Lotta al Covid

Dopo i 13 dentisti, sospesi dall'Ordine anche 65 medici no-vax

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Sono circa ottanta, tra medici e dentisti, i renitenti al vaccino sospesi dall’Ordine dei medici e odontoiatri di Verona. Per la precisione 13 dentisti e circa 65 medici tra dipendenti delle aziende sanitarie, liberi professionisti e, purtroppo, uno sparuto gruppetto di medici di base, categoria già in affanno per la carenza di nuove leve.

È una percentuale davvero contenuta se si raffronta ai 7.200 iscritti all’albo (circa 6mila medici e 1.200 dentisti). Tuttavia, l’Ordine sta procedendo con il pugno di ferro. Ha emanato, infatti, dapprima un centinaio di sospensioni fino al 31 dicembre. Poi una ventina di medici ha risposto chi vaccinandosi, chi certificando di essersi sottoposto alla profilassi in altre province o all’estero. Per loro, quindi, la sospensione è stata annullata. Restano quindi in tutto 65 i medici e 13 i dentisti raggiunti dal provvedimento che sarà annullato se decideranno di vaccinarsi.

«Con la sospensione vietiamo agli iscritti di rapportarsi con i pazienti fino al 31 dicembre», spiega il dottor Carlo Rugiu, presidente dell’Ordine, «a meno che non si mettano in regola con il vaccino». L’Ordine riceve i nominativi dei «renitenti» dall’Ulss9 e procede a inviare le sospensioni. «Medici e dentisti non vaccinati sono equamente suddivisi per fasce d’età e per ambito di lavoro», continua Rugiu, «anche se rappresentano l’1 per cento degli iscritti. È quindi una percentuale molto bassa». La risposta di medici e odontoiatri, infatti, è stata da subito massiva.

A giugno, dopo cinque mesi di campagna vaccinale, circa 600 persone tra gli operatori sanitari, quindi compresi anche infermieri, Oss, tecnici di laboratorio, farmacisti e altre figure sanitarie non laureate in medicina, risultavano ancora senza vaccino. Pian piano il numero è sceso. «Abbiamo fatto e facciamo tuttora appelli alla vaccinazione. E’ inconcepibile che un medico non si vaccini», è perentorio Rugiu, «perché è un dovere etico e morale per difendere la comunità e le persone che curiamo. C’è un limite anche alla libertà di pensiero. Se usciamo da questa emergenza è grazie a quel 99 per cento di medici che si è vaccinato». È una strada senza se e senza ma, quella indicata dall’Ordine.

Lo sottolinea anche il vicepresidente, Lucio Cordioli, medico di famiglia e dello sport. «Non ammettiamo deroghe. Si segue la scienza. Non si può accettare che gli operatori sanitari non si vaccinino perché il loro compito è curare le persone: non possono contagiare i pazienti». C’è un concetto fondamentale, quindi, per Cordioli: non è permesso a un medico di non vaccinarsi. «Si può comprendere che un 15 per cento possa non capire che l’unica arma di prevenzione di massa del contagio è la vaccinazione, perché non ha studiato medicina e si è fatto influenzare da altri canali. Ma non è ammissibile che un medico che ha superato gli esami di microbiologia e immunologia, che sono due esami che spiegano chiaramente qual è l’azione del vaccino e degli anticorpi, disconosca quello che ha studiato», conclude Cordioli. E aggiunge: «Nè è ammissibile che possa essere fonte di contagio di pazienti che vanno da lui e magari non sono vaccinati. Il medico deve curare tutti, anche chi non si è sottoposto all’anticovid».

Altrettanto perentori sono stati gli odontoiatri in questi giorni riuniti per la Commissione dell’Albo nazionale proprio a Verona. «L’obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari è imposto dalla legge e non c’è possibilità di scelta. Noi dentisti non possiamo essere no-vax. Chi lo è forse ha sbagliato mestiere», ha detto durante l’incontro con i colleghi di tutta Italia Elena Boscagin, la presidente della Commissione di Verona.

Maria Vittoria Adami