuoricini, applausi ma, soprattutto, le due notti fuori casa assieme agli altri tre ragazzi che con lei condividono una volta al mese l’esperienza della terapia residenziale negli spazi dell’associazione Noi voi e l’oro, a Soave. Sta qui, infatti, l’appartamento protetto dove Francesca Zeba, 19 anni, giovedì sera è comunque riuscita ad entrare sebbene al Covid point dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio si siano rifiutati di effettuare il tampone che aveva regolarmente prenotato e al quale aveva diritto, anche in forza della dichiarazione da parte dell’Associazione genitori bambini down (Agbd).

Mamma Loreta Benin nel pomeriggio di giovedì non aveva discusso e non senza difficoltà era comunque riuscita a bypassare il problema. Spiega: «Ad avere fatto la coda non c’ero solo io e non volevo rallentarla per cui, davanti all’invito dell’operatore a riprenotare con ricetta, procedura non prevista dall’ordinanza regionale che impone i tamponi per chi fa residenzialità e li concede gratuitamente, me ne sono andata. Ho rispetto per il personale medico e infermieristico pressato, oberato e stanco ma qui il problema è stato sia di forma che di sostanza».

E racconta: «Francesca, dopo tre anni di esperienza solo pomeridiana, da settembre vive la residenzialità: è cambiata molto, sono cresciute le sue autonomie, la sua capacità decisionale. Francesca ha scoperto di poter essere protagonista della sua vita: per questo giovedì non ho mollato l’osso, era troppo importante. I progressi ci sono ed è così importante questo percorso che abbiamo deciso di non interromperlo il sabato mattina a causa della scuola (Francesca frequenta il liceo delle Scienze umane al Guarino Veronese di San Bonifacio, ndr), regalandole un giorno extra».

Ne hanno parlato, mamma e figlia, di quanto accaduto. Del brutto modo in cui al punto tamponi hanno rifiutato i suoi documenti («cos’è ’sta roba?» le parole usate). E così giovedì sera la ragazza ci ha fatto arrivare una bella foto in cui, imbacuccata nel suo berrettone rigorosamente arancione (il suo colore preferito) varcava la soglia dell’appartamento protetto. Alla fine pure questa è diventata una storia dal mondo di Francesca, o meglio «francysworld» che è il profilo Instagram che la sorella Michela e il fratello Marco, a luglio 2020 le hanno dedicato, seguito da ben 2.786 followers. La sua storia è stata inondata da una pioggia di cuoricini e di applausi per aver raccontato questo brutto episodio con l’obiettivo che non ricapiti, ma pure perché ha tenuto duro e non ha rinunciato al suo programma. Anche mamma Loreta, che quel pomeriggio è comunque riuscita a far sottoporre al tampone la figlia privatamente, è stata travolta anche dall’affetto e dalla solidarietà dei nostri lettori, da molti messaggi e altrettante telefonate di amici. Solo un grande silenzio, invece, da parte dell’Ulss 9.•.

Leggi anche
Rifiutato il tampone alla ragazza down. L'addetto alla documentazione: «Che cos’è questa roba?»

Paola Dalli Cani