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le motivazioni della sentenza in appello

Morte di Greta e Umberto: «Kassen era ubriaco e l’amico lo sapeva. Lo fece guidare per scaricare ogni responsabilità»

di Mario Pari
Depositate in tribunale le motivazioni della sentenza di secondo grado che ha confermato le condanne ai due turisti tedeschi: erano alla guida del motoscafo che nel giugno del 2021 travolse l'imbarcazione con a bordo i due giovani, uccidendoli. Sottolineato in maniera marcata lo «stato di ubriachezza-ebbrezza» dei tedeschi

«Ma anche ipotizzando che Teismann fosse dormiente durante la navigazione dal sogno sino al momento del sinistro e dando comunque per presupposto che egli non fosse co-conduttore, ma mero soggetto trasportato, ciò che supera tutti i rilievi difensivi è il fatto che l’imputato, palesemente ebbro, all’evidente e sciagurato scopo di scrollare da sé ogni responsabilità che avrebbe potuto derivare da una sua personale guida del motoscafo in tale condizione, al momento della partenza dal ristorante, affidava la guida dello stesso a colui che ben sapeva versare nel medesimo stato».

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E ancora: «A ciò si aggiunge che» Teismann «la sera del tragico fatto poneva anche in navigazione un mezzo (pacificamente di sua proprietà) che non era dotato di una fanaleria tecnicamente idonea per la navigazione notturna».

Le motivazioni 

Il «tragico fatto», a cui si fa riferimento nelle motivazioni del processo d’appello, è l’incidente nautico in cui la sera del 19 giugno 2021, nel golfo di Salò, persero la vita Greta Nedrotti, 24 anni, e Umberto Garzarella, 37 anni. Il gozzo su cui si trovavano venne investito dal «Riva» di proprietà di Cristian Teismann e condotto dall’amico Patrick Kassen.

I due turisti tedeschi quel giorno erano nella zona di Salò per il passaggio della Mille Miglia dal centro gardesano: dopo cena, l’incidente mortale.

Condanne e conferme

Nel corso del processo di primo grado Kassen è stato condannato a 4 anni e 6 mesi, mentre Teismann a 2 anni e 11 mesi. Le condanne sono state confermate in appello e ora sono state depositate le motivazioni della sentenza di secondo grado. Ampio spazio viene dedicato allo «stato di ubriachezza-ebbrezza degli imputati». Secondo la corte sono «infondate» le «doglianze difensive» finalizzate a contestare quanto sostenuto in primo grado dal tribunale e cioè che al momento dell’impatto con il gozzo i due imputati fossero in condizioni di ebbrezza o ubriachezza.

Questo, secondo la corte d’appello, sulla base di testimonianze, ma non solo. Ci sono le copie forensi dei cellulari in cui gli imputati vengono fotografati mentre brindano, seduti con bicchieri di vino, mentre si fanno versare del vino da una cameriera.

La dinamica dell'incidente

Nelle motivazioni viene quindi ricostruita la dinamica dell’incidente. Innanzitutto, la velocità del Riva che sulla base delle ricostruzioni accusatorie sarebbe stata di circa 20 nodi, quattro volte superiore quindi a quella consentita dalla legge nelle ore notturne.

Ci sono poi «i danni riscontrati sulle imbarcazioni coinvolte (non confutati dalle difese) che danno conto di un impatto importante e quindi del tutto compatibile con una velocità assai elevata». Le violazioni di Kassen, secondo la corte, «sono tutte in nesso di causa con il sinistro, compreso lo stato di ubriachezza o quantomeno di ebbrezza alcolica, foriero di una condizione di significativo obnubilamento e di rallentamento psicomotorio indotto dall’abbondante alcol ingerito che impediva l’esecuzione di manovre di emergenza concretamente fattibili».

E «va decisamente esclusa l’ipotesi alternativa proposta dalla difesa Teismann secondo cui il sinistro si sarebbe verificato non a causa di un rallentamento psicomotorio di Kassen indotto dall’alcool, bensì in ragione di una omessa o difettosa individuazione del lancione».

Con riferimento a Umberto e Greta la corte d’appello stabilisce invece che «è dunque fondato affermare che gli occupanti del lancione non erano in grado di vedere le luci di navigazione del Riva, vuoi perché offuscate dai fari di murata vuoi perché addirittura non visibili a causa dell’altezza della prua assunta dal Riva alla velocità di 19-20 nodi».

Una sentenza che quindi motiva senza mezzi termini la conferma delle condanne dei due turisti tedeschi.

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