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san bonifacio

Intrusioni nel vecchio ospedale, l'allarme degli esercenti: «Va garantita la sicurezza»

Allarmati gli esercenti di viale Trieste per il viavai attraverso un varco nella recinzione. Appello dei candidati sindaci
Recinzione rotta, da qui l’accesso all’edificio del vecchio ospedale FOTO DIENNEFOTO
Recinzione rotta, da qui l’accesso all’edificio del vecchio ospedale FOTO DIENNEFOTO
Recinzione rotta, da qui l’accesso all’edificio del vecchio ospedale FOTO DIENNEFOTO
Recinzione rotta, da qui l’accesso all’edificio del vecchio ospedale FOTO DIENNEFOTO

Occupazioni a San Bonifacio: l’allarme ora si sposta al vecchio ospedale, da aprile proprietà del Comune. «Il viavai è iniziato a settembre, prima qualche singolo, poi gruppetti di persone. Hanno aperto un varco nella rete sul lato del vecchio pronto soccorso», segnalano gli esercenti delle attività che si affacciano su viale Trieste, come l’ospedale.

«Alcuni di questi sono stati sorpresi mentre, con il cacciavite, armeggiavano attorno ad alcune auto in sosta, cacciavite mostrato poi come minaccia. Il proprietario di un furgone», continuano, «pare abbia trovato una di queste persone nel suo mezzo».

L'area del vecchio ospedale a rischio degrado

In seconda battuta viene espressa la preoccupazione che, dopo la demolizione del vecchio ospedale, passi molto tempo prima di veder riqualificata l’area e ci sia quindi il rischio di degrado. Andando sul posto, il varco nella rete c’è eccome: c’è stata messa davanti una transenna, ma basta spostarla. Un tentativo è stato fatto anche su una delle grate che impediscono l’accesso all’area dei vecchi poliambulatori.

Appello al Comune

L’allarme occupazione è diventato un passaparola che ha spinto Fulvio Soave (candidato sindaco di San Bonifacio domani) e Maicol Faccini (candidato sindaco di Salviamo San Bonifacio) a sollevare il problema chiedendo che il Comune intervenga prima che la situazione sfugga di mano. «In attesa della riqualificazione dell’area», chiede Soave, «ne vanno garantite sicurezza, pulizia e decoro. Da quando il Comune è diventato proprietario è stato dismesso l’allarme che controllava l’area e fungeva da deterrente». 

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Più energici i toni di Faccini che ribadisce che sul tema degli irregolari «la situazione è fuori controllo» e parla di «segnalazioni quotidiane di fastidi e difficoltà creati alle attività commerciali».

La risposta del sindaco: «Nell'ultimo mese quattro controlli, senza esiti»

Ridimensiona di molto il sindaco Giampaolo Provoli, a partire dal fatto che «la centrale elettrica funziona e quindi, in tema di allarmi, non è cambiato nulla». «I controlli continuano come quando la proprietà era dell’Ulss», spiega, «e a fronte di segnalazioni di un tentativo di intrusione, tre settimane fa, l’indomani è stato approntato un controllo che non ha portato a nulla. Nell’ultimo mese sono stati quattro i controlli, uno congiunto carabinieri e Polizia locale, con zero esiti. La sicurezza dell’area, che non è abbandonata visto che è ancora funzionante la neuropsichiatria infantile (in attesa di trasloco), e il rischio occupazioni sono la prima preoccupazione che ho assieme a quella di affiancare la parrocchia ortodossa nel trasferimento in un altro luogo».

Verso la demolizione e il parco pubblico

La demolizione, stando a Provoli, non si farà attendere. Spiega il sindaco: «Proprio verso la fine della nuova settimana faremo il punto sulla caratterizzazione ambientale, cioè il censimento dei materiali presenti sui 70 mila metri cubi di costruito: la prima buona notizia è che le tre cisterne presenti sono a tenuta e quindi non si è verificata nessuna infiltrazione nel terreno. Abbiamo già stanziato le risorse per rimuoverle e credo che l’intervento verrà fatto entro i primi venti giorni di marzo».

«In contemporanea», annuncia il primo cittadino, «appronteremo il capitolato per il primo stralcio dell’abbattimento». Il futuro dell’area, come deciso, sarà a parco pubblico, «un polmone verde da 30 mila metri quadrati attrezzato per tutte le età e con un chiosco. L’esperienza vissuta con parco del Donatore dimostra che un’area fruibile e frequentata fa da deterrente a chi abbia altre intenzioni».

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Paola Dalli Cani

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