Bici e monti

Monte Castello di Gaino, il Garda che non ti aspetti

Monte Castello di Gaino, il Lago che non ti aspetti

La sponda occidentale del Garda, per la sua storia geologica e quindi per le caratteristiche morfologiche dei rilievi, offre una lunga serie di panoramiche cime calcaree che si affacciano o addirittura sprofondano verso il lago con poderose bancate di roccia, regalando panorami davvero eccezionali. Una di queste è sicuramente il monte Castello di Gaino, che a dispetto dei suoi 870 metri di quota massima (sovrastato quindi da fratelli ben maggiori come il monte Pizzocolo, la cresta Denervo-Comer e, sulla sponda veronese con la catena del Baldo), offre uno spettacolare balcone su buona parte del Benaco. A chiudere il cerchio, questa cima si raggiunge facilmente (ma non banalmente) e si può salire in tutte le stagioni da tre versanti.
Scartata la bella cresta sud-ovest, terreno solo per arrampicatori, con una bella via molto frequentata per la favolosa esposizione, la vetta si può raggiungere dalla località Castello di Gaino (come il monte) che parte da quota 362 metri, oppure da Navazzo, frazione di Gargnano, la via più breve, che parte da quota 497 metri. I due sentieri si incontrano a quota 789 sulla forcella della cresta, e l’ultimo tratto - per buona parte attrezzato - è comune.
Entrambi i sentieri sono agevoli, un breve tratto attrezzato si incontra salendo da Gaino, ma niente di che. Il bosco è la nota dominante, e permette una frequentazione estiva, anche se le stagioni migliori restano la primavera e l’autunno, per i colori e le giornate più terse, che permettono di sfruttare meglio questa cima che ha nel paesaggio la sua nota saliente.
Il tratto finale attrezzato non è difficile, ma presenta più di un punto con una certa esposizione verso il bosco. Il cavo rappresenta comunque sempre una garanzia, soprattutto dove bisogna arrampicare un attimino. Io ci sono salito anche in compagnia della mia cagnetta Nairobi, quindi i miei consigli vanno presi per quello che sono: un invito a non prendere sottogamba il percorso, che sul lato di Navazzo traversa per un buon tratto sotto la cresta ed è quindi un misto di roccette e bosco, tutto camminabile con un minimo di attenzione. Il sentiero 221 parte dalla chiesa di Santa Maria, sale alla località Villa Lena e aggirando un capanno di caccia si porta verso il crinale. Tutto è segnalato, non si può sbagliare.
Una nota paesaggistica: da questo versante il monte Castello di Gaino si mostra come una montagna a tre punte, e infatti così è chiamato dai «local», mentre visto da sud appare come una lunga pinna dorsale che emerge dal bosco.
Dalla forcella di quota 789 è possibile seguire a sinistra un tratto della dentellata cresta (tracce di passaggio) che si affaccia sul lago con bellissimi scorci. Un antipasto di quelli che offre la cima (870 m), dalla quale lo sguardo spazia sul Garda in maniera eccezionale, a dispetto della modesta quota. Domina naturalmente il lago, che da qui nei giorni meno limpidi sembra allargarsi verso sud come se fosse un unico mare, mentre nelle giornate nitide il panorama fa a gara con i migliori in assoluto di tutto il Benaco. In ogni caso è l’intera catena del monte Baldo, con la propaggine dello Stivo, a mostrarsi con le sue cime e i suoi canaloni, e poi la costa verso Maderno e il golfo di Salò. Verso nordovest ecco invece le belle cime della cresta Tombea-Caplone, ma anche la sempre bella Zingla, mentre spunta anche la Corna Blacca, gigante delle Prealpi bresciane. Sulla nostra testa c’è naturalmente la calcarea parete del monte Pizzocolo, con i suoi selvaggi costoloni, mentre ai suoi piedi la valle delle Cartiere si fonde con quella delle Camerate. Tanta roba per una cimetta di 870 metri. Lo sanno bene i turisti, soprattutto tedeschi, che frequentano regolarmente il Castello di Gaino, mentre gli escursionisti nostrani sono sempre in netta minoranza, come dimostra il libro di vetta, molto «Deutschland»). Peccato, perchè con una breve camminata (poco più di un’ora da Navazzo, 1 ora e 30 da Gaino) si possono godere paesaggi spettacolari.
In discesa meglio prestare la dovuta attenzione a dove si mettono i piedi, sia nei tratti attrezzati che anche in quelli in apparenza più scorrevoli, a causa delle rocce affioranti e scivolose. Ma, ripeto, niente di difficile. Da fare, prima o poi.

Claudio Mafrici