Dopo gli interrogatori il gip ha sciolto le riserve

Baby gang, «famiglie non idonee». E il giudice tiene tutti in carcere

I presunti componenti della baby gang restano in carcere
I presunti componenti della baby gang restano in carcere
I presunti componenti della baby gang restano in carcere
I presunti componenti della baby gang restano in carcere

Restano in carcere i sei ragazzi maggiorenni della baby gang Qbr, acronimo di Quartiere Borgo Roma, così come di Quei bravi ragazzi, leggendario film sulla mafia italoamericana. Ieri il giudice per le indagini preliminari di Verona Carola Musio ha sciolto la riserva sulla loro richiesta di arresti domiciliari, rigettando tutte le istanze. I sei ragazzi (difesi dagli avvocati Bergamini, Galli Righi, Giulianelli e Vettorato) dovranno quindi rimanere dietro le sbarre del carcere di Montorio, in quanto, secondo il giudice, «gli ambienti familiari in cui gli indagati chiedono di essere collocati non risultano idonei a evitare il pericolo di reiterazione di fatti analoghi a quelli descritti», considerato anche «lo sprezzo» dimostrato dai ragazzi più volte nei confronti delle forze dell'ordine.

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Sempre ieri si sono svolti, inoltre, gli ultimi interrogatori per tre dei ragazzini minorenni della baby gang, tutti rinchiusi in comunità: si tratta, dunque, delle posizioni meno gravi. Il più piccolo di tutta la banda, oggi sedicenne, è accusato di due episodi, avvenuti tra il novembre del 2020 e il gennaio del 2021, quando di anni ne aveva ancora 14. Il primo riguarda una rapina e un'estorsione, messe a segno nei confronti di un ragazzo poco più che maggiorenne. In almeno sei persone hanno accerchiato la vittima prescelta, l'hanno colpita con calci alle gambe e schiaffi e quindi gli hanno rubato un cappellino di lana nero marca Jack&Jones e un cellulare iPhone 11. Infine, sempre secondo le accuse, lo avrebbero costretto a consegnare 40 euro per riavere lo smartphone. Il secondo episodio è un'altra rapina, commessa stavolta nei confronti di un minorenne. Anche in questo caso, un gruppetto di almeno sei persone ha preso di mira il malcapitato: lo ha accerchiato, incappucciato, preso per il collo e buttato a terra, prima di colpirlo con calci e pugni e di rubargli il portafoglio, con all'interno 35 euro e un paio di scarpe Nike. Ieri il ragazzo, comparso in aula assieme ai suoi familiari, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato Alessandro Ballottin, ha chiesto la revoca della misura che è stata, invece, rigettata.

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Sempre ieri è stata la volta di un altro ragazzo, oggi diciannovenne, accusato della stessa rapina del gennaio 2021, nei confronti del minorenne, che aveva fruttato un paio di scarpe Nike. Il giovane ieri ha spiegato al giudice di essere stato nei paraggi al momento dei fatti, ma di non avervi partecipato direttamente. Infine, il terzo dei ragazzi sentiti ieri è accusato di aver partecipato a un'altra rapina, avvenuta nel marzo del 2021 davanti al Burger King, sempre ai danni di un giovane, per accaparrarsi il suo cappellino. Il diciannovenne, assistito dall'avvocato Simone Bergamini, si è difeso dicendo di non aver rubato nulla, ma di aver sì alzato le mani nei confronti della vittima solamente per difendersi, in quanto il ragazzo si era presentato alcune ore dopo i fatti a casa sua con la chiara intenzione – a suo dire - di picchiarlo. Anche in questo caso sono stati chiesti i domiciliari. Il giudice si è quindi riservato, in attesa che il pubblico ministero titolare dell'inchiesta esprima il suo parere.

Manuela Trevisani