Voglio una giornata da... Spitz

Cima Vezzena
Cima Vezzena
Voglio una giornata da Spitz

Sì, lo ripeto. Voglio una giornata da Spitz. Perché questa cima, a dispetto dei suoi «soli» 1.906 metri, è di quelle che tolgono il fiato quanto a panorami, che ti restano dentro.

 

Serve la giornata perfetta, quindi. Ma per cosa? Stiamo parlando di Cima Vezzena, o Spitz Vezzena, o Pizzo di Levico, a cavallo fra Trentino e Veneto. Da una parte c’è Lavarone, dall’altra Asiago. In mezzo c’è lui, il sovrano, anzi l’«occhio degli altipiani» (così lo chiamavano durante la prima guerra mondiale), visto che la cima venne sbancata per costruirci un incredibile forte. Che, sia pur in parte crollato, è ancora lassù, spettacolare esempio di architettura militare austriaca.

 

L’escursione è un classico, non si scopre niente, anche se la cima è spesso snobbata a vantaggio delle vette non lontane dell’Ortigara e di Cima Dodici. Va detto che da passo Vezzena, abituale punto di partenza, lo Spitz fa un effetto relativo, perché il dislivello è contenuto. Ma se lo guardate dal fondo della Valsugana, beh, è una montagna che ti conquista per la sua prominenza.

 

Spettacolo! Allora, si parte. Passo Vezzena si raggiunge da Asiago risalendo la Val d’Assa, mentre da Lavarone si deve transitare da Monte Rovere, dove arriva la strada che parte da Levico-Caldonazzo. Si riparte subito lungo una stradella asfaltata che raggiunge in una quindicina di minuti il Forte Busa Verle.

 

Prima sosta sui ruderi del complesso militare bombardato dagli italiani (nei prati attorno non si contano i crateri creati dalle esplosioni). Poi si riparte sempre lungo la strada fino al bivio con il sentiero 205, che risale faticosamente il bosco a zig-zag fino alla cresta, il cosiddetto Pizzotto (bellissimo colpo d’occhio, ma attenti all’esposizione!). Da qui si va ad innestarsi sulla strada militare che si ferma ai piedi della cima.

 

Poi basta salire fra rocce e blocchi di cemento fino alla croce, che offre un panorama incredibile sulle montagne del Trentino, dalle Pale di San Martino alle Dolomiti di Brenta.

 

Per la discesa, consiglio di puntare a sinistra dello Spitz lungo uno sentierino che raggiunge la Bocca di Forno (m 1.788) e si va a ricollegare alla strada militare, che rappresenta un’alternativa meno ripida (ma più lunga) al sentiero nel bosco. Dal passo il dislivello è di 500 metri, tempi di percorrenza fino alla cima attorno all’ora e mezza (dipende dalla gamba).

 

IN BICI. Chi ha voglia di pedalare sui sentieri della storia può salire alla cima in sella a una mountain bike, anche elettrica visto che non ci sono ostacoli, se non il fondo stradale dissestato e ghiaioso. Si sale lungo la strada militare fino a un bivio non troppo evidente a sinistra, tre tornanti dopo l’incrocio con il sentiero 205. Ripeto, il fondo non è di quelli indimenticabili, ma si pedala.

 

Chi vuole alzare davvero il tiro (e poi godersi una super discesa, ne vale la pena) può partire dal centro sportivo di Caldonazzo e salire la panoramica strada del Menador (o Kaiserjägerweg) fino allo Spiazzo Alto (alcuni tratti ripidi ma sempre pedalabili), e da qui raggiungere il passo Vezzena su asfalto, da dove si riprende la solita strada militare per la cima. La discesa più bella, ma solo con bici enduro full, passa da Baita del Cangi e arriva a Santa Giuliana (difficile).

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)

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