La cavalcata delle tre valli

San Glisente in ombra, un balcone verso le Alpi Orobie (Mafrici)
San Glisente in ombra, un balcone verso le Alpi Orobie (Mafrici)
San Glisente in ombra, un balcone verso le Alpi Orobie (Mafrici)
San Glisente in ombra, un balcone verso le Alpi Orobie (Mafrici)

C’è un itinerario, sulle montagne bresciane, che ha tutti gli ingredienti per essere speciale: è facile, con poco dislivello (circa 700 metri fra andata e ritorno), super panoramico, ricco di spunti geologici e naturalistici, di grande interesse storico. Non poco per una camminata che, anche se lunga, è comunque alla portata di tutti.

Eppure, la traversata che dal Maniva, in alta Valtrompia, raggiunge San Glisente (eremo, chiesetta e bivacco), è tutto sommato poco nota e anche poco battuta. Quella del santo è una figura avvolta nella leggenda: fra le numerose versioni, la più probabile è che si trattasse di un nobile camuno, forse un soldato, che si ritirò su questi monti in eremitaggio e qui sarebbe morto nel 796, in una grotta su un poggio a quasi 2.000 metri di altezza, sulla quale venne edificata una cripta ipogea che risale al XI secolo circa, dove il santo venne sepolto.

In seguito, dopo aspre contese, il corpo venne trasportato nella chiesa di Berzo Inferiore. Sopra la cripta venne poi costruita (XII-XIII secolo) una chiesetta romanica, riedificata nel XV secolo. Sul retro è stato realizzato un comodo bivacco (cucina, 6 letti, fontana all’esterno).

Il punto di partenza è all’altezza del tornante (2.060 m) prima del passo Dasdana, sulla strada che collega il passo del Maniva e il passo Crocedomini, raggiungibile da Brescia per Gardone Valtrompia e Collio, lungo la provinciale 345 delle Tre Valli. La zona del Dasdana dista circa 4 chilometri dal Maniva e qui si incrociano Valtrompia, Valsabbia e Valcamonica. Le segnalazioni ci portano a percorrere la variante bassa del Sentiero Tre Valli 3V (segni biancazzurri). Chi vuole aggiungere un po’ di dislivello può partire poco più avanti, dal passo Dasdana (variante alta del 3V), e percorrere la facile cresta delle tre Colombine fino alla croce (2.214 m), molto panoramica, che poi scende al Goletto di Cludona, dove le due varianti del 3V si incontrano.

Noi scendiamo al Pian delle Baste lungo una dissestata stradina che, con andamento semi pianeggiante, sfiora il cosiddetto Casermone e prosegue in quota ai piedi delle Colombine, in una zona caratterizzata da rocce antichissime, formatesi a seguito dalla prima immane collisione fra placche continentali della storia della Terra, circa 300 milioni di anni fa. Il tracciato passa sotto la Sfinge, un caratteristico spigolo roccioso, e raggiunge il Goletto di Cludona (2.030 m), dove si può raggiungere in breve il ben visibile bivacco Grazzini. Qui il panorama si apre decisamente verso la Valcamonica.

Teniamo il tracciato di destra (variante alta del 3V), risaliamo alcuni dossi panoramici da dove lo sguardo, nelle giornate limpide, raggiunge il monte Rosa e il monte Bianco, oltre che l’Adamello, il Bernina e il Cornone di Blumone. Si raggiunge così il passo delle Sette Crocette (2.041 m), luogo misterioso e suggestivo, caratterizzato da un muretto con sette croci di metallo e un cippo del 1688, la cui origine fa pensare ad antichi conflitti fra pastori e valligiani. Dal passo, in mezz’ora si può salire sul vicino monte Crestoso (2.207 m).

Noi proseguiamo sul sentiero che taglia il pendio nord della vetta fino al passo del Crestoso (2.000 m), da dove si scende fino alla Nicchia di San Glisente, dove il santo si sarebbe più volte rifugiato. A una decina di minuti sorge il bel bivacco Bassi, in singolare ambiente da Grande Nord caratterizzato da pascoli e torbiere d’alta quota. Dalla Nicchia si risale al monte Fra (2.130 m), unica vera asperità della giornata (quasi 200 metri di dislivello) e poi si prosegue senza possibilità di errore sul sentiero che, in cresta e lungo pendii erbosi (attenzione), porta prima alla Colma di San Glisente (2.160 m, panorama spaziale che, come detto, arriva al monte Bianco) e poi in discesa al bivacco (1.956 m).

Da qui si può scendere in Valcamonica. In tutto 3 ore e mezza di cammino (e più o meno altrettante per il ritorno). Da visitare assolutamente la cripta, che di fatto è un orologio solare. Nel giorno del solstizio d’estate, all’alba il sole illumina perfettamente il tempio attraverso la finestrella rivolta ad est. Al centro le colonne che sostengono la cripta sono a loro volta collocate secondo i punti cardinali, come tradizione delle chiese cristiane. Una meraviglia edificata in armonia con l’Universo, un tesoro culturale stupefacente, se pensiamo che ci troviamo a quasi duemila metri di altezza.

Si rientra sul sentiero dell’andata: dalle Sette Crocette al Goletto di Cludona, volendo, è possibile percorrere la più comoda variante bassa del Sentiero 3V. Nuvole permettendo (il Maniva ha una certa fama in proposito), anche nel ritorno ci si sazia di vasti panorami, stavolta verso le cime della Valtrompia (Corna Blacca e Guglielmo) e i monti del Garda.

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)