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pallone Argento

Alessandro Corso, fra libri e pallone: «Esterno? Chiamatemi terzino»

di Luca Sguazzardo
Alessandro Corso dell'Oppeano
Alessandro Corso dell'Oppeano
Alessandro Corso dell'Oppeano
Alessandro Corso dell'Oppeano

La lista dei bravi ragazzi del Pallone d’Argento si allunga con Andrea Corso, terzino destro dell’Oppeano in Promozione.

Anche lui ha le idee ben chiare per il suo futuro, «è per quello che mi sono iscritto a scienze motorie a Ferrara. Primo perché mi piace lo sport e voglio rimanere nell’ambiente dopo che avrò finito di giocare a calcio. Secondo, perché come dice mio papà bisogna sudare adesso per vivere meglio in futuro».

Capito il ragazzo di Bonavicina? Anche lui è «un terzino, perché così mi hanno insegnato i miei allenatori. Non esistono esterni bassi o esterni alti: ci sono i terzini e davanti le ali». E così che Andrea inizia a Bonavicina, per poi passare ben 6 anni a Legnago e da due stagione è all’Oppeano, «dove si sta bene e quest’anno abbiamo giocato una stagione al limite della perfezione vincendo il campionato. Dove la differenza l’ha fatta lo spogliatoio e tutto il gruppo tra giocatori e dirigenti che volevano fortemente questo traguardo».

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Anche perché il presidente Luca Agnolin ha promesso che nella prossima stagione in Eccellenza l’Oppeano vuole assolutamente fare bene, ovviamente arrivare alla salvezza il prima possibile. Nella classifica del Pallone d’argento Andrea ha poco più di mille voti, «frutto del lavoro costante dei miei genitori, della mia ragazza Jessica con sua mamma e degli amici che girano imperterriti a raccogliere le schede da portare in redazione a L’Arena. Però puntiamo in alto. È una iniziativa molto bella e positiva perché da la possibilità a noi ragazzi giovani di mettersi in mostra e di far conoscere la realtà del calcio dilettantistico veronese».

Detto della sua passione per l’Hellas Verona, ci sarà pure un giocatore a cui ispirarsi. Andrea ci pensa un attimo e poi ti butta lì semplicemente un «Phil Foden del Manchester City per le sue caratteristiche tecniche. Per la serietà e la voglia di migliorare in continuazione. Anche se non è il mio ruolo, in lui mi riconosco appieno». Ma ci sono anche altre persone da ricordare. Come gli allenatori «che nella mia breve carriera mi hanno valorizzato. Manuel Segala, Michele Cherobin, Alessandro Montorio e Andrea Corrent che in questa stagione mi ha permesso di vincere un campionato importante come la Promozione»

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