La tragedia di via Bassetti

L'amico che era con Madiha, travolta sul marciapiede: «Come puoi immaginare che succeda una cosa del genere?»

Madiha Rahmad, la giovane uccisa da un'auto in via Bassetti
Madiha Rahmad, la giovane uccisa da un'auto in via Bassetti
Madiha Rahmad, la giovane uccisa da un'auto in via Bassetti
Madiha Rahmad, la giovane uccisa da un'auto in via Bassetti

Lui era lì, lui è il sopravvissuto. Lui è quello che quando il destino ha lanciato i dadi, non è uscito il suo numero. Nicolò è sotto choc, termine che dice tutto e niente, quando si è rischiato di morire o si è visto morire qualcuno. Quanti anni serviranno per attenuare il ricordo del rumore che ha sentito, di quell’auto che va a sbattere contro il corpo della sua amica. Quanto tempo servirà per smorzare il terrore nel camminare sul bordo di una strada, su un marciapiedi.

Vita distrutta, cancellata quella di Madiha Rahmad, 29 anni, travolta e uccisa da un auto mentre camminava sul marciapiede in via Bassetti. E vita devastata da un’esperienza impossibile da metabolizzare, quella di Nicolò. «Stavamo tornando verso casa, camminando fianco a fianco e chiacchierando, lei era alla mia destra, nel lato verso la strada. Non so per quale ragione ho alzato gli occhi e ho visto l’auto già lì davanti a noi, ho fatto un balzo, mi sono tuffato da una parte. Sono caduto e quando mi sono rialzato, lei era a quasi venti metri da me, sbalzata via». Cerca le parole Nicolò, di tanto in tanto la voce gli si smorza in gola. «Sono andato verso di lei, era devastata, sono andato nel panico, non ho più capito niente, i ricordi diventano confusi. Dell’auto non c’era più traccia, ha continuato la sua corsa folle», racconta il giovane.


«Avevo conosciuto Madiha nella pizzeria dove stava lavorando. I proprietari sono miei amici e abbiamo iniziato a frequentarci in amicizia. Sabato sera eravamo stati con lei e un’altra ragazza nella prima parte della serata, poi siamo passati a casa della sua amica in zona Teatro Romano, perchè lei si voleva cambiare per andare in discoteca. E alle 3.15 ho chiamato un taxi per farci portare in discoteca, in via Giolfino. Siamo stati lì fino alle 5.20 e poi ci siamo incamminati. Una serata come tante, niente di speciale, abbiamo bevuto qualcosa, ballato, chiacchierato. Già altre volte abbiamo fatto la strada del ritorno insieme. Io abito in zona Porto San Pancrazio e quindi a me viene più comodo poi andare a casa attraverso il buso del gato. Avrei salutato Madiha dopo qualche minuto, come già era accaduto altre volte. E invece è arrivata quell’auto, le è piombata addosso, io mi ricordo soltanto i fanali, lì davanti a noi, all’improvviso come se fosse sbucata dal nulla, non l’ho neanche sentita arrivare, me la sono trovata davanti e basta». 
Fatica a trovare le parole Nicolò, è tutto il giorno che racconta la tragedia, è stato sentito anche dagli agenti della Polizia Locale, essendo l’unico testimone della tragedia, a parte il conducente che verrà interrogato nelle prossime ore. «Non puoi immaginare una cosa del genere. Come fai a immaginare che mentre cammini su un marciapiedi qualcuno ti venga addosso in auto? Non stavamo attraversando, eravamo lì su quel tratto di marciapiedi che costeggia l’erba, e stavamo chiacchierando, tranquillamente in una città deserta vista l’ora. E poi quel tonfo, quel rumore di ferro che si rompe, di vetri in frantumi, un rumore che è tanti rumori insieme e là, tanti tanti metri avanti lei, Madiha, che ormai non c’era più»

 

Alessandra Vaccari