Arrampicata

Sofia Bellesini sempre più in alto: l'orizzonte sono le Olimpiadi

Sofia Bellesini in azione e durante una premiazione
Sofia Bellesini in azione e durante una premiazione
Sofia Bellesini in azione e durante una premiazione
Sofia Bellesini in azione e durante una premiazione

Da piccoli siamo tutti un po’ ragnetti: corriamo di qua, saltiamo di là, ci arrampichiamo su alberi e muri, cadiamo e ci rialziamo, nessuno ci ferma. Cresciamo, e solo i prescelti diventano campioni. 
Come Sofia Bellesini, che a 16 anni ha mantenuto la velocità di uno spider (che di zampe ne ha otto) e l’audacia di quando bambina saliva sulla parete di roccia facendo leva su mani e piedi. 
Oggi nello speed, specialità dell’arrampicata sportiva, non solo è campionessa europea e numero due mondiale fra le giovani, ma può immaginarsi ai Giochi di Parigi 2024 fra le stelle della velocità. E a Bologna ha conquistato la quarta tappa di Coppa Italia. «Una convocazione che non mi aspettavo, utile come preparazione alla Coppa del mondo di Edimburgo di venerdì prossimo, la mia prima volta fra i big», dice Sofia, impegnata anche nella qualificazione al liceo sportivo Galilei, passaggio scolastico più affine alla sua identità, dopo aver salutato i compagni del Messedaglia. 

 

Leggi anche
Tondini, la montagna si fa leggenda: «Non abbiate paura di sognare»

 

Vice campionessa mondiale a Dallas, sulla parete di 15 metri ci ha impiegato 7”98 prima di pigiare sul sensore e fermare il tempo, superata dalla francese Manon Lebon (7” 50), terza la giapponese Ai Takeuchi (8” 41), venticinque le atlete presenti. «Era da parecchio che volevo vincere una medaglia, conoscevo poco le americane e le giapponesi ma dopo l’oro europeo di Augusta in Germania con l’8 tondo tondo ho capito che avrei potuto gestire la gara». 
L’abbiamo vista fra le azzurre ai recenti campionati continentali di Monaco (undicesima in 7”79), immagini trasmesse dai canali della Rai a indicare quanto l’arrampicata sportiva sia una disciplina che ha messo radici nello sport, non più di nicchia. 
«Ero piccolina quando lo zio, Paolo Baldo che è guida alpina, mi fece scoprire l’arrampicata sportiva in Trentino», ricorda. 
Dall’indoor la conferma: paura zero e forza naturale. 

 


Quattro stagioni al King Rock, il passaggio all’Arco Climbing a Trento salendo sul podio italiano di categoria, il rientro nella palestra lupatotina a causa della pandemia, ora si sposta fra Milano, Trento e Reggio Emilia, e sulle falesie dei Lessini e sulle Dolomiti. Nelle trasferte l’accompagna mamma Maja Peroni, Sofia si fa aiutare da un team torinese di allenatori. 
I suoi allenamenti, quattro sedute la settimana di tre ore, non comprendono pesi. «Lavoro sul corpo libero e sulla mia forza naturale, gioco molto di testa, di concentrazione. Nello speed ogni minimo errore si paga caro ed è difficile poi recuperare, io riesco a controllare le mie emozioni e i pensieri». Venerdì è il primo grande appuntamento fra i grandi nella Coppa del Mondo di Edimburgo dopo l’Europeo di Monaco. «In Germania l’obiettivo era confrontarmi con avversarie che vantano un personale migliore del mio (7”74 il suo) per farmi così un’idea per i prossimi appuntamenti. Parigi? Ho due anni per prepararmi». 
Fra un po’ scoprirà i nuovi compagni di classe del Galilei, e nel ranking dell’arrampicata sportiva le stelle della velocità. «Grazie ai risultati in Coppa Europa giovanile ho vinto il circuito generale della manifestazione, mvp del Vecchio Continente». 

Anna Perlini