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l'allarme siccità

Acqua, dal Trentino un altro no. Giovedì si decide sul commissario

di Luciano Scarpetta
La crisi si sta aggravando. Il segretario della Comunità del Garda: «Già un successo mantenere i livelli a 45 centimetri». Appello per far slittare in avanti l’apertura della stagione irrigua già fissata per il primo aprile
Preoccupano il livello del lago di Garda e dell'Adige
Preoccupano il livello del lago di Garda e dell'Adige
Preoccupano il livello del lago di Garda e dell'Adige
Preoccupano il livello del lago di Garda e dell'Adige

Tra decreti annunciati da un mese dal Consiglio dei Ministri non ancora all’ordine del giorno e tavoli di lavoro organizzati praticamente a ogni livello istituzionale, passano le settimane e la crisi idrica si aggrava. Fino alla fine del mese non sono in arrivo perturbazioni degne di questo nome e giunti a questo punto, a meno di veri ed autentici miracoli (dovrebbe piovere quasi due mesi di fila per azzerare il deficit idrico accumulato fino ad ora), la situazione pare irrecuperabile.

«Nell’immediato se non piove non c’è nulla da fare», afferma senza girarci troppo intorno il segretario della Comunità del Garda Pierlucio Ceresa, «un mese fa in occasione del primo vertice organizzato a Peschiera con i vertici di AIPo e i rappresentanti dei Consorzi irrigui di valle avevamo gettato le basi per definire collegialmente una linea d’azione condivisa e a fine marzo ci ritroveremo per fare le prime valutazioni. In un mese però non è piovuto e alla resa dei conti è già stato tanto mantenere il livello del lago tra i 45 e i 47 cm sopra lo zero idrometrico».

Il via della stagione irrigua

Non certamente la misura ideale per iniziare la stagione irrigua, considerato che lo scorso anno alla stessa data del 19 marzo il bacino si attestava a +104 cm contro i +47 cm di ieri (19 marzo) alle 9 per un invaso “pieno” al 37%. «Sulla carta l’apertura della stagione irrigua è fissata al 1 aprile ma quest’anno viste le condizioni mi auguro che la data possa slittare», auspica Ceresa, «se si apre subito (adesso i deflussi dalla diga di Salionze sono ridotti al minimo sindacale di 8 metri cubi al secondo a fronte di afflussi a 4 metri cubi al secondo) non si va lontano».

La Regione Lombardia lo scorso febbraio, ricordiamo, ha limitato ulteriormente il deflusso di acqua dal lago verso il Mantovano sperando di fermarne la decrescita, accordandosi con i concessionari idroelettrici e Terna, il gestore nazionale del sistema, per lo stop delle attività di alcune centrali. Tutto mentre il Po con i suoi 604 metri cubi di portata ha un livello che non raggiunge nemmeno la metà della media storica.

Giovedì prossimo, 23 marzo, dovrebbe essere la volta buona nel Consiglio dei Ministri per l’inserimento all’ordine del giorno del decreto siccità e l’annuncio del Commissario destinato a gestire l’emergenza. La speranza di piogge tra aprile e maggio rimane immutata, ma già adesso con le prime misure di razionamenti di acqua nelle regioni del bacino del Po, la stagione, commissario o non commissario pare compromessa.

Si dovrà lavorare per salvare il salvabile, magari provando a pianificare soluzioni nel lungo periodo. Impresa forse ancora più ardua, considerato che se ne parla da decenni ad ogni stagione critica, rimandando poi tutto con l’arrivo delle prime piogge.

Il Trentino: no agli aiuti alle regioni vicine

A complicare ulteriormente una situazione già complessa, arriva la posizione del Trentino con un altro “no“ agli aiuti verso le regioni vicine. La posizione era emersa già nei mesi scorsi quando si preannunciava una stagione allarmante per le risorse idriche. Ora il vicepresidente della Provincia autonoma Mario Tonina ha ripetuto che, in caso di siccità prolungata, il Trentino procederà a razionare le risorse idriche ma soprattutto non darà più aiuti «ai vicini», in altre parole al Veneto e alla Lombardia.

«Il Trentino lavora bene», ha dichiarato Tonina, «ma non tutte le altre Regioni fanno lo stesso. Eppure in passato abbiamo offerto la nostra solidarietà a Veneto e Lombardia che nel 2022 senza la nostra acqua non avrebbero potuto raccogliere diverse produzioni. Ma non possono più pretendere che noi li aiutiamo solamente, abbiamo anche noi le nostre esigenze per l’idropotabile, l’agricoltura, l’idroelettrico e anche il turismo».