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l'idea

«Growing Peace», un ulivo nel Palazzo di Vetro dell’Onu

di Marta Bicego
Mostra della tregnaghese Federica Dal Forno a New York: un video emozionale e l’antico albero raccontano la necessità di «coltivare la pace»
L'ulivo all'interno della mostra nel palazzo di vetro dell'Onu, a New York
L'ulivo all'interno della mostra nel palazzo di vetro dell'Onu, a New York
L'ulivo all'interno della mostra nel palazzo di vetro dell'Onu, a New York
L'ulivo all'interno della mostra nel palazzo di vetro dell'Onu, a New York

Un ulivo con radici italiane e storia antica. L’idea di collocarlo nel Palazzo di Vetro dell’Onu è della tregnaghese Federica Dal Forno, che ha curato il progetto della mostra multimediale «Growing Peace», in corso fino al 28 aprile a New York.

Pannelli didattici con testi e fotografie, un video emozionale e l’antico albero raccontano la necessità di «coltivare la pace».

L’occasione la offre il centenario dell’Aeronautica Militare che ha organizzato l’evento, con il Ministero della Difesa, per testimoniare il contributo dato dalle aviatrici e dagli aviatori italiani nel portare la pace nel mondo, dai Balcani all’Africa e dal Medio Oriente all’Asia. Con l’Italia che è il primo contributore, in termini di truppe, tra i Paesi occidentali.

«Simbolo dell’esposizione è un albero che ha 70 anni di vita, tanto lunga è la partecipazione dell’Aeronautica Militare alle operazioni di peacekeeping», spiega Dal Forno, che ha curato il progetto da Roma, dove ora vive, coordinandolo a distanza l’allestimento. Con non poche difficoltà, ad esempio nel trasporto dei materiali oltre oceano.

Non a caso, scende nel dettaglio la curatrice, «l’albero scelto è un ulivo, che simboleggia la pace e dopo la mostra resterà a New York». Attorno a questo concetto ruota l’esposizione, prosegue, «che è un’esortazione a prendersi cura dei semi di pace che sono stati sparsi nei vari territori del mondo».

A riassumere questo auspicio sono anche le immagini del video creato dalla stessa tregnaghese: un invito a prendersi qualche istante di silenzio per volare idealmente al fianco dei tanti connazionali partiti in missione, alcuni ritornati a casa mentre altri continuano a volare tra le nubi di un cielo infinito. E poi riprendere il volo, con lo stesso sogno di pace nel cuore, unito a determinazione e motivazione.

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