Rilasciava il certificato necessario per il green pass

Finti vaccini, medico a processo: accusato di corruzione insieme a 135 pazienti

Chiuse le indagini e giudizio immediato solo per il dottor Michele Perini. Risponde anche di falso, abuso d’ufficio e truffa. L'indagine scaturita da una segnalazione
Una delle corruzioni registrate dai carabinieri
Una delle corruzioni registrate dai carabinieri
Una delle corruzioni registrate dai carabinieri
Una delle corruzioni registrate dai carabinieri

Acqua al posto dei vaccini anti covid ma il nominativo del paziente veniva comunque inserito nella piattaforma del servizio sanitario nazionale che a quel punto rilasciava il green pass. A chi il vaccino non lo aveva fatto. Il dottor Michele Perini, due ambulatori, uno al Porto San Pancrazio e uno in via Cipolla, è al momento l’unico per il quale il sostituto procuratore Paolo Sachar, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il processo.

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Al medico, accusato di corruzione, falso ideologico e falso materiale oltre che di truffa aggravato ai danni del Servizio sanitario e abuso d’ufficio, è stata notificata nei giorni scorsi la richiesta di giudizio immediato e ora con i legali che lo assistono (Roberto Canevaro e Fabio Zambelli) valuterà se avvalersi di riti alternativi davanti al gup. In caso contrario la prima udienza del processo davanti al collegio sarà il 18 novembre.

L'accusa di corruzione in concorso anche per i pazienti

Gli arresti, sei in totale, scattarono alcuni mesi prima della fine dell’emergenza sanitaria e quindi dell’obbligo vaccinale per l’ottenimento del green pass, indispensabile per lavorare piuttosto che per andare al bar o al ristorante. Oltre al dottor Michele Perini l’inchiesta coordinata fece finire in carcere anche cinque «intermediari», coloro che procuravano i clienti, persone disposte a pagare 300 euro per il finto vaccino e la vera certificazione mentre il numero degli indagati per corruzione in concorso è decisamente più alto: 140 (tra questi insegnanti e infermieri) mentre 277 persone sono ritenute «concorrenti morali» nella falsificazione ideologica commessa dal medico.

Un’indagine durata pochi mesi, condotta dal Nas di Padova e iniziata sulla base di una segnalazione: il paziente zero è un cuoco di Abano e si vantò di poter lavorare senza essere vaccinato perché a Verona un medico rilasciava il certificato dietro pagamento di 300 euro. Disse anche che il giro si basava sul passa parola e che aveva un sacco di clienti. Lo stesso passa parola che arrivò ai carabinieri che misero sotto controllo telefoni e ambulatori.

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Fabiana Marcolini