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Siccità, livello massimo di allerta. Verso lo stato di crisi: «Situazione drammatica»

Il Po in secca nel Mantovano
Il Po in secca nel Mantovano
Il Po in secca nel Mantovano
Il Po in secca nel Mantovano

«A peste, fame et bello libera nos, Domine». L’antica invocazione contro le calamità provocate dall’uomo e dalla natura è tornata più che mai attuale. E una siccità che si prolunga da mesi si aggiunge alle nefaste conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina
Per fronteggiare la situazione (Coldiretti registra questa primavera come la sesta più calda di sempre sul pianeta a livello climatico), è assai probabile che nei prossimi giorni il Governo dichiari lo stato d’emergenza, così come chiedono a gran voce le Regioni del Nord. D’altra parte, lo stesso ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, nel corso del summit Blue Forum Italia network a Gaeta, ha definito «inevitabile» la misura. L’Esecutivo tiene dunque sotto stretta osservazione il dossier siccità.
La questione sarà sul tavolo, mercoledì, della Conferenza Stato-Regioni. All’incontro dovrebbero partecipare il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli e della Transizione ecologica Roberto Cingolani, oltre al capo del Dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio. La situazione, d’altronde, con i livelli dei fiumi, a partire dal Po, mai così bassi da decenni, non ammette ulteriori ritardi. Quella di mercoledì sarà l’occasione per i governatori di far sentire la propria voce. E oltre allo stato d’emergenza, alcuni esponenti politici stanno caldeggiando un “decreto siccità” a sostegno dell’agricoltura.
Ad anticipare l’appuntamento è il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. «È un’evidente emergenza», afferma, «e mercoledì dobbiamo porre il tema, per chiedere al Governo un intervento immediato e un riguardo particolare per tutto il bacino del Po». Il presidente della Lombardia Attilio Fontana fa sapere che «la situazione è più drammatica di quanto possa apparire». E che per quanto riguarda l’agricoltura, sostiene, «sarà gestibile ancora per 15 giorni al massimo».
La misura dello stato d’emergenza è, infatti, indispensabile per poter intervenire con decisioni il più possibile rapide. A pronunciarsi per primo era stato il presidente del Veneto. Luca Zaia già nelle settimane scorse aveva chiesto, senza successo, lo stato d’emergenza. «Se il Governo ci avesse dato retta adesso staremmo già risolvendo i problemi. Speriamo che non sia troppo tardi» recrimina il governatore. Zaia aveva sottolineato che si tratta di un passaggio finalizzato a realizzare una gestione sovraregionale della crisi idrica e ad ottenere l’erogazione dei fondi necessari per gli interventi urgenti. 
In seguito si erano mosse la Lombardia e il Piemonte. Nelle regioni settentrionali le precipitazioni primaverili si sono più che dimezzate, con temperature a dir poco inusuali. Ma la situazione sta diventando molto critica anche nel centro-sud. Bonaccini ha annunciato che anche l’Emilia Romagna sta preparando la richiesta di stato di emergenza. Il tema, confermano fonti vicine al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, è effettivamente sul tavolo e mercoledì si cercherà di trovare una posizione comune. Anche lo stesso Fedriga, tra l’altro, sta preparando la dichiarazione di stato di emergenza locale e un decreto specifico sulla criticità idrica che coinvolgerà i settori dell’agricoltura e poi gli usi civili e domestici per contenere il consumo di acqua. 
In attesa di capire la proposta delle Regioni, l’assessore regionale all’Ambiente del Piemonte Matteo Marnati annuncia che «chiederà il livello massimo di allerta, quello rosso» in modo da «permettere al Governo di intervenire con i mezzi della protezione civile o per decidere gli utilizzi delle acque». La Liguria, che ha riunito all’inizio della scorsa settimana l’Osservatorio dei Corpi Idrici, deciderà invece «nei prossimi giorni» proprio sulla scorta delle analisi che arriveranno dall’Osservatorio. 
Ma l’emergenza non riguarda solo la pianura Padana. «L’allarme siccità l’abbiamo lanciato mesi fa, ma non possiamo più inseguire le emergenze», afferma il segretario generale dell’Autorità di bacino del Tevere, Erasmo De Angelis, «l’acqua dev’essere al centro dell’attenzione pubblica e degli investimenti del nostro Governo, deve rientrare nei bilanci dello Stato: il tema è fare prevenzione nei tempi di pace».

Enrico Santi