Vicenza

Il "proiettile" anti-cancro creato nel laboratorio delle eccellenze vicentine

L’innovativa terapia contro il tumore non-Hodgkin nata dall’eccellenza dei centri ricerca vicentini
L’innovativa terapia contro il tumore non-Hodgkin nata dall’eccellenza dei centri ricerca vicentini
L’innovativa terapia contro il tumore non-Hodgkin nata dall’eccellenza dei centri ricerca vicentini
L’innovativa terapia contro il tumore non-Hodgkin nata dall’eccellenza dei centri ricerca vicentini

Un lavoro appena pubblicato sul Journal for immunotherapy of Cancer, la rivista più prestigiosa nel settore dell’immunoterapia dei tumori. Ma, soprattutto, un farmaco che si sta costruendo nella “cell-factory” di palazzo Baggio, un proiettile anti-tumore fatto di cellule-killer Cik che, entro l’anno o nei primi mesi del 2022, verrà testato sull’uomo. Si apre così una nuova strada per combattere uno dei tumori del sangue più aggressivi, il linfoma non-Hodgkin refrattario a tutte le terapie standard. Sarà la prima volta al mondo. Ancora una volta Vicenza ai vertici con due dei suoi gioielli in cui la sanità pubblica si abbina alla ricerca. 

C’è il laboratorio di terapie cellulari avanzate, invidiato dai Big Pharma di mezzo mondo, uno fra i pochi laboratori italiani autorizzati dall’Aifa a produrre medicinali a base di cellule, e c’è il reparto di ematologia del San Bortolo, uno dei massimi templi italiani ed europei per tradizione e attività di una delle branche mediche in assoluto più delicate e impegnative. Due strutture dirette da giganti come il biologo Giuseppe Astori, che ha scelto l’Italia come terreno di ricerca dopo aver iniziato in Svizzera, e il primario Marco Ruggeri. Assieme a loro il gruppo guidato da Antonio Rosato del dipartimento di scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’università di Padova e da Roberta Sommaggio dello Iov. Dopo la prima volta delle Car-T nel 2020 in piena tempesta-Covid sempre a opera dell’ematologia di Ruggeri, punta di diamante nel Veneto e in Italia, ora ecco questo farmaco-cellula che può cambiare la storia di una malattia che continua a far paura e diventa l’unica possibile soluzione per un certo numero di pazienti, 20-30 su 50-60 nel Veneto, 200-300 su 500-600 nella penisola. Sono quei malati – spiega Ruggeri – che non potrebbero essere trattati neppure con l’innovativa terapia basata appunto su cellule T prelevate al paziente, ingegnerizzate in laboratorio, riprogrammate come bombe genetiche e reintrodotte nel sangue come cavallo di Troia per dare la caccia al tumore, riconoscerlo e ucciderlo. 

Questo perché le controindicazioni severe rispetto alle Car-T sono molte. Si può anche morire. Le sacche congelate con i linfociti del paziente, conservati nell’azoto liquido a -170 C° e spediti per la lavorazione negli Usa, non vanno bene per tutti. Da qui l’importanza del nuovo farmaco cellulare che si sta realizzando a Vicenza, che ha un costo di produzione largamente inferiore rispetto alle Car-T (per ogni trattamento si spendono 320 mila euro) perché non prevede manipolazioni genetiche, e che presenta una serie di punti di forza. 

«Si utilizza – dice Astori - un piccolo prelievo di sangue dal paziente che riusciamo anche a purificare da eventuali cellule tumorali. In questo modo riusciamo a ottenere fino a 5 miliardi di cellule Cik». Una volta preparate, le cellule-killer vengono lanciate sul bersaglio del linfoma usando come vettori propulsivi quelli che vengono chiamati anticorpi "ponte". Ed è pure questa metodica che promette ulteriori e importanti sviluppi.  «Cambiando l'anticorpo "ponte"– osserva Astori - le cellule Cik potranno essere indirizzate di volta in volta verso tumori differenti. Avremo in mano una terapia potenzialmente molto versatile». Il ruolo centrale disegnato all’interno della ricerca da Ruggeri e da un’altra esponente del team medico dell’ematologia, Maria Chiara Tisi, in un reparto dai numeri eccezionali che conta in un anno oltre 600 ricoveri, 60 trapianti, 40 mila prestazioni Dh e che non si è mai fermato a fronte di un lavoro incredibile neppure nelle ondate più drammatiche del Covid, e la qualità-top della cell-factory con Astori, Katia Chieregato, Martina Bernardi, Angela Bozza. Fino a oggi 12 pazienti trattati al San Bortolo con le Car-T e altri 2 già in agenda per le prossime infusioni. «Dei malati che vediamo solo uno su 5 – dice Ruggeri - può essere avviato verso le Car-T. Gli altri 4 sono persone che hanno esaurito tutte le terapie e avrebbero un’aspettativa di vita da 6 a 12 mesi. Questo nuovo farmaco potrà salvarli». 

Franco Pepe