Secondo giorno: terza sessione

«Debito e inflazione, dilemma per il mondo». «Ma il futuro è ricco di opportunità»

Un momento della sessione (foto Marchiori)
Un momento della sessione (foto Marchiori)
Un momento della sessione (foto Marchiori)
Un momento della sessione (foto Marchiori)

 

Sviluppo economico e scambi mondiali: i rischi e le opportunità del decennio: è il titolo della terza sessione della seconda giornata del Festival del Futuro 2021.

Il dibattito è organizzato in collaborazione con Oxford Economics.

Relatori: Enrico Sassoon, Direttore responsabile, Harvard Business Review Italia (chairman); Manuela D’Onofrio, Head of Group Investment Strategy, UniCredit; Emilio Rossi, Senior Advisor Oxford Economics e Direttore Osservatorio del Terziario di ManagerItalia; Gianmarco Montanari, Direttore Generale IIT – Consigliere Indipendente FinecoBank e Tinexta; Giovanni Dolcetta Capuzzo, Vicepresidente per l’internazionalizzazione, Confindustria Vicenza;

 

Sassoon: «La pandemia da un lato ha provocato il rimbalzo del 2021, dall'altro ha acuito il problema del debito pubblico. Occorre capire quali strade percorreranno gli stati ora»

Rossi: «Eventuali restrizioni che dovessero ritornare potrebbero intaccare qualunque analisi, questa è una doverosa premessa. Vanno distinte poi le problematiche di breve e di lungo termine

Inflazione, debito e lotta al cambiamento climatico sono le parole chiave del futuro, che sono interconnesse in modo complesso. Nel 2035 il Pil globale diminuirà di 4-5 punti per la questione climatica. L'inflazione ce l'aspettavamo ma non in questi termini: è dovuta però soprattutto da fattori temporanei, legati alla pandemia e alla geopolitica. Il problema del debito è drammatico: da un lato perchè sottovalutato, dall'altro perchè i livelli di debito sono doppi a quelli del 2007. Il debito va finanziato con tassi di interesse bassi, che invece sono messi a rischio dall'inflazione».

D'Onofrio: «Se guardo ai prossimi dieci anni ci sono più opportunità che rischi. L'economia non è una scienza esatta: uno stato con istituzioni credibili può permettersi debiti elevati, basta guardare il Giappone dove il debito è del 250%

La differenza fra la gestione della crisi del 2008 e quella della pandemia è stata la politica fiscale: gli stati sono stati costretti a fare delle politiche fiscale estremamente espansive. E l'Italia è uno dei paesi che beneficeranno di più di questo cambio di politiche: vediamo a cosa hanno portato 30 anni di mancanza di investimenti nel nostro paese L'unico modo per sostenere il debito è avere dei tassi di interesse bassi

La valuta digitale, che stanno studiando le banche centrali, potrebbe eliminare il contante con vantaggi che non possiamo nemmeno immaginare».

Capuzzo: «C'aspettavamo un rimbalzo e il rimbalzo c'è stato. Le vendite sono cresciute del 15% per il mercato interno ed europeo e del 18% per il mercato extra-UE. A Vicenza la prima provincia per export pro-capite: il Veneto è una regione che sta dando dei segnali che ci rendono contenti. L'aumento delle vendite però va analizzato: non tutti i settori hanno avuto lo stesso trend. L'automotive in particolare sta soffrendo, a causa della carenza di materie prime e semilavorati, anche perchè impedisce di fare programmazione. Speriamo che il trend di crescita attuale sia sostenibile, ma dei dubbi li abbiamo: in primis materie prime e costo e affidabilità dei trasporti. Dobbiamo capire se riusciremo ad adattarci alla nuova realtà e tornare ad una globalità più locale, con stabilimenti più piccoli ma più diffusi»

Montanari: «Il covid ha portato ad accelerare alcune situazioni, con il dilemma del materiale contro l'immateriale. Il perimetro del secondo negli ultimi anni si è allargato a detrimento del primo. Questi vasi comunicanti si sono rotti. Da un lato siamo iperconnessi grazie al mondo immateriale, da l'altro l'innovazione richiede tempo e investimenti e abbiamo capito che la supply chain per la realizzazione di alcuni materiale è molto lunga. Gli attori principali a livello mondiale sono localizzati in un duopolio geografico, dove purtroppo l'Italia conta poco, e hanno investito in materiali come cavi sottomarini e silicio».

Riccardo Verzè