Cresta di Pila, pedalare con vista sui quattromila

L'arrivo sulla cima della Piatta di Grevon (Mafrici)
L'arrivo sulla cima della Piatta di Grevon (Mafrici)
Cresta Pila (Mafrici)

La giornata si annuncia perfetta, e lo sarà, e quindi può scattare l’operazione Val d’Aosta. L’obiettivo di giornata è Pila, con la sua famosa cresta, da percorrere in mountain bike. Il bello del giro, oltre alla cresta, è la mega discesa fino ad Aosta, per oltre duemila metri di dislivello (necessaria una bici full suspended con ampia escursione perché una parte della discesa è da downhill, ma non difficile). Mi fanno compagnia due rocciosi pensionati, Claudio e Alessandro, che ovviamente arriveranno in vetta prima di me. Partiamo.

Il viaggio fino ad Aosta è lunghetto, e quindi la partenza è alle 4.30. Fin troppo presto, visto che la cabinovia che ci porterà a Pila parte alle 9. Incassato e condiviso lo shock per il costo della trasferta, eccoci pronti al via. La telecabina è economica, 6,50 euro a persona con bici, tanta gente alla partenza anche in un giorno feriale ma Pila è famosa per il suo bike park, ed è lì che biker di ogni nazionalità si accalcano per affrontare i bellissimi percorsi, tutti opportunamente lavorati e spondati, che scendono in questa panoramica conca.

Noi però siamo enduristi e quindi, lasciata alle spalle la stazione di arrivo della cabinovia e risaliti fino a Gorraz (scuola sci) al margine di una pista, imbocchiamo la strada asfaltata che sale verso la nostra meta, che è la Piatta di Grevon, il punto della cresta a 2.752 metri da dove inizia la picchiata verso Aosta. Si punta verso l’alpeggio Grimondet, a 2.100 metri, attraverso un bosco. La stradina regala strappi importanti ma è sempre ben pedalabile.

Usciti dal bosco si comincia subito con i panorami, che in questo punto centrale della Vallée sono particolarmente abbondanti e quasi circolari. Le presenze continue del monte Bianco, del Rutor e del Grand Combin, a cui si aggiunge una infinità di cime che arrivano al Cervino e al monte Rosa, fanno dimenticare la fatica, che il sole amplifica non poco. Si attraversa un pratone fino ad arrivare all’impianto di risalita Grimod. Qui si segue la strada che ci fa perdere purtroppo un centinaio di metri di dislivello fino a un bivio, dove si prende la stradina che sale verso la cresta, raggiunta da un impianto di risalita (Couis 1), che è in funzione nei fine settimana di luglio e fino a fine agosto. Oggi è fermo, e ci sta, noi siamo qui per pedalare!

La salita prosegue con rampe impegnative (e proibitive per i muscolari) sulla strada di servizio agli impianti. Si punta verso sinistra avendo come obiettivo l’arrivo della seggiovia che sbuca in cresta. Il panorama si allarga sempre di più e con un ultimo sforzo, una volta chiuso il tornante, ci si affaccia sulla valle di Cogne oltre mille metri sotto di noi, con la vetta della Grivola (3.996 m) e i suoi satelliti e il gruppo del Gran Paradiso (4.061 m) a dominare la scena. Uno spettacolo che si deve ammirare per poter apprezzare davvero l’immensità di queste montagne.

L’annata di neve scarsa si fa sentire, e vedere, ma resta un grandissimo colpo d’occhio. Completato dall’intera catena del monte Bianco 4.810 m) che chiude l’orizzonte verso nord ovest, con il Dente del Gigante (4013 m) e la vertiginosa cima delle Grandes Jorasses (4.208 m). E poi il Grand Combin (4.343 m), il mont Velan (3.731 m), le tante vette sconosciute della Valpelline, la mole della Dent d’Herens (4.171 m) e poi il Cervino (4.478 m) un po’ nascosto dalle nuvole. E ancora, il Plateau Rosà, il Breithorn (4.165 m) e le cime del monte Rosa (4.634 m), in parte coperte dalla mole del monte Emilius (3.559 m) alle nostre spalle. Insomma, un panorama davvero unico, che la bella giornata ha reso eccezionale.

Dopo questa full immersion montana, saliamo l’ultimo tratto che porta alla Piatta di Grevon (2.752 m), medesimo panorama, dove inizia la discesa. Si tiene la cresta fino a una croce, quindi si affronta un tratto delicato ed esposto (chi non se la sente è meglio che prosegua a piedi) che regala grandi emozioni. Davanti a noi il Bianco si lascia ammirare come non mai. La cresta alterna tratti più agevoli ad altri più esigui fino al Col Couis (2.637 m), da dove si risale brevemente fino alla Punta del Couis (2.661 m), dove si trova lo spettacolare quanto spartano bivacco Arno (due posti letto).

Qui arriva una traccia che permetterebbe già di iniziare la discesa. Noi proseguiamo sulla cresta affrontando l’ultimo tratto che si percorre in sella fino al Colle del Drinc (2.565 m). Volendo, si può risalire ancora fino alla Punta del Drinc (2.663 m, ripetitori) e proseguire fino alla Pointe de la Pierre, ma in bici avrebbe poco senso vista la necessità poi di tornate indietro. L’intera cresta da questa cima alla Punta Valletta (3.090 m, via ferrata) e poi giù fino a Pila è uno dei più spettacolari itinerari escursionistici della Val d’Aosta, che anni fa ho percorso fino alla Valletta con grande soddisfazione. Da mettere in conto per la pensione!


Dal colle del Drinc ci si abbassa su un sentierino bellissimo quanto stretto fino ai prati sottostanti dove, seguendo alcuni tratti nastrati, si va a imboccare il Desarpa Bike, la super discesa che ci riporterà a Pila. La Desarpa, in patois valdostano, è la transumanza di fine settembre, quando le mandrie scendono dagli alpeggi. La nostra discesa verso la civiltà (a proposito, in tutto il giorno abbiamo incontrato un solo escursionista) prosegue seguendo i cartellini bianchi e gialli del Desarpa, alternando tratti bellissimi di sentiero con radici e sassi ma sempre fattibile, a collegamenti su sterrata. La discesa è davvero di soddisfazione. Attenzione nel tratto finale a seguire rigorosamente i cartelli per non trovarsi sul percorso Xc che obbliga ad alcune brevi risalite (infatti, noi ci siamo finiti in mezzo).

Dopo una meritata birra, la discesa prosegue verso Aosta, ma con un problema. Il primo tratto dalla seggiovia Chamolè a Les Fleurs è chiuso a causa di una contesa legale con i proprietari dei terreni. Il sentiero si può comunque imboccare, a proprio rischio e pericolo, più in basso, poco sopra l’ultima stazione intermedia della funivia (Plan Praz), risalendo brevemente una cementata per poi andare a sinistra fino a imboccare il tracciato. Che è bellissimo, tecnico, con alcune varianti, polveroso visto che anche qui non piove, ma davvero meritevole.

Si sbuca sulla strada principale in località Les Fleurs e si va a imboccare l’ultimo tratto della discesa, molto downhill ma assolutamente percorribile, con continue curve spondate che impegnano non poco. Un discesone con i fiocchi. Arrivati in fondo, si rientra su asfalto (segnalazioni) al parcheggio della telecabina Aosta-Pila.

Claudio Mafrici