Le «fabbriche del freddo» della Lessinia

La «busa» di Malga Malera (Mafrici)
La «busa» di Malga Malera (Mafrici)
Le «fabbriche del freddo» in Lessinia

Ho aspettato mesi, in attesa della neve, per poter fare questo giro. E quando per due volte la neve è arrivata, non sono mai riuscito ad organizzarmi in tempo. Così, solo a fine inverno sono andato alla scoperta delle «fabbriche del freddo» della Lessinia.

Non parlo delle giassare, ma delle doline. L’altopiano, infatti, è ricco non solo di grotte e inghiottitoi carsici, ma anche di «buse», le doline appunto. Ce ne sono molte, in genere piccole (e spesso all’interno sono state costruite le giassare), ma alcune sono piuttosto ampie e profonde.

Il «marchio di fabbrica» di queste conche è la temperatura, che d’inverno scende a livelli polari. Il record è stato registrato nel 2018, con 37,4 gradi sottozero nella dolina di Malga Malera di Sotto (1.522 m), ma quasi ogni anno viene raggiunta la soglia dei meno 30.

Il primato italiano è stato registrato in una depressione su un altro altopiano, quello delle Pale di San Martino, con 49,6 gradi sottozero! Attenzione: questi picchi vengono registrati sul fondo delle doline, dove l’aria fredda, più pesante, si accumula in un gelido lago, con escursioni termiche incredibili rispetto alla superficie. E anche nelle afose notti estive là sotto si scende spesso sottozero.

Il fenomeno è studiato a livello regionale dall’Arpav e, nel Veronese, dagli appassionati dell’associazione Estremi di Meteo 4, in particolare Flavio Menini e Corrado Vaona, che da anni operano con rigore scientifico registrando sistematicamente le temperature nelle doline, in particolare quella di Malga Malera di Sotto, la più «performante» in termini di gelo. E lo dimostra il fatto che anche in un inverno come l’attuale, caratterizzato da poca neve e poco freddo, in dolina si sono comunque registrati quasi 25 gradi sottozero.

«Immergersi in dolina è come oltrepassare la porta di un altro mondo, entrare in un tunnel spazio temporale che ti porta senza fatica a migliaia di chilometri di distanza», ha scritto Flavio Menini nel forum di Meteo 4. Insomma, nelle buse della Lessinia è come essere al Polo Nord. A innescare l’incredibile discesa della colonnina di mercurio è il noto fenomeno dell’inversione termica, che si genera con cielo sereno, calma di vento e bassa umidità dell’aria.

L’altro ingrediente, oltre alle particolari caratteristiche delle doline, è la copertura nevosa, che di notte favorisce il gelo. Ecco allora l’idea di collegare in un anello escursionistico quattro doline e la cima che le sovrasta, peraltro molto panoramica, il monte Grolla, esplorando il bordo orientale dell’altopiano lessinico. Un percorso che ha un suo perché soprattutto con la neve, e che si può affrontare anche con le ciaspole o con sci e pelli.

La scarsità di neve di quest’anno mi ha permesso di fare il giro a piedi senza nemmeno le ghette, ma con un buon innevamento questa zona è assolutamente affascinante, nordica, e meno battuta rispetto a San Giorgio, che peraltro è lì, a un tiro di schioppo. Si parte da Conca dei Parpari, più esattamente dal parcheggio di Parparo di Sotto (1.390 m), che si raggiunge da Velo, sulla strada che sale a San Giorgio. Si imbocca la strada che sale a Parparo di Sopra e si procede (con la neve senza percorso obbligato) fino a quando il tracciato inizia ad affacciarsi sull’alta val d’Illasi, non lontano dalla faggeta delle Gosse.

Dopo un tratto protetto da una rete piuttosto alta (conviene passare all’esterno), si arriva in una mezz’ora a un passo (non quotato, circa 1.500 metri, segnalazioni), dove può iniziare il giro ad anello, percorribile in entrambi i sensi. Io sono andato a sinistra, seguendo una strada che si abbassa nella valletta (ma si può anche salire sul dosso in direzione Pigarol o tagliare in costa per non perdere quota), in direzione della prima dolina, il Buco del Ciglione (1.520 m), che si raggiunge salendo poi per prati sempre sul lato sinistro (attenzione, non c’è un sentiero).

Si tratta di una profonda depressione, caratterizzata da un faggio sul suo bordo meridionale. Il Buco, pur largo, fa una certa impressione. Sul fondo, nel gennaio 2009, è stata toccata la temperatura di meno 36,4 gradi! Dal Ciglione, senza percorso obbligato, si scende verso sinistra in una valletta che aggira una zona di «sfingi», i monoliti calcarei di Rosso Ammonitico che caratterizzano tutto l’altopiano, e si risale verso malga Grolla.

L’attraversamento delle «sfingi» è invece più insidiosa e complicata. Si torna sulla stradina che si affaccia nel vallon Malera e subito si nota la profonda dolina di Malga Malera di Sotto, sul cui fondo sono collocati gli strumenti di misurazione delle temperature. Si può scendere senza problemi. Un’altra dolina è presente a monte della malga, che guarda il vicino rifugio Malga Malera, ai piedi del Castel. Noi andiamo verso destra in direzione del monte Grolla.

La soluzione più semplice è seguire uno dei due crinali, segnati dalla recinzioni, ma nella valletta si trovano le altre due doline che vogliamo visitare, quelle del Grolla, in particolare la prima, la Busa, che sprofonda improvvisamente sotto i nostri piedi. Più avanti una seconda dolina, che con la neve appare come una bocca spalancata, ci invita a risalire il pendio fino al suo bordo.

Il fondo della valletta è segnato da altre piccole depressioni che sono un libro aperto sui fenomeni carsici della Lessinia. La salita alla vetta del Grolla richiede una ventina di minuti, con uno strappetto finale (1.659 m). Il panorama, nei giorni limpidi, è di tutto rispetto e si allunga dal Carega a tutti i Lessini, con l’onnipresente seghettata cresta del Baldo sullo sfondo. E poi la pianura e la lunga catena degli Appennini. Siamo sul bordo orientale dell’altopiano, segnato da trincee e appostamenti che cent’anni fa costituivano la seconda linea del fronte durante la Grande guerra.

Sotto di noi c’è l’alta valle di Giazza, dominata dalle cime del Plische e della Zevola. Dal Grolla si scende verso sud lungo una traccia evidente, camminando sempre sul panoramico bordo dell’altopiano, con numerosi affacci sul versante roccioso che a gradoni si abbassa verso il rifugio Boschetto. In breve ci ritroviamo sulla stradina percorsa all’andata, che ci riporta ai Parpari. Il giro si percorre in 3 ore scarse, con dislivello di circa 350 metri, ma si può allungare a piacere salendo verso il passo Malera e Cima Trappola oppure puntando verso Castel Malera.

IN BICI. La Lessinia è un favoloso terreno per escursioni in mountain bike su stradine e mulattiere. In zona Parpari passa il Giro delle malghe, fra Roverè, Velo e San Giorgio, lungo poco più di 17 chilometri, con un dislivello di 740 metri (che prima o poi verrò a fare).

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)