Cima Sera, la regina del Bleggio

In discesa dalla cresta di Cima Sera (Mafrici)
In discesa dalla cresta di Cima Sera (Mafrici)
Cima Sera (Mafrici)

Chi conosce il Bleggio? Non molti, mi verrebbe da dire. Eppure quest’area del Trentino che fa da cuscinetto fra il lago di Garda e le Dolomiti e Brenta, due super zone turistiche e anche alpinistiche, non finisce di sorprendere con le sue forme meno severe, i suoi paesini tranquilli, i boschi e i panorami di prim’ordine. In tutte le stagioni.

Si raggiunge da Riva del Garda passando per il lago di Tenno, oppure dalle Giudicarie attraverso il lago d’Idro, o ancora dalle Sarche passando da Ponte Arche. Siamo in quello che una volta si sarebbe definito un Trentino minore. In realtà, visto che non esistono montagne minori, questo è semplicemente un Trentino meno noto, meno aspro, di certo alla portata di tutti, ricco di sentieri e di stradine percorribili anche in mountain bike.

Fra le numerose vette che dominano la verde vallata di Fiavè e del Bleggio, quella che amo di più è sicuramente Cima Sera. Non è la più alta (1.908 m), ma ha il vantaggio di unire un agevole accesso a una bella e panoramica cresta finale, con un dislivello accettabile (poco meno di mille metri). Non saprei scegliere la stagione migliore per salirla: la fioritura dei crochi all’inizio della primavera è indimenticabile, così come lo spettacolo con la neve (a piedi, con le ciaspole, con gli sci solo per appassionati) o l’immersione nei colori dell’autunno.

D’estate... in verità a luglio o agosto non ci sono mai stato, ma mi sbilancerei a dire che Cima Sera dà il meglio di sé nelle mezze stagioni. In ogni caso, si parte da passo Duron (986 m), sulla strada che collega Ponte Arche e Tione. Sopra il parcheggio, lasciato alle spalle un accogliente albergo rifugio, si sale lungo una stradina, poi mulattiera (sentiero Garda-Brenta 463), attraverso la faggeta, costellata di massi erratici depositati qui durante l’ultima glaciazione.

Attenzione d’inverno alla presenza di ghiaccio: la strada è in ombra, molto utili i ramponcini. Il primo tratto di salita francamente è un po’ noioso, ma quando, dopo un’oretta abbondante si sbuca sulla radura di malga Stabio (1.453 m) il discorso cambia radicalmente. Di colpo sembra di essere stati precipitati in una specie di paradiso, con il colpo d’occhio che si allarga verso ovest alla lunga catena di cime adamelline, dominate dal Carè Alto.

La malga è un luogo ameno, di serenità, e offre anche un bivacco per una sosta. Per arrivare sulla vetta, che domina la conca, ci vuole un’altra ora abbondante. Si punta verso sud per prati in direzione del bosco e poi si sale fin quasi a Bocchetta Piazzola (1.567 m). Una breve deviazione permette di affacciarsi sulla sottostante, selvaggia Val Marcia, per i «locals» antico luogo di ritrovo di streghe.

Prima della Bocchetta si svolta a sinistra e si prosegue sul sentiero nel boschetto fino a sbucare sulla bella cresta, dove il panorama si allarga improvvisamente e ti riempie il cuore: dall’Adamello alla Presanella, dal Brenta alle Cime del Bondone e fino allo Stivo, e alle nostre spalle la Gaverdina. E poi tutto il Bleggio da una parte e le Giudicarie dall’altra.

La cresta è stretta e d’inverno, con tanta neve, può essere ghiacciata (ramponi) e possono formarsi delle cornici sul lato Val Marcia. Anche il versante verso malga Stabio è piuttosto ripido e può incutere un po’ di timore per il pericolo di valanghe: pur invitante, non è il caso di andarlo a «tagliare»! La cresta si percorre comunque con attenzione, se è innevata, ma senza particolari difficoltà. Con qualche tratto faticoso e un ultimo strappo si raggiunge la croce di vetta, meraviglioso affaccio sul Trentino meridionale. Si rientra dalla via di salita, la più agevole e sicura.

Claudio Mafrici (claudio.mafrici@larena.it)