Emergenza irrigazione

Ex cave e sbarramenti, ecco il piano del Veneto contro la siccità

Cava Casona a San Massimo
Cava Casona a San Massimo
Cava Casona a San Massimo
Cava Casona a San Massimo

Costerà 268 milioni di euro salvare, in futuro, il Veneto dalla siccità. Questo, infatti, è il costo di un grande piano salva-acqua pensato dalla sezione regionale dell'Associazione nazionale della bonifica italiana, Anbi, che riunisce i consorzi ai quali compete la gestione della rete idrica al servizio delle campagne. Stiamo parlando di «Irrigazione 2030».

Un'operazione che, secondo quanto spiega Andrea Crestani, direttore di Anbi Veneto, dovrebbe rivoluzionare la gestione delle risorse idriche nella nostra regione, grazie alla creazione degli invasi che mancano soprattutto nelle aree di pianura come quella Veronese. «Abbiamo individuato 37 siti nei quali realizzare, con forme diverse, delle riserve d'acqua, che dovrebbero funzionare come una sorta di Bancomat», precisa Crestani. La prospettiva è arrivare ad avere invasi di varie misure sparsi sul territorio, dotati di un collegamento in entrata per poter essere ricaricati, che dovranno trattenere le risorse idriche che andranno poi distribuite alle campagne in base alle esigenze. Il piano prevede di utilizzare 18 cave dismesse (tutte assieme possono invasare 44 milioni di metri cubi d'acqua), creare, scavando grandi fosse, 10 bacini di pianura che possano contenere in tutto 5 milioni di metri cubi e, dove non è possibile, andare sotto il livello della superficie del suolo, e di realizzare dei bacini con sbarramenti artificiali di alcuni fiumi.

Un'operazione, quest'ultima, che consentirebbe di trattenere altri 5 milioni di metri cubi d'acqua. Nel momento in cui saranno realizzate tutte queste strutture potranno essere garantite scorte per 54 milioni di metri cubi d'acqua. Una quantità paragonabile a quella di un grande lago di montagna e che può dare notevoli benefici, essendo suddivisa in varie aree del territorio. «Con questi invasi e con la creazione di quei bacini privati interaziendali che sono già previsti dal Piano di sviluppo rurale regionale è possibile avere acqua, anche in caso di grave siccità, per almeno un mese», dice Crestani. Il quale sottolinea che non è necessario tenere stivate per più tempo le risorse idriche. «Bisogna ricordare che non è che non pioverà più», rimarca, «visto che da tempo in Veneto cade ogni anno la stessa quantità d'acqua e che il problema sono semmai le modalità con cui piove».

Se inevitabilmente, vista la conformazione del territorio, la maggior parte dei bacini previsti si trova nelle zone di montagna, va però detto che la nostra è, fra le province più a sud del Veneto, quella che dovrebbe essere dotata del maggior numero di strutture. Da noi ne sono previste cinque, di cui quattro da realizzare sfruttando impianti estrattivi inutilizzati. Due sono nel territorio comunale di Verona, quelle denominate Casona e Moreschi, una a Sommacampagna, la Ganfardine, e una a Villafranca, la Colombarotto. Il quinto invaso, invece, andrebbe realizzato sbarrando un corso d'acqua. Si tratta del Tartaro, nel tratto in cui passa nel territorio comunale di Vigasio.

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«Tutte queste infrastrutture dovrebbero permettere di trattenere acqua che altrimenti finirebbe in mare, seppur ovviamente nel rispetto delle portate necessarie per evitare la risalita del cuneo salino alla foce dei fiumi», tiene a precisare il direttore di Anbi. «Irrigazione 2030» non è, a quanto pare, un libro dei sogni. «Ad oggi abbiamo individuato tutti i siti possibili e abbiamo avviato un approfondimento puntuale con la Regione, per verificare la situazione delle singole cave, ovvero se possano essere utilizzabili, e la realizzabilità degli invasi di pianura e degli sbarramenti fluviali», precisa Crestani. «Entro la fine di quest'anno il piano potrà essere completato e poi, nel giro di un paio d'anni, potranno essere realizzati i progetti e avviati i primi lavori», continua. Precisando che, se la situazione di emergenza attuale farà arrivare in fretta le risorse economiche, i tempi potranno essere accorciati. «La cosa importante è che quanto sta accadendo quest'anno ha fatto sì che ci sia finalmente una forte attenzione per la gestione delle risorse idriche», sottolinea il direttore. «D'altronde qui si tratta di spendere 268 milioni di euro, ma quest'anno la siccità finirà per creare in Veneto danni per miliardi di euro all'agricoltura», aggiunge. Il piano, va detto, rientra in un'iniziativa nazionale di Anbi e vuole avere anche una valenza energetica. In alcuni invasi è infatti prevista la posa di pannelli fotovoltaici galleggianti, con una produzione complessiva di 27 megawatt di elettricità.

 

Luca Fiorin