Beppe Grillo difende il figlio: «Non è uno stupratore. Arrestate anche me». La famiglia della ragazza: «Farsa ripugnante»

Grillo difende il figlio su Facebook

«Mio figlio è su tutti i giornali come stupratore seriale insieme ad altri 3 ragazzi...io voglio chiedere chiedere veramente perché un gruppo di stupratori seriali non sono stati arrestati, la legge dice che vanno presi e messi in galera e interrogati. Sono liberi da due anni, ce li avrei portati io in galera a calci nel culo. Allora perché non li avete arrestati? Perchè vi sete resi conto che non è vero niente, non c’è stato niente perchè chi viene stuprato e fa una denuncia dopo 8 giorni vi è sembrato strano. Se non avete arrestato mio figlio arrestate me perchè ci vado io in galera». Così Beppe Grillo si sfoga in un video su Facebook.

 

Replicano i genitori della studentessa che ha denunciato, i quali, attraverso una nota divulgata dall’avvocato Giulia Bongiorno, si dicono «distrutti. Il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante - affermano -. Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, cercare di sminuire e ridicolizzare il dolore sono strategie misere».

 

Tra i primi a commentare la vicenda c’è la Lega di Matteo Salvini: «Garantismo a giorni alterni. Il sabato Salvini è colpevole, il lunedì suo figlio è innocente». Da Iv la capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi non usa mezzi termini: «Che Grillo usi il suo potere mediatico e politico per assolvere il figlio è vergognoso». Nel Pd, intervengono un po' tutti, tra questi la presidente Valentina Cuppi e la capogruppo in Senato Simona Malpezzi stigmatizzando «il frasario tipico di chi colpevolizza la vittima, parole sconcertanti».

 

Il primo a solidarizzare con il fondatore del M5s è Alessandro Di Battista: «Sei un papà e ti capisco. Spero che tutto si possa chiarire e alla svelta. Coraggio Beppe». Per il Movimento - dove pure serpeggia più di qualche imbarazzo - interviene il capo politico Vito Crimi: esprime vicinanza umana al fondatore, si dice fiducioso «nel lavoro della magistratura» e auspica che «i fatti vengano trattati dai media evitando conclusioni affrettate e la ricerca di sensazionalismi».

 

Al dibattito partecipano anche direttori di giornali e Tg. «Come padre, solidarizzo con Grillo», ma «come giornalista non posso non notare che il giustizialismo colpevolista praticato sistematicamente dal Movimento creato da Grillo contro i familiari degli avversari politici si trasforma in garantismo in questa occasione», scrive su Facebook il direttore del TgLa7, Enrico Mentana.

 

Su una linea analoga Massimo Giannini, direttore della Stampa: «Capisco il dolore di un padre, ma se c’è una denuncia si indaga. E processare, assolvere o condannare spetta ai giudici, non ai parenti».

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