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Caro energia, case di riposo allo stremo

Anziani Nel Veronese ci sono 72 case di riposo, tutte alle prese con i rincari delle bollette
Anziani Nel Veronese ci sono 72 case di riposo, tutte alle prese con i rincari delle bollette
Anziani Nel Veronese ci sono 72 case di riposo, tutte alle prese con i rincari delle bollette
Anziani Nel Veronese ci sono 72 case di riposo, tutte alle prese con i rincari delle bollette

Pagamenti dilazionati, gruppi di acquisto, cordate per aderire a un unico gestore, economie e utilizzo di avanzi di bilancio. Le 72 case di riposo veronesi fronteggiano così un’altra nottata da passare. Dopo il covid, c’è il caro bollette. Conti triplicati. Ma, inimmaginabile, questa nottata preoccupa ancora di più: «Duriamo ancora qualche mese poi siamo finiti». Lo dicono dall’Est all’Ovest della provincia, dalle strutture pubbliche a quelle private. «Siamo molto spaventati. O arriva qualche provvedimento in nostro aiuto o le strade sono due: alzare le rette a livelli inarrivabili devastando le famiglie o aprire un buco nei bilanci e chiudere le strutture», non fa giri di parole, Manuela Tomasi, presidente della casa di riposo di Villafranca e coordinatrice della Conferenza delle Ipab che riunisce dieci strutture pubbliche per anziani per 1.100 posti letto, tra Villafranca, Sommacampagna, Nogarole Rocca, Bussolengo, San Pietro in Cariano, Caprino, Malcesine, Monteforte d’Alpone, Cerea e Villa Bartolomea. Il gruppo sta cercando di unire le forze per acquistare l’energia: «Ci stiamo incontrando per organizzare dei gruppi di acquisto. Abbiamo già parlato con un consorzio», continua Tomasi. «Ma serve una programmazione politica perché siamo un problema non minore. Parliamo di migliaia di anziani dei quali, se chiudiamo, le famiglie non sapranno farsi carico e questo si ripercuoterà sul sistema sanitario, perché si rivolgeranno ai Pronto Soccorso e agli ospedali». È una voragine quella che si sta aprendo nei bilanci delle case di riposo. Un esempio: la Morelli Bugna di Villafranca ha pagato 66mila euro di bolletta energetica a luglio. Nello stesso mese del 2021 erano ventimila. «Più che triplicati. È un dramma paragonabile al covid, ma a questo tsunami non reggeremo. Per qualche mese andremo avanti solo perché abbiamo un bilancio sano e abbiamo accantonato dei fondi. Ma quando non ce la faremo più, dovremo ritoccare le rette e incideremo sulle famiglie che già pagano cifre non leggere e sui loro bilanci già in crisi. Non oso immaginare». È una via obbligata: «Abbiamo dipendenti da pagare e non possiamo abbassare di un grado la temperatura di ambienti vissuti dagli anziani, né rinunciare all’aria condizionata». Comprese le 72 case di riposo, sono un’ottantina le strutture che si prendono cura tra città e provincia di oltre cinquemila anziani e di tremila disabili. La situazione si complica ancor di più se si tiene conto che la richiesta di accesso alle case di riposo è in aumento. Non va meglio nelle strutture private e non profit che già una decina di giorni fa avevano lanciato un appello chiedendo al Governo di essere considerate nelle maglie dei decreti Ristori e Aiuti. Perché le strutture per anziani e disabili non sono contemplate come imprese né come realtà sanitarie, e vivono in un limbo che le taglia fuori dalla possibilità di sostegni. L’Uneba, l’associazione che riunisce i centri non profit, ha su questo fatto un appello nazionale. «Ci sia un occhio di riguardo per le nostre strutture», chiede Elisabetta Elio, direttore generale della fondazione Pia Opera Ciccarelli onlus (che conduce 16 residenze tra città e provincia) e presidente provinciale e vice regionale dell’Uneba. «Qualche centro ha ottenuto la rateizzazione delle bollette, per evitare una crisi di cassa, ma i bilanci saranno negativi. Reggiamo solo perché non partiamo da zero, ma se va avanti così in pochi mesi siamo finiti. Serve una risposta dal Governo». Ma c’è un altro tema sul piatto: «Occorre prorogare il decreto che autorizza al ricorso di infermieri stranieri perché questo scadrà a dicembre e se non viene rinnovato ci lasceranno 500 lavoratori». Guarda con preoccupazione alla situazione anche l’Ulss9: «A rischio c’è la vita di queste strutture. Occorrono contributi straordinari come quelli arrivati dal Governo ed erogati dalle Regioni in tre tranche durante il covid», spiega il dirigente dei servizi sociali, Raffaele Grottola. «Non risolveranno la situazione, ma almeno faranno respirare gli enti».•.

Maria Vittoria Adami

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