Salute

Vaiolo delle scimmie: in Veneto finora 31 casi. Il primo caso regionale in Borgo Roma 2 mesi fa

La comunità scientifica è impegnata nella ricerca
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Il primo caso a livello regionale risale al 25 maggio scorso, quando al policlinico di Borgo Roma (con il contributo del laboratorio di Microbiologia dell'Irccs Ospedale Sacro Cuore di Negrar) è stata diagnosticata la prima positività in un paziente di origini lombarde da poco rientrato dall'Africa. Da allora, il reparto di Malattie infettive e tropicali dell'Azienda ospedaliera di Verona, diretto dalla professoressa Evelina Tacconelli, ha ricoverato altri tre pazienti affetti da vaiolo delle scimmie, tutti residenti in terra veneta, e ne ha incontrati in telemedicina, per un consulto da remoto, una decina.

«C'è una lieve tendenza all'aumento dei casi, ma era prevedibile, trattandosi di una malattia infettiva da contatto. Non vedo una situazione allarmante», afferma Tacconelli. «Il problema, semmai, è la sottostima. In nove casi su dieci, infatti, il vaiolo delle scimmie non ha bisogno di terapie particolari, perciò non escludo che una parte dei pazienti possa decidere in autonomia di rimanere a casa e aspettare la guarigione, specialmente se i sintomi sono lievi». Se si sceglie di non andare in ospedale, «è importante avvisare comunque il proprio medico di base e limitare il più possibile il rischio di trasmissione, mettendosi in autoisolamento», raccomanda l'infettivologa.

Il vaiolo delle scimmie si trasmette attraverso il contatto stretto con una persona sintomatica e si manifesta con febbre, forte mal di testa, astenia ed eruzioni o lesioni cutanee concentrate tendenzialmente sul viso, sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi. Colpisce in prevalenza giovani uomini tra i 20 e i 40 anni (in Italia l'età media dei contagiati è di 37 anni e su 426 casi attuali, soltanto due sono donne). Ad oggi, in Veneto, sono 31 i casi accertati. Lo rivela l'ultimo bollettino del Ministero della Salute. Otto di questi casi sono stati confermati proprio dal laboratorio di Microbiologia di Negrar, che è centro di riferimento regionale (con Padova) e finora ha analizzato 13 campioni sospetti inviati dagli ospedali veneti, cinque dei quali sono risultati negativi.

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Esiste un vaccino specifico contro il vaiolo delle scimmie, già approvato anche in Italia, tuttavia né il nostro Ministero della Salute né altri enti regolatori europei hanno dato indicazioni per la somministrazione nella fascia di popolazione più a rischio. La comunità scientifica sta discutendo dell'opportunità di predisporre un piano vaccinale, il parere di Tacconelli è che «non sia necessario farlo, ora, visto il numero contenuto dei contagi». Peraltro il vaiolo delle scimmie, ricorda ancora l'infettivologa, è prevenibile come ogni altra malattia sessualmente trasmessa. Nel frattempo, però, l'Organizzazione mondiale della Sanità lo ha dichiarato «emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale», una definizione complessa che viene utilizzata per gli eventi gravi, improvvisi, insoliti o inaspettati che comportano ricadute per la salute pubblica oltre i confini nazionali dello Stato colpito e, proprio per questo motivo, possono richiedere azioni internazionali. Com'è accaduto per la pandemia di Sars-Cov-2, che infatti è un'altra delle emergenze sanitarie attualmente in vigore nel mondo.

C'è da preoccuparsi, allora? «No. Dichiararla un'emergenza sanitaria di rilevanza internazionale è un atto quasi dovuto per poter accedere a ulteriori fondi per la ricerca e lo sviluppo di nuovi vaccini. Inoltre questo livello di allerta è necessario per avviare la sorveglianza anche nei Paesi in cui la malattia non era mai stata rilevata prima», risponde la virologa Concetta Castilletti, responsabile dell'unità operativa di Virologia del Sacro Cuore di Negrar e grande esperta di orthopoxvirus, classe di virus che colpiscono vertebrati di grandi dimensioni e di cui fa parte anche il vaiolo delle scimmie.

Laura Perina