Primi interrogatori per i componenti della Qbr

Le motivazioni della convalida: «I genitori non controllano». E il giudice li tiene in carcere

La polizia durante un controllo effettuato nelle abitazioni dei giovani
La polizia durante un controllo effettuato nelle abitazioni dei giovani
La polizia durante un controllo effettuato nelle abitazioni dei giovani
La polizia durante un controllo effettuato nelle abitazioni dei giovani

Primi interrogatori, prima doccia fredda per i ragazzini arrestati martedì dalla polizia. I ragazzini della baby gang Qbr, acronimo di «Quartiere Borgo Roma» o di «Quei bravi ragazzi», finiti in carcere per una serie di accuse vanno dalla rapina all’estorsione, dal furto alla ricettazione, dalla violenza privata alle lesioni. Ieri i primi due indagati under 18 sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari Valeria Zancan del Tribunale dei minorenni di Venezia e si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere. I loro avvocati Simone Bergamini e Giacomo Giulianelli hanno chiesto un alleggerimento della misura, spiegando che le madri dei due giovani erano disposte a tenerli a casa, agli arresti domiciliari, proponendosi loro stesse come garanti del rispetto della misura. Il giudice Zancan, però, in brevissimo tempo ha rigettato la richiesta, spiegando che la situazione familiare dei due ragazzini non sarebbe stata una garanzia sufficiente.

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«Non risulta che i familiari degli indagati avessero cercato di contenere in modo efficace il comportamento illecito dei figli, i quali godevano di assoluta libertà, anche in orari notturni», si legge sul provvedimento del giudice, «e avevano subito controlli, identificazioni, perquisizioni e sequestri che avrebbero dovuto preoccupare i genitori e sollecitare interventi educativi, che non consta siano stati attivati». Il giudice sottolinea, infine, lo stato di particolare «vulnerabilità» delle due madri, una incinta e prossima al parto, e l’altra invalida all’80 per cento.

I due ragazzini, in particolare, sono accusati di aver messo a segno le rapine nei confronti di due rider nel settembre del 2020. In entrambi i casi i fattorini sono stati bloccati, picchiati e derubati del portafogli. Uno dei due giovani, peraltro, è considerato dal pubblico ministero Silvia Facciotti, titolare dell’inchiesta, il capo della baby gang. Tuttavia, nell’ordinanza, il giudice Zancan precisa come non emergano elementi per ritenere che il giovane «abbia avuto un ruolo diverso da quello di altri componenti», «non apparendo una figura particolarmente carismatica o persona in grado di organizzare reati e distribuire compiti esecutivi tra gli associati».

Oggi a Venezia proseguiranno gli interrogatori per gli arrestati minorenni, mentre a Verona, davanti al giudice per le indagini preliminari Carola Musio, inizieranno quelli per i sei indagati maggiorenni, ritenuti responsabili, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione per delinquere alla rapina, furto aggravato ricettazione, danneggiamento, indebito utilizzo di carte di credito e lesioni aggravate. L’accusa di associazione a delinquere, contestata dalla Procura di Verona, ha infatti retto di fronte al giudice per le indagini preliminari Carola Musio, mentre non è stata condivisa dal gip Valeria Zancan del Tribunale per i Minorenni di Venezia. Un aspetto sicuramente non secondario, in quanto confermerebbe l’esistenza di una vera e propria banda, organizzata, in grado di mettere a segno soprusi e furti come comune intento. Tuttavia, secondo il gip Zancan, «i riscontri probatori non appaiono sufficienti a dimostrare neppure la avvenuta predisposizione di una struttura organizzata al servizio del gruppo di ragazzi autodefinitisi Qbr: non traspaiono obiettivi duraturi e condivisi che abbiano orientato l’attività criminosa degli appartenenti alla banda, né indicazioni recepite dal gruppo che riguardino il ruolo esercitato dai singoli associati».

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Manuela Trevisani