Il tecnico di elisoccorso di Verona

Dani, lutto e dolore al 118: «Sulla Marmolada ho perso un fratello e un uomo speciale»

Il 52enne di Valdagno da anni volava con i soccorritori scaligeri
Paolo Dani
Paolo Dani
Paolo Dani
Paolo Dani

Quando si vola assieme, quando si va in soccorso in montagna, quando si ha una squadra, se si perde un compagno si perde un fratello. Questo era Paolo Dani, per i colleghi dell’elisoccorso del 118 di Verona. Perché da anni il tecnico vicentino del Soccorso Alpino e guida alpina, morto sulla Marmolada domenica, volava per tre turni al mese sull’elicottero di Verona Emergenza come tecnico, appunto, di elisoccorso alla base di Verona: è la figura “prestata” dal Soccorso alpino al 118 per gli interventi in elicottero, responsabile delle operazioni con il verricello e della sicurezza dell’equipe e dell’infermiere.

Dani, 52 anni, di Valdagno, in provincia di Vicenza, era anche istruttore regionale del Soccorso Alpino, impegnato nei corsi di formazione e aggiornamento anche a Verona. Sono in tanti a piangere l’amico in terra scaligera: i soccorritori del 118 e quelli della stazione di Verona del Soccorso alpino. «Perdiamo un fratello», racconta il direttore del 118, Adriano Valerio. «Lo conoscevamo molto bene. Lavoravamo fianco a fianco da anni, era uno di noi, uno di quelli che lavora per garantire tutti i giorni sicurezza. E da un momento all’altro non c’è più... Siamo tutti scossi». Valerio ha avuto l’onere di dare ai suoi la notizia che mai avrebbe voluto dare. Dani era tra i veterani del gruppo di undici tecnici che il Soccorso alpino mette a disposizione a turno del 118. Con lui Marco Manzini, soccorritore di Verona Emergenza, volava da vent’anni: «Oltreché colleghi eravamo amici», racconta. «Era sempre gentile, disponibile, pronto a dare una mano. Era un uomo di indubbie capacità tecniche, ma soprattutto era una persona a modo, splendida».

Sfoglia i ricordi, Manzini: i corsi di addestramento durante i quali Dani veniva a fare lezione «così potevamo rispolverare quello che avevamo appreso». E poi i voli, gli interventi. «Ci raccontava anche delle sue uscite come guida alpina, di dove avrebbe portato i clienti o di dove li aveva portati». Era un piacere passare il turno con Dani. Al 118 di Verona non potevano pensare che una delle trenta persone portate via dal seracco, domenica, fosse lui. Una delle prime vittime, tra l’altro, a essere identificate. «Sono mestieri che comportano dei rischi, noi tutti lo sappiamo», conclude Manzini. «Ma chi andava a pensare che proprio lui fosse là sotto. Siamo rimasti senza parole. L’unica cosa che sono riuscito a pensare è che davvero sono sempre i migliori che se ne vanno».

Non c’è persona che lo abbia incontrato che non lo definisca molto professionale, umile e buono. Dani era stato il responsabile della stazione del Soccorso alpino di Recoaro-Valdagno dal 2013 al 2020 ed elicotterista. Avrebbe compiuto 52 anni tra due giorni e viveva con la compagna Giulia Cornale e la figlia Marcella di 14 anni a Castelvecchio di Valdagno. Aveva due fratelli, Lino e Daniele appassionati della natura e della vita all’aria aperta, e una sorella, Rosilda. Il primo è accompagnatore di media montagna e lo aveva iniziato all’alpinismo. Dani era persona cui affidarsi. Svolgeva da quasi un ventennio l’attività di guida alpina accompagnando gruppi e privati su ogni terreno: alta montagna, cascate ghiacciate, trekking. Aveva aperto vie sulle Piccole Dolomiti e accompagnato centinaia di appassionati. Aveva organizzato innumerevoli corsi di arrampicata e alpinismo, per bambini, ragazzi e adulti. Si andava sicuri con lui e Dani metteva sempre prima la sicurezza, anche nei consigli che dispensava. Ma poi c’è il destino..

Maria Vittoria Adami