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Rapina a Mezzane

«Ci hanno picchiati e imbavagliati con il nastro adesivo: ero convinta di morire»

di Giampaolo Chavan
La coppia di coniugi aggredita in casa da una banda di malviventi racconta l'incubo vissuto
La Villa a Mezzane di Sotto finita nel mirino dei banditi che hanno tenuto in ostaggio per diversi minuti i coniugi Bellorio nella prima mattinata di due giorni fa
La Villa a Mezzane di Sotto finita nel mirino dei banditi che hanno tenuto in ostaggio per diversi minuti i coniugi Bellorio nella prima mattinata di due giorni fa
rapina in villa (Telearena)

«Ero convinta di morire. I banditi avevano gli occhi fuori dalle orbite, sembravano posseduti dal demonio e continuavano a picchiarci. Botte gratuite: gli avremmo dati tutti i nostri soldi pur di non vivere quei momenti così terribili».

Due giorni fa, Mariella Erbice ha parlato così con il figlio Alessandro dopo la rapina. «Si è finta anche morta pur di evitare le botte», rivela ancora, «solo quando i banditi hanno verificato che respirava ancora, hanno deciso di andarsene per evitare conseguenze ancor più gravi».

L'incubo a Mezzane di Sotto

Ieri poco dopo mezzogiorno, a poco più di 24 ore dalla rapina in casa in via Villa 20 a Mezzane di Sotto, si respirava ancora un’atmosfera di grande agitazione per l’assalto nella casa dei coniugi Bellorio. Una rapina in casa durata almeno mezz’ora è emerso ieri anche se per i dettagli bisognerà attendere la conclusione delle indagini.

 

Le preoccupazioni per le condizioni di salute dei due coniugi si sono placate ieri nel primo pomeriggio quando si è diffusa la notizia che signora Erbice era stata dimessa mentre per il marito proseguono gli accertamenti nell’ospedale di San Bonifacio. Si deve verificare che non ci siano ulteriori conseguenze come emorragie interne per i colpi subito sia sull’addome con la frattura di alcune costole che sul capo.

Volti tumefatti, mandibola e costole fratturate

Le conseguenze sono comunque ben visibili sui volti delle vittime dell’assalto in casa: «Mi ricordo i visi dei miei genitori a pochi minuti dalla rapina: i volti erano tumefatti gli occhi erano simili a due piccole fessure».

Botte a non finire per i due coniugi di 74 e 68 anni fino a spaccare la mandibola della signora Erbice. «Domani dovrà proseguire gli esami alla mandibola nel reparto maxillo facciale di Borgo Roma», fa sapere ancora il figlio. Come se non bastasse alla madre sono stati applicati punti di sutura sutura sulle labbra: «Le hanno tirato pugni anche in bocca», è emerso anche ieri.

Ieri sono emersi altri particolari sul colpo effettuato nella villa dei coniugi Bellorio. Oltre ad aver legato le mani alle due vittime, i banditi hanno passato il nastro adesivo anche sulla bocca con sei giri. Di più: hanno bloccati anche i piedi. «Non potevamo rispondere alle loro richieste di «money (soldi in inglese utilizzato dai malviventi per sviare le vittime sulla loro reale provenienza) perché avevano il nastro adesivo sulla bocca e non potevano nemmeno respirare, figurarsi parlare». 

Non si sa esattamente quanto i coniugi Bellorio siano rimasti in balia della follia dei loro rapinatori: «Forse i malviventi se ne sono andati via alle 8.30 quando hanno capito che mia madre e mio padre potevano subire seri danni alla salute». È stata la signora Erbice a riuscire ad aprire la porta alla signora che l’aiuta nelle faccende domestiche. È strisciata sul pavimento fino a raggiungere la porta d’ingresso e ad aprire la porta, Una volta liberata dal nastro adesivo, ha chiamato la figlia Stefania che come Alessandro non vive più nella casa di Mezzane di Sotto. 

Le indagini

I carabinieri di Verona stanno lavorando a pieno ritmo sul caso. Sono tantissimi gli scogli da superare. I militari dell’Arma stanno raccogliendo tutte le immagini raccolte dalle telecamere anche di case e negozi vicini per arrivare ad identificare l’auto dei banditi. Non sarà facile. Per quanto la strada provinciale di Mezzane di Sotto non sia molto battuta dagli automobilisti, ci sono comunque parecchie vetture in transito a quell’ora.

In realtà tra gli investigatori si respira un’aria di ottimismo sull’esito delle indagini. Il 90 per cento di questi casi vengono risolti con l’identificazione dei ladri. Resta da capire come mai i malviventi si sono indirizzati proprio verso la casa dei coniugi Bellorio. «Ce lo stiamo chiedendo anche noi», ha rivelato ieri Alessandro Bellorio. E una spiegazione potrebbe esserci: «Mio padre, ora in pensione, ha lavorato per anni nel settore dell’edilizia. Forse c’è stato qualche carpentiere dell’est che conosceva la sua situazione economica e l’ha riferito qualche malintenzionato».

Malviventi ben organizzati

Ciò che appare certo è che non si è trattato di una rapina improvvisata. I malviventi sapevano come muoversi, sapevano anche che non era in funzione il sistema d’allarme. Qualcuno gliel’ha riferito? È un altro nodo da sciogliere in questa indagine.
C’è però tanto sconforto e amarezza tra i due coniugi vittima di una rapina tanto violenta quanto assurda: «I miei genitori non vogliono più tornare a vivere nella loro casa a Mezzane».

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